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CRISI CEREALICOLA: GIE-CIA CEREALICOLO IN AUDIZIONE A COMMISSIONE AGRICOLTURA CAMERA

Martedì, 19 luglio 2016

Leonardo Moscaritolo,coordinatore nazionale GIE-CIA cerealicolo In attesa del tavolo tecnico sulla crisi cerealicola convocato per domani a Roma dal Ministro Martina il coordinatore nazionale GIE (Gruppo Interesse Economico) cerealicolo e dirigente regionale della Cia Leonardo Moscaritolo ha partecipato ieri all'audizione in XIII Commissione Agricoltura della Camera, consegnando un documento di proposte al Presidente della stessa on. Sani.

Queste in sintesi le proposte prioritarie per affrontare il crollo dei prezzi (un quintale di grano duro è pagato 18 euro al produttore)che colpisce i cerealicoltori italiani: velocizzare l’attuazione delle misure annunciate nel Piano cerealicolo nazionale con provvedimenti mirati che possano andare incontro alle esigenze degli agricoltori come ad esempio potenziare i centri di stoccaggio e favorire una maggiore aggregazione dell’offerta; incentivare accordi e contratti di filiera capaci di garantire una più equa ridistribuzione del valore; proseguire la massima trasparenza delle borse merci con un ruolo maggiore dei rappresentanti degli agricoltori; rendere più trasparente la valutazione di mercato facendo diventare obbligatoria (e non facoltativa) la comunicazione delle scorte da parte degli operatori commerciali ed industriali; verificare presso il Ministro dell’Agricoltura la possibilità di sospendere temporaneamente le autorizzazioni alle importazioni in regime d TPA (traffico di perfezionamento attivo) per evitare ulteriori speculazioni; impegnarsi affinchè la PAC, oggi in periodo di revisione, possa incentivare strumenti come i fondi mutualistici per la stabilizzazione del reddito.

“Con il presidente della Commissione on. Sani – riferisce Moscaritolo – abbiamo concordato sulla priorità di contrastare la caduta del prezzo del grano duro, che rischia di indurre la progressiva marginalizzazione di questa coltura in un Paese che, paradossalmente, esporta il 50% della pasta che produce. Ma che importa più di 2 milioni di tonnellate di frumento duro (35%) su un fabbisogno annuo di poco più di 5 milioni di tonnellate, acquisendoli all’estero per lo più da Paesi appartenenti all’area del dollaro.

Il nuovo Piano Cerealicolo deve ancora essere approvato in via definitiva e, successivamente, dovrà essere applicato, nel frattempo i produttori si trovano in una situazione peggiore di quella già vissuta un anno fa. E’ necessario – dice ancora Moscaritolo - che il governo mostri la volontà, e abbia la necessaria determinazione, di intervenire anche in assenza di un piano nazionale di settore. Bisogna sostenere la redditività degli agricoltori”.
Per la Cia “il settore necessita di una diversa organizzazione di filiera, attraverso il sostegno della qualità, della ricerca applicata al settore agroalimentare, tutti elementi che possono aumentare il potere contrattuale della produzione rispetto alle industrie di trasformazione”. “Senza provvedimenti, per rientrare almeno dei costi di produzione, gli agricoltori saranno costretti a investire meno e quindi a realizzare un prodotto meno qualitativo. Se questo dovesse accadere, a perderne sarebbe tutto il sistema agricolo italiano e con esso il “made in Italy” di cui la pasta è il simbolo più importante”.

 
Cia e Turismo Verde: "Coltiviamo l'arte", gli agricoltori pugliesi e lucani custodi dei beni archeologici e culturali

Lunedì, 18 luglio 2016

Candidare gli agricoltori a "custodi" attivi del patrimonio storico-archeologico del territorio italiano, cominciando dalla tutela dei beni culturali e paesaggistici già presenti all'interno delle imprese agricole o situate nelle loro immediate vicinanze. È questo l'obiettivo di Turismo Verde e Cia-Agricoltori Italiani, rilanciato oggi a Castellaneta con l'iniziativa "Coltiviamo l'arte" che è stata promossa congiuntamente dalla Cia Puglia e Basilicata e da Turismo Verde.

"Vogliamo valorizzare quello che è un patrimonio storico-monumentale dal valore e dal potenziale inestimabile -ha sottolineato Alberto Giombetti, responsabile delle Relazioni esterne e territoriali di Cia-. Vogliamo riaprire i siti attualmente in disuso, come chiese, torri, masserie spesso in forte stato di abbandono, rendendoli fruibili e nuovamente accessibili al pubblico". Oggi infatti "l'Italia -ha aggiunto Giombetti- ha un oggettivo gap tra dotazione e capacità di conservazione, gestione e promozione del suo patrimonio. Per questo un ruolo fondamentale potrebbe essere affidato agli agricoltori che possono diventare le ‘sentinelle del bello' ma anche i promotori dei ‘valori territoriali'".

Basti pensare che sono 130 i paesaggi rurali artistici censiti, che su 51 siti Unesco (l'Italia ha il record mondiale) ben la metà sono in ambito rurale e che circa il 40% del patrimonio monumentale e il 60% di quello archeologico si trova in contesti non urbani.

Nel ruolo di custodi, gli imprenditori agricoli svolgerebbero sia un ruolo di vigilanza costante che di segnalazione e manutenzione del verde circostante. Una collaborazione che sfocerebbe anche in una maggiore offerta di servizi da fornire agli stessi ospiti delle aziende agricole e degli agriturismi interessati a visite guidate in siti di particolare interesse storico-artistico.

"Già ci stiamo muovendo su questa strada intraprendendo percorsi pilota con il Segretariato dei Beni culturali della Regione Emilia Romagna e presto si potrebbe estendere anche in Puglia e Basilicata -ha aggiunto Giombetti-. Il nostro obiettivo ultimo è quello di stipulare un protocollo d'intesa tra la Cia e il Ministero dei Beni culturali e ambientali e del turismo".

Ed è in quest'ottica che Turismo Verde e Cia hanno proposto oggi a Eva Degl'Innocenti, direttore del Museo nazionale archeologico del Marta di Taranto, e alla Soprintendenza regionale, il riordino della mostra archeologica "Dioniso: vite, vini e culti in Magna Grecia" e il suo trasferimento a Matera, proclamata Capitale Europea della Cultura 2019. La mostra di Dionisio nel capoluogo lucano apporterebbe -secondo le due organizzazioni- vantaggi e opportunità a livello turistico anche alle regioni circostanti in primis la Puglia, la Campania e la Calabria.

"Da anni portiamo avanti una battaglia per riconoscere all'agricoltore il ruolo di custode. Le sfide del futuro per l'Italia sono la difesa del paesaggio, dell'ambiente e del patrimonio storico-culturale e gli agricoltori hanno pieno titolo per svolgere questo ruolo che rientra nelle attività connesse proprie della multifunzionalità -ha ribadito nelle sue conclusioni il vicepresidente nazionale della Cia Alessandro Mastrocinque-. La Confederazione intravede all'orizzonte grandi spazi di fattibilità con vantaggi sostanziali sia in termini culturali che pratici ed economici, con siti riportati alla luce nel loro splendore, manutenuti adeguatamente, che genererebbero nuovo turismo -ha chiosato Mastrocinque- quindi indotto, economie e posti di lavoro".

Alla tavola rotonda sono intervenuti, tra gli altri: Antonella Docci, presidente Associazione Restauratori d'Italia; Salvo Barrano, presidente Associazione nazionale Archeologi; Francesca Sogliani, direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologi dell'Università di Bari; Daniel Dal Corso, direttore Gal Luoghi del Mito; Luca Braia, assessore alle Politiche Agricole e Forestali della regione Basilicata; Sandra Manara, Segretariato regionale del Mibact per l'Emilia Romagna; Giulio Sparascio, vicepresidente Cia Puglia e presidente nazionale di Turismo Verde; Donato Distefano, direttore Cia Basilicata.

Per Distefano “l’Agricoltura è il settore che va oltre la multifunzionalita, è un settore multideale in grado di garantire alla società cibo di qualità ma anche servizi essenziali e ricettivi. Gli agricoltori – ha detto – sono sentinelle del territorio, custodi del bello e quindi i protagonisti del turismo e della ricettività rurali che aprono e mettono a valore i siti di interesse archittettonico, ambientale, rurale e il paesaggio agrario. Per fare questo – ha detto il direttore della Cia lucana – occorrono una legge nazionale e una integrazione all'art 2135 del codice civile che aggiunga alle attività connesse all’attività dell’azienda agricola anche quella di custode dei siti e luoghi belli ricadenti nel territorio della propria azienda”. Distefano ha anche proposto di  creare dei percorsi del bello e del paesaggio agrario.

 
AGIA-CIA: Mangiare più frutta e verdura rende non solo le persone ma anche gli agricoltori più felici

Giovedì, 14 luglio 20016

Mangiare più frutta e verdura non solo rende le persone più felici - come suggerisce una nuova ricerca pubblicata dall'American Journal of Public Health - ma soprattutto gli imprenditori agricoli alle prese con il calo dei consumi e dei prezzi. Lo sostiene l’Agia (Associazione Giovani Imprenditori Agricoli) della Cia Basilicata che ha monitorato l’andamento delle quotazioni dei prodotti ortofrutticoli di stagione sui mercati all’ingrosso al 5 luglio scorso. Alcuni esempi significativi:  a Metaponto le albicocche hanno una quotazione di 0,48 euro/kg; le pesche a Matera 0,43 euro/kg; i fagiolini spuntano 1,10 euro/kg; le zucchine non vanno oltre lo 0,30 euro/kg; le melenzane 0,40 euro/kg. Quotazioni – si legge nella nota – che producono tra i produttori del Metapontino amarezza e scoraggiamento.

I ricercatori dell'Università inglese di Warwick, in collaborazione con l'Università di Queensland, in Australia – si legge nella nota dell’Agia – ci danno una mano indicando come un consumo fino a otto porzioni al giorno contribuisca, in modo proporzionale, a migliorare l'umore.
Nel sottolineare che lo studio è uno dei primi tentativi scientifici di esplorare le conseguenze sul benessere psicologico che frutta e verdura possono avere, al di là dei già noti benefici di salute nel ridurre, tra l'altro, il rischio di cancro, diabete e malattie cardiocircolatorie, l’Agia-Cia indica un’altra strada: sostenere il biologico affinché esca definitivamente dal ruolo "di nicchia" e diventi il nuovo paradigma produttivo, assumendo la connotazione di vero e proprio mainstream.

Un obiettivo e una sfida che Anabio-Cia persegue da anni perchè il sistema biologico  è capace di dare risposte: ai consumatori che vogliono qualità e genuinità; al pianeta, in termini di salvaguardia dell'ambiente; agli agricoltori, per il giusto reddito. Anche all'origine il "Bio" paga di più. Dall'analisi dei prezzi di alcuni prodotti appartenenti a diverse filiere, si evince che nel corso del 2015 si è registrata una crescita superiore a quella dei prodotti convenzionali. Le vendite "bio" crescono ininterrottamente da oltre dieci anni e che solo nella prima parte del 2016 hanno registrato un ulteriore incremento del 19% (dopo il +20% del 2015). Tradotto al consumo, vuol dire un fatturato pari a 2,1 miliardi di euro l'anno, che sale a 2,5 aggiungendo la voce "food-service" (ristorazione e bar). Ma anche dal punto di vista agricolo il biologico avanza: oggi sono quasi 50mila le aziende "bio" in Italia, pari a oltre l'11% della superfice coltivata, senza contare che la conversione colturale comporta, in fase produttiva, un taglio di circa il 25% di energia. E anche dal punto di vista dei prezzi sui campi, il biologico paga di più: in media nel 2015 il prezzo pagato ai produttori di latte è sceso del 13% mentre quello per il latte "bio" è aumentato del 14%. Anche per quanto riguarda il grano duro, nella media dell'anno, il prezzo all'origine di quello convenzionale è cresciuto dell'8%, quello "bio" ha guadagnato il +41%.

 

Per tutti questi motivi il Piano Strategico Nazionale per lo Sviluppo del Sistema Biologico, accompagnato dalle nuove misure del PSR 2014-2020, dovrebbe favorire la stipula di una vera e propria alleanza tra il modo produttivo e le istituzioni nazionali e regionali per favorire uno sviluppo del settore che sia armonico e coordinato e che permetta di raggiungere nel 2020 un incremento della superficie coltivata del 50% e un incremento del valore della produzione del 30%.

E' chiaro però –afferma il presidente nazionale della Cia Dino Scanavino- che per una reale affermazione del biologico "devono essere portate a soluzione le questioni relative alla semplificazione legislativa e amministrativa. Allo stesso tempo devono essere potenziare le attività di ricerca e innovazione, che sono fondamentali per lo sviluppo del settore al fine di contrastare ad esempio i cambiamenti climatici, che causano diminuzione di produttività". Solo così, con l'adeguata attenzione innanzitutto delle istituzioni, "il Piano  Strategico Nazionale potrà realmente diventare fattore di sviluppo- e consentire di costruire una nuova fase dell'agricoltura e dell'agroalimentare italiano".

 
OLIO: SOSTEGNO OPROL PER MARCHIO COLLETTIVO

Martedì, 12 luglio 2016

La strategia di tutela dell’olio extravergine lucano attraverso il percorso del marchio collettivo presentato oggi, strumento fondamentale per proteggere le nostre produzioni di qualità e al tempo stesso accrescere la remuneratività degli olivicoltori lucani, ha il pieno sostegno dell’Oprol (Organizzazione Produttori Olivicoli Lucani) che aderisce  alla Cia ed è associata all’organismo nazionale CNO (Consorzio Nazionale Olivicoltori). Lo afferma una nota dell’Oprol ricordando che è stato raggiunto il traguardo di un impegno che da anni perseguono gli olivicoltori della Maiatica e Ogliarola del Bradano (come varietà autoctone del materano) e l’Ogliarola del Vulture nel potentino insieme a ulteriori varietà minori di pregio.

Evidente che – sottolinea Paolo Carbone dell’Oprol - se imbottigli olio turco o tunisino spacciandolo per italiano lo puoi vendere a meno di 5 euro al litro, cacciando dal mercato chi rispetta le leggi e non truffa i consumatori. Quando abbiamo sostenuto l'approvazione in Parlamento del provvedimento cosiddetto "salva olio", quasi due anni fa, lo facemmo anche per contrastare gli agro-pirati che sventolano il tricolore italiano e poi spacciano, in Italia e all'estero, prodotto falso e potenzialmente pericoloso per la salute. La piaga della contraffazione e delle frodi sta determinando delle gravi conseguenze per gli olivicoltori sottoposti ad un processo di concorrenza non solo sleale, ma anche delittuosa. Si pensi ai tanti metodi utilizzati per taroccare l'olio tra i quali l'aggiunta di oli di sansa o di semi ad oli di oliva. Alla lunga, questo andazzo porta al declino del nostro settore ed all'abbandono dell'attività da parte dei produttori onesti che non hanno armi per difendersi. Noi di Oprol -si legge ancora nella nota- siamo in prima linea nel combattere queste operazioni di raggiro, rivolte non solo nei confronti dei produttori, ma chiaramente anche degli ignari consumatori".

L'Oprol inoltre sottolinea la necessità di  mettere in campo anche altre iniziative per debellare tali fenomeni, tra cui una campagna di sensibilizzazione dei consumatori e dei responsabili di acquisto, i quali devono essere messi in condizioni di riconoscere l'autentico olio extravergine di oliva italiano ed essere consapevoli che dietro un prezzo conveniente si celano truffe e inganni. E' arrivato, inoltre, il momento di rendere più selettiva la classificazione degli oli di oliva. Abbiamo proposto in sede internazionale di abbassare a 0,5 il limite massimo di acidità per l'olio extravergine.

"Siamo consapevoli -conclude la nota- che il marchio collettivo da solo non basta a superare le criticità del comparto e dispiegare le potenzialità di sviluppo con misure del nuovo Psr 2014-2020. Occorrono politiche di sostegno al settore, tutelando e salvaguardando la vocazione e la tradizione olivicola della Basilicata, (in tutti i 131 comuni è presente l'ulivo), che rappresenta una parte importante dell'economia agricola regionale con una forte e positiva valenza sotto il profilo ambientale e paesaggistico.

 
“LINGUA BLU”: LE PROPOSTE DI EMERGENZA DI CIA E GIE (GRUPPO INTERESSE ECONOMICO) ZOOTECNICO

Mercoledì, 6 luglio 2016

Utilizzare subito i vaccini disponibili nelle aziende zootecniche dove si sono registrati casi di “lingua blu”;  predisporre un piano di vaccinazione totale per tutto il patrimonio ovi-caprino regionale (260mila ovini); gestire in maniera efficace la fase di blocco della movimentazione dei capi di bestiame per non arrecare ulteriori problemi e danni non solo di immagine agli allevatori. Sono queste le proposte prioritarie della Cia e del GIE (Gruppo Interesse Economico) zootecnico per affrontare l’ “emergenza blu tongue” che ha colpito vaste aree della Basilicata.

 

Secondo la Confederazione e il GIE zootecnico i focolai del virus della febbre catarrale degli ovini sono ampiamente diffusi, a macchia di leopardo, con poche aree ancora immuni, provocando una situazione che se non affrontata con misure di emergenza e di programmazione a breve-medio termine rischiano di assestare un colpo drammatico alla zootecnica lucana e meridionale che già vive una fase critica segnata dai bassi livelli di remuneratività.

Intanto – è scritto nella nota – si registrano ritardi di interventi tenuto conto che la prima ordinanza risale al 29 giugno scorso e che le operazioni di vaccinazione proseguono a rilento. La Cia e gli allevatori associati hanno più volte sollecitato le autorità sanitarie, il servizio veterinario, il Dipartimento Agricoltura della Regione non solo ad accelerare le vaccinazioni a partire dagli allevamenti dove già sono noti i focolai di blu tongue ma anche a definire un vero e proprio piano di contrasto. Le riunioni tecniche sono sicuramente utili – si aggiunge nella nota – a condizione che si faccia seguito con programmi operativi. Il monitoraggio deve perciò essere permanente ed accompagnato da azioni e provvedimenti specifici.

Nel ricordare che la Giunta regionale, su proposta dell’assessore alle Politiche agricole e forestali, Luca Braia, ha approvato nel mese di novembre 2015 la realizzazione delle iniziative a favore degli allevatori che partecipano al “Piano di sorveglianza sierologica per il virus della febbre catarrale degli ovini (Blue Tongue) in Italia” per l’anno 2015, la Cia e il GIE zootecnico sostengono che per l’emergenza determinata in queste settimane  il piano di sorveglianza entomologica (con  un contributo massimo di 400 euro ad azienda, per anno solare) non è più sufficiente.

Attraverso il GIE la Cia infine ha interessato della vicenda gli organismi nazionali confederali per coinvolgere nel piano di contrasto anche Ministeri ed organismi ed uffici statali nazionali.

 
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