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TERREMOTO: VICINANZA ED IMPEGNO DELLA CIA LUCANA

Giovedì, 25 agosto 2016

Gli agricoltori lucani, specie quanti presidiano con il lavoro quotidiano quelle stesse aree interne e a vocazione rurale di Lazio, Marche e Umbria colpite dal tremendo terremoto, 36 anni fa hanno vissuto l’identica tragedia in contrade e frazioni sparse sui territori amplificata per i ben noti problemi infrastrutturali e di servizi. Il nostro pensiero alle popolazioni rurali terremoto è accompagnato da un impegno, in coordinamento con le strutture regionali e nazionali, di aiuti concreti. Lo sottolinea la Cia-Confederazione Italiana Agricoltori della Basilicata che aggiunge: le immagini di casolari ed aziende agricole distrutte, come di case in paese, di morte e dolore ci fanno tornare in mente l’esperienza che abbiamo vissuto nel 1980 e con gli sciami sismici degli anni successivi e per questo sappiamo bene la caparbietà di chi è attaccato alla terra e troverà la forza necessaria per ricominciare. Adesso – aggiunge la nota della Cia – bisogna garantire la messa in sicurezza delle comunità, assicurare un alloggio, un pasto, l’assistenza adeguata specie ad anziani e bambini. In queste ore sull’intero territorio nazionale la Cia sta predisponendo una raccolta fondi per inviare aiuti materiali e prevedere degli uffici mobili per garantire un adeguato supporto alle aziende agricole che avranno bisogno di continuità nei servizi e nelle pratiche legate alla gestione e alla ricostruzione di eventuali danni riportati alle strutture.

Lo spirito di solidarietà – afferma il presidente nazionale Dino Scanavino- è prerogativa innata degli agricoltori, quindi ci daremo molto da fare, per quanto nelle nostre possibilità. Sappiamo che le parole servono a poco -prosegue - vogliamo far sentire concretamente la nostra vicinanza ai territori colpiti. Prenderemo subito contatto con le Istituzioni che coordinano gli aiuti per valutare le iniziative più urgenti da assumere a sostegno delle popolazioni.. Dall'esperienza fatta prima in Basilicata-Irpinia, successivamente negli anni in Abruzzo e in Emilia-Romagna abbiamo compreso come sia fondamentale, dopo le necessarie operazioni di primo soccorso, ripristinare il prima possibile la normalità e non far crescere il senso di abbandono tra i terremotati".

 

 

 
TURISMO VERDE : DOMANI A PIETRAPERTOSA VII SAGRA DEL MGLITIELL

Giovedì, 25 agosto 2016

Si ripete nel Parco Gallipoli Cognato la "Sagra del Mglitiell".  L'obiettivo è quello di tenere viva la tradizione della cucina rurale che proprie nell'area può contare sull'agnello doc delle Piccole Dolomiti Lucane. In proposito, un forte richiamo sono proprio le sagre come quella che l'Agriturismo "I Sapori del Parco" di Pietrapertosa, con il patrocinio di Turismo Verde-Cia,  organizza domani  25 agosto. L'azienda agrituristica "I Sapori del Parco" di Vernucci Annarita è collocata nel "cuore" del Parco (contrada Battaglia) con una superficie di circa 15 ettari di terreno e numerose esperienze di edizioni di sagre, tra cui la Festa del maiale. Gli "involtini" sono preparati secondo un'antica ricetta tramandata da generazioni di pastori e aromatizzati con erbe del Parco. Una Sagra che testimonia il ruolo specifico degli agriturismi e dei ristoratori di Turismo Verde-Cia della Basilicata nell'attuazione del progetto, denominato "Ricopri", acronimo di "Ripristino e conservazione di praterie nell'Italia centrale e meridionale" all'interno del Programma Life Natura 2010 dell'Ue per proteggere e diffondere le specie in via di estinzione funzionali anche ad un miglioramento delle produzioni agricole. In queste zone pascola la mucca podolica che, alimentandosi con la specie erbacea Festuca Brometalia, produce latte di alta qualità che viene utilizzato per produrre ottimi prodotti caseari e pascolano gli agnelli locali. La qualità è riscontrabile anche negli allevamenti zootecnici da  carne, infatti è dimostrato che quanto più è diversificata e varia l’alimentazione di vacche ed agnelli, tanto più aumentano le qualità nutrizionali e organolettiche delle carni. Il recupero dei valori culturali e l’aggiornamento delle tecniche di allevamento potrà costituire un importante tassello per levare qualità delle produzioni, redditi ed economia locale. 
Al termine del progetto, dopo tre anni, si prevede tra l’altro di avere una moltiplicazione di capi podolici con conseguente incremento di produzioni agricole di qualità. Inoltre è dimostrato che esiste una stretta associazione tra valore di conservazione della natura e valore economico non solo dei beni ma dell’intero complesso dei servizi eco-sistemici diretti e indiretti che porta il ripristino degli habitat. 
In questa prospettiva – sottolinea la Cia – il ruolo degli agricoltori diventa decisivo per la riuscita del progetto e, essendo loro gli esecutori materiali degli interventi, del suo prosieguo dopo la scadenza triennale dell’iniziativa.

Nell'agriturismo altro piatto forte è il cinghiale che da queste parti è il "nemico numero uno" per i danni provocati alle coltivazioni. Ma a tavola cucinato con il sugo e le orecchiette è il piatto preferito dagli ospiti. Pertanto le sagre come queste hanno un significato che va al di là di quello tradizionale. La famiglia titolare dell'Azienda -non a caso "I Sapori del Parco" perché mette in tavola tutti i sapori dei prodotti di qualità - conserva "gelosamente" le antiche tradizioni della gastronomia pastorale di cui i "migliatiell" sono sicuramente il piatto più antico.

 
TURISMO VERDE-CIA: DAI “RIGATONI ALLA BOLOGNESE” IN USA TANTI PRODOTTI LUCANI CONTRAFFATTI

Lunedì, 22 agosto 2016


Purtroppo non c'è solo il caso dei “rigatoni alla bolognese” con prodotti che non hanno nulla a che fare con quelli autentici made in Italy, rilanciati dal prestigioso New York Times e che sta facendo discutere. Gli agri-chef e i titolari delle aziende agrituristiche del circuito Turismo Verde-Cia Basilicata riferiscono che sono vittime di “agropirateria” numerosi prodotti tipici lucani come il caciocavallo, il pecorino di Moliterno, i salumi di Picerno, l’Aglianico del Vulture, l’olio delle colline del Materano, la farina di grano duro “senatore” del Materano, il peperone di Senise, solo per citare i più “imitati-contraffatti” specie in vendita negli Usa. Negli scaffali dei supermarket negli Usa è facile trovare “cold cuts lucan” spacciati per salumi di Picerno o “chees lu'kan” spacciati per formaggi nostri e persino bottiglie di “alianik”.
Un business che per le produzioni alimentari della nostra regione raggiunge un giro di affari milionario, sottratto agli agricoltori autentici, e mette a rischio la salute dei consumatori. Un affare da 60 miliardi di euro l’anno, di cui un terzo realizzato solo con la contraffazione dei nostri formaggi di qualità. Questa la portata economica del business dell'agropirateria internazionale nei confronti del “made in Italy”.
“La situazione - osserva la Cia lucana - è di estrema gravità. Ci troviamo di fronte a un immenso supermarket dell’agro-scorretto, del “bidone alimentare”, dove a pagare è solo il nostro Paese. E il danno, purtroppo, è destinato a crescere, visto che a livello mondiale ancora non esiste una vera tutela delle nostre “eccellenze” Dop, Igp e Stg”.
E poi ci sono i prodotti che arrivano dall'estero con etichette (o senza) italiane. I sequestri da parte delle autorità competenti italiane negli ultimi due anni si sono più che quadruplicati. E ciò significa che i controlli funzionano, ma il pericolo di portare a tavola cibi “a rischio” e a prezzi “stracciati” è sempre più incombente. I più colpiti dalle sofisticazioni sono i sughi pronti, i pomodori in scatola, il caffè, la pasta, l’olio di oliva, la mozzarella, i formaggi, le conserve alimentari. E l’allarme maggiore è per quello che viene dalla Cina che, nonostante il calo delle esportazioni “ufficiali” in Italia, riesce a far entrare nella Penisola grandi quantità di prodotti che possono mettere a repentaglio la salute, oltre a provocare gravi danni all’economia agricola nazionale. Su tutti il caso dei pomodori cinesi.
“Di fronte a questa ‘rapina’ giornaliera – continua la Cia – bisogna dire basta. Ma per mettere un freno al fenomeno dell’italian sounding e all’agropirateria globalizzata servono misure reali ed efficaci. Ecco perché ora bisogna fare qualcosa di più: il “made in Italy” agroalimentare è un settore economicamente strategico -osserva la Cia- oltre a rappresentare un patrimonio culturale e culinario che è l’immagine stessa dell’Italia fuori dai confini nazionali. Adesso servono misure “ad hoc” come l’istituzione di una task-force in ambito Ue per contrastare truffe e falsificazioni alimentari; sanzioni più severe contro chiunque imiti prodotti a denominazione d’origine; un’azione più decisa da parte dell’Europa nel negoziato Wto per un’effettiva difesa delle certificazioni Ue; interventi finanziari, sia a livello nazionale che comunitario, per l’assistenza legale a chi promuove cause (in particolare ai consorzi di tutela) contro chi falsifica prodotti alimentari.

 

 

 
CONDOTTA SARMENTO: DISTEFANO (ANBI), PASSO AVANTI DECISIVO PER COMPLETAMENTO SCHEDA IONICO-SINNI

Lunedì, 22 agosto 2016

L’annuncio della fine dei lavori della condotta Sarmento è un passo decisivo per il completamento dello schema idrico Ionico-Sinni che rappresenta lo schema più complesso ed importante presente sul territorio lucano, che assicura anche l’irrigazione per le aziende agricole di un vasto territorio, comprendente l’arco jonico della Basilicata e della Puglia, il Salento e parte dell’area nord-orientale della Calabria (area di Castrovillari). E’ il commento di Donato Distefano, vice presidente nazionale Anbi (Associazione nazionale delle bonifiche e irrigazioni) oltre che direttore regionale della Cia.

Gli enti consortili e il mondo agricolo meridionale – aggiunge – sono inoltre in attesa della ripartenza a settembre del Piano irriguo nazionale con un ulteriore stanziamento di 500 milioni di euro, in aggiunta ai 300 milioni già in dotazione. Al di là degli elogi sulla grande qualità delle produzioni agroalimentari italiane, oltre le battaglie per la difesa delle nostre buone tradizioni agricole, occorre pur sempre ricordare – afferma Distefano – che l’agricoltura ha bisogno di acqua e che questa va controllata, gestita e usata per bene. Non solo perché meglio si usa la risorsa idrica e meglio stanno i campi, ma anche perché del controllo dell’acqua ne beneficia l’intero territorio, città comprese. Per realizzare il Piano, tuttavia, ci vogliono tanti soldi. E per questo negli ultimi tempi tutto si era fermato.
Il Piano dovrà fare ancora molta strada. La chiave per capire l’importanza di mettere mano al governo dell’acqua in Italia (per l’agricoltura e non solo), sta proprio negli ultimi due vocaboli usati dai tecnici dell’Anbi: variabilità climatica. Con tutto ciò che ne consegue: grandi siccità ma anche grandi, eccessive e improvvise disponibilità d’acqua. In entrambi i casi, in un territorio mal governato dal punto di vista idrico, tutto questo significa guai anche seri.
Che il Paese – non solo gli agricoltori –, sia favorevole a spendere per questo argomento, pare sia anche confermato dalle indagini. Stando ad Inea (l’Istituto di economia agraria), ogni famiglia italiana sarebbe disposta a spendere mensilmente 7,80 euro per mantenere l’attuale paesaggio dovuto all’irrigazione. Senza contare che l’attuazione di un piano straordinario di manutenzione del territorio creerebbe almeno 50 mila nuovi posti di lavoro, oltre all’aumento a due cifre della produttività agricola e quindi del valore della terra. Allo scopo di evidenziare la stima del valore complessivo dei benefici che derivano da un’attività agricola irrigua, i dati di un’indagine Anbi: supponendo che ogni nucleo familiare sia titolare di una bolletta dell’acqua, avremmo 24,6 milioni di famiglie che ricevono benefici da un paesaggio tipico da agricoltura irrigua; è stato stimato il valore dei benefici, che ammonta complessivamente a 191,88 milioni al mese (114,64 milioni al mese per quanto attiene alla presenza di un paesaggio della cultura contadina; 38,87 milioni al mese riguardo alla presenza di un paesaggio che non è irrigato solo in quanto si trova in situazione di siccità; il riempimento delle falde acquifere invece procura benefici alla collettività stimabili in 33,46 milioni al mese).
Tali risultati supportano, con quantificazioni monetarie, quanto sostiene l’Anbi: l’agricoltura irrigua genera maggiore reddito a favore delle aziende agricole e contribuisce alla ricchezza totale prodotta; esercita, inoltre, un ruolo significativo nel mantenimento dell’occupazione e, di conseguenza, nel contenimento del fenomeno dell’esodo rurale; attribuisce un rilevante ruolo sociale all’uso della risorsa idrica.

Per Distefano i temi da iscrivere nell’agenda di settembre sono:  progettualita' in funzione della sicurezza del territorio, processi di innovazione gestionale e organizzativa, piano di forestazione, Psr 2014-2020, azione di mitigazione del rischio idrogeologico, sviluppo agricoltura e rete dei Consorzi di Bonifica da noi in relazione all’accorpamento in un unico ente, il completamento della governance nel settore idrico.

 
CIA: SAGRE, LA “BUSSOLA” E’ L’ELENCO DEI PRODOTTI AGROALIMENTARI TRADIZIONALI

Venerdì, 12 agosto 2016

Il peperone di Senise Con la Sagra del Canestrato Igp di Moliterno e a breve del fagiolo di Sarconi e del peperone di Senise entra nel vivo la tradizionale stagione delle sagre con protagonisti i prodotti alimentari della migliore qualità, simboli del “mangiare sano, mangiare lucano”. Ma – avverte la Cia – non tutte le sagre hanno le caratteristiche di promozione, ulteriore spinta alla commercializzazione, valorizzazione degli itinerari del gusto e del turismo rurale.  Eppure non dovrebbe essere difficile identificare le vere sagre da altre manifestazioni esclusivamente commerciali. Per la Cia la “bussola” è l’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali realizzato dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali che con l’aggiornamento a luglio 2015 (il quindicesimo) riconosce 95 prodotti lucani, di cui  35 classificati quali paste fresche e prodotti panetteria e pasticceria; 25 prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati; 16 carni fresche e loro preparazione; 12 formaggi; 4 prodotti di origine animale (miele, lattiero-caseari); 2 prodotti della gastronomia, uno bevande alcoliche, distillati e liquori. Lo strumento della selezione è di facile individuazione: si tratta di affidare ai Consorzi-comitati di prodotto riconosciuti a livello istituzionale la titolarità della sagra in grado di coinvolgere i veri produttori. 
La produzione di prodotti tipici – sottolinea il direttore regionale della Cia Donato Distefano - è importante per le varie zone della Basilicata perché è anche fattore di comunicazione della cultura e del paesaggio in cui questi sono inseriti. Per questo motivo dobbiamo lavorare per innalzare la qualità dei prodotti tipici che calati nel contesto degli agriturismi, alberghi, borghi albergo, ristoranti, musei della civiltà contadina, artigiani, commercianti consentono di proporre l'intero territorio, dando così vita ad una nuova filiera agricoltura-turismo-ambiente-cultura. L'obiettivo centrale è quello di accrescere la fruibilità del territorio e le opportunità occupazionali dei territori rurali attraverso lo sviluppo e il sostegno di attività non tradizionalmente agricole. Per la Cia non è più rinviabile l'istituzione di una una società – l'Agripromo – per favorire la promozione e la commercializzazione dei prodotti che hanno ottenuto o che stanno per ottenere i marchi Dop, Igp e Stg, e per allargare la "rete" dei marchi a livello comunale e territoriale, specie in attuazione del recente protocollo "Res Tipica" tra Cia ed Anci. C'è poi da contrastare efficacemente l'agripirateria: una "rapina" da 7 milioni di euro l'ora e da 60 miliardi di euro l'anno, di cui alcune centinaia di milioni di euro solo in Basilicata. A tanto ammonta – per la Cia - il business dell'agropirateria, della contraffazione, della frode nei confronti dell'agroalimentare "made in Italy", il più clonato nel mondo. Si tratta di un vero e proprio "scippo" ai danni del settore, un assalto indiscriminato e senza tregua, dove la criminalità organizzata fa veri affari. I consumatori vengono truffati, gli agricoltori e gli industriali dell'agroalimentare derubati. A questo si aggiunge il fatto che ogni anno entrano nel nostro Paese prodotti alimentari "clandestini" e "pericolosi" per oltre 2 miliardi di euro. Purtroppo – sottolinea la Cia – nelle nostre sagre è molto diffuso trovare punti ristoro con prodotti gastronomici  di indubbia provenienza e salubrità e non certamente locali.

Sagra del Fagiolo di Sarconi

"La situazione – osserva la Cia lucana – è di estrema gravità. Ci troviamo di fronte a un immenso supermarket dell'agro-scorretto, del 'bidone alimentare', dove a pagare è solo il nostro Paese. E il danno, purtroppo, è destinato a crescere, visto che a livello mondiale ancora non esiste una vera tutela delle nostre 'eccellenze' Dop, Igp e Stg".

 

Clicca qui per visualizzare la QUINDICESIMA REVISIONE DELL'ELENCO NAZIONALE DEI PRODOTTI AGROALIMENTARI TRADIZIONALI

 
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