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CIA: AL VIA ERASMUS PER GIOVANI IMPRENDITORI AGRICOLI

Venerdì, 3 giugno 2016

La Cia scommette sulle nuove generazioni e si aggiudica, in partnership con altri dieci enti, l’ottavo bando del Programma di mobilità europeo “Erasmus per giovani imprenditori” (Eye) che aiuta ad acquisire le competenze necessarie per gestire un’azienda e favorisce lo scambio di esperienze, offrendo la possibilità di trascorrere un periodo in un altro Paese dell’Unione europea, presso un’azienda gestita da un imprenditore esperto e già affermato. In questo modo si contribuirà all’internazionalizzazione, allo sviluppo di reti e relazioni, alla crescita di competitività ed innovazione.

L'iniziativa europea ha raccolto negli anni un grande successo, avendo coinvolto finora circa 7.400 imprenditori, tra senior e junior, coinvolti in 3.700 scambi.

Nel dettaglio, spiega la Cia, il programma prevede l’opportunità per un nuovo o potenziale imprenditore (chi ha avviato la sua attività da meno di tre anni o chi intende avviarne una) di effettuare un’esperienza presso un imprenditore ospitante, al fine di approfondire sul campo quella che sarà la sua attività futura e sviluppare diversi aspetti del piano d’impresa. Il periodo va da uno a sei mesi.

Allo stesso tempo il programma permette agli imprenditori agricoli italiani di accogliere presso le loro aziende, giovani disposti ad affiancarli nelle loro attività quotidiane di gestione per scambiare conoscenze e buone pratiche.

“L’Erasmus per giovani imprenditori – spiega Rudy Marranchelli, presidente dell’Agia Basilicata che ha partecipato all’evento di lancio – è un progetto pilota promosso dalla Commissione europea per stimolare l’imprenditorialità, la competitività e l’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese in Europa. L’obiettivo generale del progetto è quello di facilitare, in Europa, lo scambio di esperienze, l’apprendimento e il net-working tra giovani nuovi imprenditori”.

Il progetto prevede la realizzazione di una serie di soggiorni all’estero per la durata di 1-6 mesi, durante i quali i giovani agricoltori avranno modo di incontrare e conoscere-lavorando in realtà imprenditoriali di successo.

“L’Erasmus – sottolinea Marranchelli – darà ai giovani imprenditori l’opportunità di confrontarsi con le migliori realtà produttive europee, facilitandone l’ingresso in un mercato sempre più complesso e creando condizioni di progresso economico e sociale per le nuove generazioni”.

Tra l’altro, gli studenti di agraria potranno collaborare ed essere ospitati in imprese agricole europee già avviate. Un'opportunità imperdibile. I viaggi Erasmus coinvolgono migliaia di studenti universitari in tutto il mondo, che si spostano dal loro paese per passare qualche mese in un'università straniera, proseguendo gli studi e migliorando la conoscenza delle lingue. Un'esperienza sempre più richiesta nel mondo del lavoro, che da oggi è possibile anche per gli studenti di scienze agrarie: è stato infatti lanciato un progetto pilota per loscambio di giovani agricoltori tra i 27 paesi membri dell'Unione Europea.

 
TURISMO VERDE-CIA, Ponte sì ponte no (2 giugno) una gita in campagna fa sempre bene

Mercoledì, 1 giugno 2016

Ponte sì ponte no (2 giugno) una gita in campagna fa sempre bene. E’ l’invito di Turismo Verde, agenzia agrituristica della Cia sottolineando che l’agriturismo è un settore in salute che ormai ha raggiunto la maturità nell’ospitalità e nella fornitura di servizi.. Un settore, quello dell’ospitalità agrituristica, che dal 2009 è cresciuto molto di più di quello alberghiero ed extra alberghiero particolarmente nelle zone a più alta vocazione turistica, ma che ha «ancora molti spazi di crescita». L’ultima adesione alla rete del turismo rurale è venuta nel Melandro dall'agriturismo" Il Cerro 1848" di Picerno (S.da Convento Montagna). Sono soprattutto le aree rurali limitrofe al capoluogo – si legge nella nota – che esercitano un grande ruolo di attrazione per quella che abbiamo definito la “casa in campagna” dei cittadini, specie potentini.
"È solo merito dei nostri operatori agrituristici l'aver recuperato e riqualificato le vecchie cascine, le masserie –dice Paolo Carbone della Cia- cioè molto del patrimonio edilizio rurale tutelando le peculiarità paesaggistiche. L'aver sostenuto le produzioni tipiche, di qualità, la biodiversità con il recupero di varietà antiche e le connesse tradizioni enogastronomiche, riscoprendo le vecchie ricette che in campagna si sono tramandate di generazione in generazione. Il bravo imprenditore, e la sua famiglia, i collaboratori, hanno la capacità e la professionalità per rendere più piacevole il soggiorno in agriturismo, nella sua accezione più classica, mettono subito a proprio agio gli ospiti: li aiutano nella scelta del piatto, descrivendo ogni singolo particolare degli ingredienti fin dalla loro produzione in azienda e nel territorio locale. L'operatore agrituristico è felice di raccontare (nella sua semplicità e alcune volte anche nel suo dialetto) la storia della sua azienda, della sua famiglia, delle camere che accoglieranno l'ospite; il tutto in una atmosfera familiare, calda e accogliente, ma allo stesso tempo discreta, che invoglia alla conversazione anche tra commensali e ospiti in generale".

 
CIA: CON FESTIVITA' SAN GERARDO RECUPERARE IDENTITA' CONTADINA E STRAPPO CITTA'-CAMPAGNA

Lunedì, 30 maggio 2016

L'impegno, anno dopo anno sempre più forte in qualità culturale, di recupero delle tradizioni contadine della città capoluogo, che si registra con i festeggiamenti in onore del Santo Patrono san Gerardo, è un elemento positivo che aiuta a ristabilire quel rapporto città-campagna fondamentale per disegnare il futuro produttivo e civile di Potenza e in materia di servizi rivolti anche al mondo agricolo dei territori limitrofi e dell'intera regione. Lo rileva la Cia-Confederazione Italiana Agricoltori con il riconoscimento, specie ad associazioni, studiosi, esperti che hanno voluto testimoniare (quest'anno ancora più efficacemente) le radici contadine della comunità potentina. Oltre che sul piano culturale – sostiene la Cia – c'è ancora molto da lavorare per ricucire lo strappo città-campagna, a partire dal recupero di aziende agricole e zootecniche delle numerose contrade rurali e dalle condizioni di vita di quanti abitano e continuano a far vivere le contrade alcune in condizioni di abbandono e di precaria vivibilità per gli anziani. La Cia darà il suo contributo attraverso l'Associazione Basilicata Rurale. Si tratta di una struttura senza scopi di lucro delle associazioni di persone operanti nel sistema Cia, quali: Anp (Associazione pensionati) Agia (Associazione giovani agricoltori); Donne in Campo (Associazione imprenditrici agricole) e di Ases (Associazione solidarietà e sviluppo sede di Basilicata). Queste le sei finalità principali: osservatorio sulle politiche di welfare, animazione, aggregazione e attività solidaristiche a favore delle comunità delle aree rurali; tutela e valorizzazione della cultura; favorire una rinnovata attenzione in particolare verso le giovani generazioni; centro documentale e archivio storico – librario relativo alle attività del settore agricolo ; struttura di comunicazione, informazione ed orientamento degli operatori del settore agricolo.

Per Donato Distefano, direttore Cia Basilicata “è necessario colmare una carenza nell’associazionismo socio-culturale che a parte qualche iniziativa sporadica non si è occupato in forma più organica e duratura dello studio dei vari aspetti della cultura contadina come di quegli aspetti riferiti alle condizioni di vita e di lavoro delle popolazioni rurali che da noi rappresentano i due terzi dell’intera popolazione regionale. Noi continuiamo a sostenere che l'agricoltura lucana è bioresistente. Perché è capace di distinguersi, produrre artigianalmente e arrivare sul mercato globale; perché è capace di ridare valore ai prodotti della tradizione adeguandoli ai gusti moderni; perché un'idea di investimento privata può contagiare favorevolmente una piccola collettività; perché l'agricoltore con le sue conoscenze, date dalla convivenza continua con gli elementi della natura, è in grado di prevenire e tamponare con la sua opera quotidiana gli eventi climatici avversi; perché la nostra terra tanto bella quanto fragile, va tutelata innanzitutto con il presidio umano. Recuperare tra le giovani generazioni questi valori – conclude Distefano -ha un significato ancora più importante per accrescere l'attaccamento alla terra di origine, non a caso terra.

 

 
CIA: "Il caporalato si contrasta sottraendo alla criminalità due ambiti strategici: la logistica e l'incontro domanda e offerta”.

Venerdì, 27 maggio 2016

Il rigetto assoluto del lavoro nero e del caporalato sono due principi cardine che guidano l'azione sindacale della Cia. Perché è evidente che le eccellenze agricole devono essere legate non solo alla qualità, ma anche alla dignità del lavoro e della vita delle persone coinvolte. Per questo il Protocollo sperimentale contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura sottoscritto oggi da governo, associazioni ed enti locali, in attuazione anche in provincia di Potenza, rappresenta un passo importante. Lo afferma la Cia-Agricoltori Italiani che, con il vicepresidente nazionale Alessandro Mastrocinque, ha partecipato alla firma dell'intesa..

Ministeri dell'Interno, delle Politiche agricole e del Lavoro, parti sociali agricole, Regioni, associazioni delle cooperative e del terzo settore sono i protagonisti dell'accordo "Cura, Legalità, Uscita dal ghetto" che definisce interventi coordinati, a livello locale, e finalizzati all'accoglienza, alla cura, all'informazione, al lavoro e all'integrazione della manodopera agricola, soprattutto di provenienza straniera.

Secondo la Cia, del Protocollo è fondamentale sottolineare innanzitutto l'approccio pragmatico e non generalista, che vede nell'individuazione di specifiche province (Bari, Caserta, Foggia, Lecce, Potenza, Ragusa, Reggio Calabria) il terreno su cui sperimentare le azioni concordate. Ugualmente significativa è l'identificazione delle parti sociali quali interlocutori essenziali nella riuscita degli interventi.

Su questo ultimo aspetto, il Protocollo ha recepito quanto da sempre sostenuto dalla Cia: il caporalato non si contrasta efficacemente se non si comprende che occorre sottrarre alla criminalità organizzata due ambiti strategici: la logistica e l'incontro domanda e offerta. Ma sottrarre il mercato del lavoro alla criminalità non vuol dire unicamente controllo e repressione, vuol dire anche diventare responsabili di quel segmento in modo trasparente, tracciato, legale ed efficace: le parti sociali, insieme alle istituzioni, possono e devono farlo. Tanto più che i numeri più recenti sul caporalato parlano di circa 100 mila "nuovi schiavi", che si alternano oggi tra i filari di vite o nella raccolta dei pomodori e della frutta.

La lotta ai caporali e allo sfruttamento del lavoro sarà lunga e difficile ma, se deve portare a risultati che durino nel tempo, dovrà essere composta di tante azioni. Il Protocollo firmato oggi ne affronta alcune -osserva la Cia- ma non si può trascurare che parallelamente vi è in commissione Agricoltura un ddl del governo, su cui proprio ieri si è svolta un'audizione del ministro Martina, il quale si è espresso per un'accelerazione dell'iter legislativo.

Sul disegno di legge, però, la Cia ritiene che, oltre alla necessità che le norme penali già esistenti siano certe e applicate (prima ancora che rafforzate o innovate come intende fare il governo), sia opportuno non introdurre elementi estranei rispetto all'obiettivo e che rischiano di distrarre risorse ed energie verso fini completamente diversi. Occorre cioè uscire finalmente dall'errata sicurezza psicologica che vede nell'aumento della burocrazia e dei vincoli (quali gli indici di congruità o le mensilizzazione dei contributi) una maggiore garanzia di tutela del lavoro e di rispetto della legge. Il lavoro sano si afferma con regole chiare, semplici e sostenibili -conclude la Confederazione-. L'integrazione delle banche dati e del patrimonio informativo in possesso delle Pubbliche amministrazioni deve fare il resto.

 
CONSORZI BONIFICA. DIRETTORE CIA BASILICATA IN AUDIZIONE IN TERZA COMMISSIONE METTE IN GUARDIA: PRIMA DI ACCORPARE UNA VERIFICA PUNTUALE

Giovedì, 19 maggio 2016

La proposta – che è contenuta nel disegno di legge della Giunta riguardante la “Nuova disciplina in materia di bonifica integrale, irrigazione e tutela del territorio”  - di accorpamento degli attuali tre Consorzi (Bradano-Metapontino, Val d’Agri, Vulture-Alto Bradano) e ampliamento del territorio di bonifica a tutta la regione richiede una verifica puntuale ed approfondita sull'impatto dell'inclusione dei territori attualmente non asserviti alle attività consortili. E’ questa la sollecitazione della Cia Basilicata espressa dal direttore regionale Donato Distefano nell’audizione tenuta in Terza Commissione del Consiglio Regionale. Il dirigente della Cia  si è soffermato innanzitutto sull'assetto del nuovo Consorzio unico di bonifica immaginato dal governo regionale che – ha detto -  sembra più simile a quello di un'agenzia che non ad un consorzio. La questione più delicata riguarda alcune modalità elettive dell'assemblea, per la quale sono previsti 30 rappresentanti per una utenza di circa 200 mila utenti.
Sotto il profilo democratico, la Cia è preoccupata inoltre per il meccanismo che riguarda la funzione e i compiti dell'amministratore, che conta molto più di un consigliere avendo un peso pari al 40 per cento dei voti, soluzione che peraltro non trova precedenti nella legislazione di nessun'altra Regione. Se la Giunta e il Consiglio regionale dovessero insistere sull'ipotesi dell'accorpamento dei Consorzi in un'unica struttura, a parere della Cia, sarebbe opportuno comunque prevedere ambiti funzionali locali omogenei, anche per evitare di uniformare i pagamenti in aree diverse.

La premessa da cui partiamo è che il sistema consortile di bonifica in Italia è un grande patrimonio di strutture e di professionalità, un pezzo di paese competitivo, produttivo, di eccellenza; essi comprendono circa 18 milioni di ettari di territorio, il 60 per cento della superficie del Paese e per il 20 per cento servita da opere di irrigazione, un migliaio di impianti di sollevamento, centinaia di invasi, impianti idrovori, acquedotti e impianti di produzione di energia elettrica. Svolgono attività storiche di manutenzione degli alvei fluviali, dei canali e dei bacini imbriferi, di manutenzione e gestione di opere infrastrutturali, idrauliche e ambientali, di regimazione delle acque, gestione degli invasi e dei sistemi di irrigazione. Occorre - afferma Distefano - rendere più funzionali tali strutture, riorganizzando dove c'è bisogno, riducendone il numero per aumentarne l`efficienza e ridurne il costo relativo, semplificando i rapporti con l’utenza e puntando a soluzioni che unifichino le riscossioni. Bisogna quindi adeguare i Consorzi a nuove attività riferite al riciclo dell’acqua, alla produzione di energie rinnovabili sino alla certificazione di qualità dei territori rurali.

 
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