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ENOTECA REGIONALE: CIA DELINEA “MISSION”

Lunedì, 26 settembre 2016

L’Enoteca regionale di Venosa, di cui la Cia è stata tra i più tenaci sostenitori e che oggi riprende la sua attività, ha una “mission” importante da svolgere, recuperando il tempo perduto dal 2008, anno di istituzione, attraverso un carattere innovativo e un metodo di concertazione viticoltori-produttori-istituzioni-organismi commercializzazione ed export e di integrazione a un progetto di promozione del territorio che veda l’agricoltura al centro delle grandi scelte come settore trasversale in grado di dare forma e forza al valore primario che le produzioni agricole e la fatica degli operatori hanno saputo conseguire e difendere pur nelle gravi difficoltà che conosciamo. E’ quanto afferma la Cia evidenziando i punti di forza e di debolezza del settore vinicolo lucano: la produzione imbottigliata, cresciuta dal 2003 al 2010 del 49%, comprende vini DOC per il 61%, vini IGT per il 34% e vini da tavola e spumanti con marchi aziendali per il 5%; il 63% circa delle aziende imbottigliatrici produce meno di 50.000 bottiglie annue, il 18% ha volumi produttivi compresi tra 50.000 e 100.000 bottiglie, il 10% tra 100.000 e 200.000, e solo il 9% supera le 200.000 bottiglie annue.

Quanto all’Aglianico del Vulture, nonostante abbia subito una battuta d’arresto dopo il picco produttivo del 2005, mostra un trend di lungo periodo molto positivo. Negli ultimi vent’anni, a fronte di una riduzione delle superfici coltivate e iscritte all’Albo Vigneti della CCIAA di Potenza, la produttività della DOC risulta cresciuta in maniera esponenziale: la produzione a DOC è stimata intorno ai 20mila ettolitri, a testimonianza di un avvenuto miglioramento delle tecniche utilizzate e di un progresso nella specializzazione della coltura.

L’Enoteca – sottolinea il direttore regionale della Cia Donato Distefano - è uno strumento indispensabile per la definizione di strategie di  promozione e commercializzazione non solo delle produzioni vinicole di qualità ma di tutti i prodotti alimentari “made in Basilicata” e dei territori. C’è bisogno inoltre di più attività specie sul versante della ricerca e dell’innovazione e quindi di raccordo con gli istituti universitari agrari. E’ anche indispensabile irrobustire la rete delle aziende singole ed associate per aiutarle alla commercializzazione. L’obiettivo centrale da perseguire – continua Distefano - è quello del Centro di promozione e di commercializzazione attraverso incontri riservati a buyer di settore, aziende di export, eno-appassionati , anche favorendo scambi di esperienze con altre Enoteche Regionali. Si tratta anche di definire ruoli e competenze della sezione di Matera che per la sua localizzazione ha una funzione in vista di Matera 2019, quale vetrina dei vini e dei prodotti alimentari di qualità favorendone  la promozione attraverso manifestazioni di degustazione-abbinamento vino-cibo. Inoltre poiché il vino è uno degli elementi principali di valorizzazione del territorio, non si deve sottovalutare che il turismo del vino muove in Italia 5 miliardi di euro l’anno e coinvolge tra i 3 e i 3,5 milioni di persone, con una spesa media pro-capite di 193 euro.

 

 
AZIENDA AGRICOLA MANTENERA

 
A POLICORO RAGAZZI DI AMATRICE OSPITI DEL VILLAGGIO DELLE TIPICITA’

Venerdì, 23 settembre 2016

Anche il Villaggio della tipicità 2016, realizzato in estate a Policoro su iniziativa della Cia, Agia (Associazione Giovani Imprenditori Agricoli) e del Circolo Velico Lucano, ha accolto i ragazzi di Amatrice ospiti a Policoro. Tra le attività svolte il laboratorio della pasta fresca con grano cappelli e poi i  frizzul (piatto tipico metapontino conditi all'amatriciana) per  una contaminazione di gusti e di culture di comunità.  Ancora balli e musica con la collaborazione degli istituti Luigi di Savoia di Rieti e IC Amatrice . Tutto ciò – sottolinea una nota – a riprova che i colori e le emozioni del mare che una vacanza sullo Jonio riescono a dare si sposano con i sapori e i gusti della terra che il Metapontino è in grado di offrire. E’ la formula magica del “Villaggio delle tipicità”  localizzato, su iniziativa della Cia e del Circolo Velico Lucano, presso alcune strutture gestite dal Circolo Velico Lucano . E’ la “più bella conseguenza” del protocollo tra Cia e Circolo Velico Lucano che mette in  pratica l’idea di dare vita a un vero e proprio incubatore delle tipicità del territorio lucano. Non solo una vetrina delle produzioni di qualità del Metapontino che sono conosciute in tutto il mondo e apprezzate dai turisti che d’estate vengono qui in vacanza ma anche uno spazio dinamico dove i protagonisti sono i visitatori e gli ospiti.

Il Villaggio è anche un luogo dove realizzare laboratori didattici per i più giovani, proprio come è avvenuto per i ragazzi di Amatrice fortemente incuriositi dall’abilità delle donne di Policoro di lavorare la pasta. Per noi del Circolo Velico Lucano – afferma Sigismondo Mangialardi, pioniere del turismo a 360 gradi sulla costa ionico-lucana – educare i giovani al rispetto dell’ambiente e conoscere ed apprezzare la produzione agricola locale sono obiettivi essenziali. Specie per rafforzare la conoscenza della biodiversità del patrimonio naturale come stiamo facendo con il progetto gli Orti di Herakleia che vedono coinvolti gli studenti dell’Agrario “Garibaldi” di Roma. Ma il Villaggio – spiega Rudy Marranchelli, presidente Agia-Cia – è anche un punto d’incontro tra territori, un luogo dove valorizzare i prodotti e promuovere il patrimonio artistico e culturale. Specie verso i giovani è rivolto l’impegno di educazione a una adeguata alimentazione per favorire sani stili di vita e di valorizzazione della conoscenza delle “tradizioni alimentari” come espressioni culturali, di natura etica, sociale ed etnica.

 
PDL MACELLAZIONE IN AZIENDA: DA CIA INCORAGGIAMENTO E SOSTEGNO A TERZA-QUARTA COMMISSIONE

Giovedì, 22 settembre 2016

La partecipazione al tavolo tecnico-istituzionale proposto dalla Terza e Quarta Commissione del Consiglio Regionale con l’obiettivo di conciliare la duplice esigenza di rispettare le direttive europee in materia di sicurezza e qualità alimentare e consentire ai produttori di poter svolgere in azienda la macellazione di piccole quantità di bovini, ovini, caprini e suini direttamente allevati, è annunciata dalla Cia della Basilicata.

Nel sottolineare che la proposta di legge a iniziativa dei consiglieri Cifarelli e Romaniello alla base del lavoro delle due Commissioni Consiliari “è un buon strumento per affrontare e superare norme eccessivamente burocratiche che impediscono la possibilità concreta di un miglioramento reddituale degli imprenditori", la Cia incoraggia i consiglieri regionali ad accelerare il lavoro. Nessuno disconosce o vuole sminuire le oggettive difficoltà di attuazione di una normativa che deve fare i conti innanzitutto con quelle comunitarie ed igienico-sanitarie, come ripete periodicamente l’Ufficio veterinario ed igiene degli alimenti della Regione, ma – è scritto nella nota – non per questo ci si può lasciare scoraggiare, prendendo a punto di riferimento leggi già approvate da altre Regioni, tra cui la Puglia.

La Cia lucana in proposito ricorda l'iniziativa promossa con l'obiettivo di costruire una rete di piccoli agricoltori-produttori che, partendo dalle prime esperienze maturate anche in Basilicata con i GAS (Gruppi di Acquisto Solidale), consenta di vendere le produzioni di nicchia e di alta qualità in Italia e all'estero "al prezzo giusto" per "fare la cosa giusta". Uno strumento associativo di sostegno del consistente reticolo di piccole e medie aziende agricole caratterizzate dal lavoro quasi esclusivamente familiare in gran parte a indirizzo misto orticolo-olivicolo-viticolo, zootecnico cerealicolo, silvo-forestale e solo in pochissimi casi a indirizzo monoculturale.

La grande novità del progetto riguarda la rete di commercializzazione attraverso i GAS, che nascono dall'idea di un approccio critico al consumo di beni, solitamente di natura alimentare, e sono finalizzati alla realizzazione di un modello alternativo di acquisto, che valorizzi aspetti diversi rispetto a quelli propri della grande distribuzione, puntando molto sul rafforzamento della rete Turismo Verde e della Spesa in campagna, insieme a quella dei circuiti brevi di commercializzazione e vendita diretta.

E si pensi – sottolinea la nota – a cosa rappresenta la Festa del maiale in azienda, sul piano delle tradizioni rurali, e alle difficoltà frapposte persino al trasporto del maiale macellato nel macello comunale.

"Quello delle piccole produzioni agroalimentari lucane -spiega il direttore della Cia lucana, Donato Distefano- è un segmento diffuso e importante che caratterizza e rafforza il settore primario anche in Basilicata; infatti sono sempre di più le aziende di ogni dimensione che decidono di chiudere la filiera al proprio interno e che rivendicano su tale materia un quadro di riferimento normativo puntuale, chiaro, agibile. In particolare, nella nostra regione, risultano oltre 23.000 le aziende con meno di 2 ettari di SAU, oltre 15.000 gli allevamenti da cortile e suinicoli prevalentemente per autoconsumo e piccole trasformazioni familiari, oltre 5.000 le aziende vitivinicole con superficie sotto le 30 are, 33.000 quelle olivicole, circa 15.000 gli orti familiari, solo per citare i numeri a volte inespressi e che rappresentano un tessuto produttivo nascosto e silenzioso che sorregge molte famiglie della comunità lucana. Tali aziende - osserva Distefano- spesso producono alimenti tradizionali di elevata qualità e tipicità con ricadute non solo sulla microeconomia ma su fattori determinanti quali il presidio del territorio (specie montano), la ruralità, il paesaggio agrario, l'agriturismo. I quantitativi per la vendita, che avviene prevalentemente in ambito locale e di prossimità, sono di modesta entità, in quanto tali produzioni hanno assolto fino a oggi al prioritario obiettivo dell'autoconsumo familiare. Sempre più tali produzioni per le intrinseche proprietà anche nutrizionali sono apprezzate e sempre più ricercate. Le aziende interessate a queste attività sono solo apparentemente marginali -ha concluso Distefano- e invece svolgono una strategica funzione di mantenimento della biodiversità, di presidio e difesa del territorio, di preservazione delle risorse naturali, di tutela del paesaggio agrario e dell'enogastronomica e, in generale, della cultura e delle tradizioni locali".

 

 
PAC: LE PROPOSTE PRIORITARIE DELLA CIA

Mercoledì, 21 settembre 2016

Innovazioni tecnologiche, organizzative e commerciali, semplificazione burocratica, rafforzamento delle filiere produttive e difesa della redditività dei piccoli produttori contro l'eccessiva volatilità dei prezzi. Sono proposte puntuali e concrete quelle che la Cia ha presentato al commissario europeo all'Agricoltura Phil Hogan in occasione del convegno di Caserta.

A tre anni dall'avvio operativo della riforma, l'impianto complessivo della Pac – sottolinea la Cia - si sta infatti dimostrando inadeguato alle trasformazioni dettate dal mercato globale non riuscendo a difendere i redditi dei produttori agricoli, e ciò soprattutto nei paesi mediterranei e nel Mezzogiorno d'Italia, caratterizzato da una maggiore diversificazione produttiva, da processi colturali a maggiore intensità di lavoro e da una più alta esposizione alla concorrenza di paesi extra-Ue.

"Non possiamo attendere il 2020 – afferma Alessandro Mastrocinque, vice presidente nazionale della Cia - per ovviare a queste evidenti criticità emerse dal piano comunitario sul primo settore. A tutela del futuro degli agricoltori del Sud chiediamo pertanto a Hogan di intervenire subito su quattro aspetti: difesa del principio di reciprocità degli standard produttivi e commerciali tra Ue e paesi terzi, in modo da evitare casi come quello recente del Sud Africa per gli agrumi; rafforzamento delle politiche a sostegno delle filiere e dell'aggregazione di organismi interprofessionali; estensione degli strumenti assicurativi di gestione del rischio e di stabilizzazione del reddito; e, ultimo ma non ultimo, semplificazione burocratica per le misure del Psr, a cominciare da quelle davvero farraginose relative ai finanziamenti per la consulenza delle piccole imprese e per l'incentivazione di approcci partecipativi".

La Cia inoltre afferma di condividere le proposte illustrate dall’assessore all’Agricoltura Braia , tra cui l’inserimento nel piano Junker della realizzazione della piattaforma logistica agroalimentare dell’ ortofrutta in Basilicata, la revisione dei parametri relativi alle importazioni in Europa di cereali, ed in particolare del frumento duro, la tracciabilità dei prodotti con indicazione obbligatoria in etichetta di nazioni e regioni di provenienza e trasformazione e le certificazioni omogenee in Europa per il Biologico.

Tra le questioni prioritarie da affrontare – si legge nella nota – c’è il crollo della redditività. In media per ogni euro speso dal consumatore finale, solo 15 centesimi vanno nelle tasche del contadino. Solo per fare un esempio, le arance sono pagate agli agricoltori il 40% in meno di un anno fa: ovvero 18 centesimi al chilo, contro i 2 euro al supermercato, con un rincaro che dal campo alla tavola tocca il 1111%.

 

 
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