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CIA: OBBLIGO ETICHETTATURA ORIGINE PER CARNE CONIGLIO

Mercoledì, 31 agosto 2016

Inserire, nella normativa europea, l'obbligo di etichettatura di origine per la carne di coniglio, oltre a quello di allevamento e macellazione. Lo chiede la Cia, denunciando la grave situazione di crisi nel settore cunicolo. Settore che in Basilicata coinvolge 145 aziende con “consistenti” allevamenti di conigli, mentre ammontano a circa 126mila i capi cunicoli complessivi. Parliamo – è scritto nella nota – di un comparto zootecnico di nicchia perché ci sono aziende agricole che utilizzano l’allevamento di pochi capi ad uso familiare, mentre la media di capi/azienda per le strutture che se ne occupano come attività principiale è di 860 capi/azienda. La distribuzione territoriale sia degli allevamenti che del numero dei capi è concentrata nella provincia di Matera che detiene il 74% circa delle aziende ed il 75,56% dei capi allevati. Il comparto cunicolo – sottolinea la Cia – ha subito un autentico tracollo: in dieci anni si è passati da oltre 5mila aziende a solo 145, ma a testimonianza del crescente impegno degli allevatori lucani i capi dei conigli nel giro di dieci anni è passato da 23 a 867 capi ad azienda. L’allevamento di conigli può rappresentare anche nella nostra regione una valida opportunità per sviluppare la multifunzionalità aziendale e per accrescere il reddito degli agricoltori, specie se titolari di piccole aziende familiari. Sono soprattutto le Aree Interne già ricche di produzioni agricole di pregio, caratterizzate da elevata tipicità e apprezzamento dal mercato con allevamenti di conigli a terra, che possono rilanciare il comparto cunicolo proiettandolo nella ristorazione tipica e di qualità. Come sanno i consumatori – è scritto ancora nella nota – trovare in macelleria il “coniglio paesano” è sempre più raro e sulla provenienza non si ha, salvo eccezioni, certezza a causa  della forte crescita di importazione da altri Paesi Europei ed extra Ue con prezzi bassi nei supermercati e in macelleria.

 

L’obbligatorietà nell'etichettatura, peraltro già prevista per le altre carni fresche (suine, bovine, ovi-caprine, pollame) dall'Ue -sollecita la Cia - è necessaria per valorizzare le carni della nostra regione e italiane. Serve un marchio del Dicastero agricolo per valorizzare questo comparto che genera una qualità superiore rispetto ad altre nazioni produttrici, oltre a sostenere la filiera con campagne promozionali alla stregua di altri prodotti Made in italy".

Adesso, prosegue la nota, il settore sta attraversando un periodo di crisi gravissima con il prezzo di vendita che negli ultimi 8 mesi è stato di 1,52 euro al  chilogrammo, con costi produttivi che vanno da 1,75 a 1,85".

Nonostante le ripetute richieste degli allevatori e dei consumatori, continua la Cia, la carne di coniglio resta ancora esclusa da un sistema di etichettatura trasparente consentendo così a referenze estere di entrare in modo anonimo nei circuiti distributivi italiani.

In tutta la Penisola vengono prodotti mediamente 500mila conigli a settimana, che vengono trasformati in 25 stabilimenti produttivi.

"Anche questo è una nota dolente del settore ovvero la difficoltà della filiera di aggregare il prodotto: la Spagna, ad esempio, ha 3 stabilimenti produttivi e la Francia ne ha 4. Quest'ultima nazione sta esportando in Italia molti capi con prezzi tenuti volutamente bassi. Sostiene infatti le quotazioni entro i confini ed esporta l'eccedenza con prezzi bassi, applicando di fatto il dumping. Inoltre sono 9 settimane che a Verona, dove si riunisce periodicamente la Commissione unica nazionale (Cun) settore conigli, non viene raggiunta una quotazione tra allevatori e trasformatori. In questo modo, siccome il prezzo è molto al di sotto del costo di produzione, gli allevatori non accettano le proposte di prezzo e la carne viene venduta in un mercato che si ‘autoregola' con cifre irrisorie".

Il settore cunicolo in Italia

• 500.000 conigli a settimana allevati a livello nazionale;

• 10.000 addetti e un fatturato di oltre 350 milioni di euro ;

• Servono 79 giorni per ingrassare un coniglio (un peso che a maturazione va da  2,450 a 2,700 chilogrammi). La Francia macella a 68 giorni;

• Per produrre un chilo di carne occorrono 4 chilogrammi di mangime al costo medio di 27 euro a quintale;

• Una fattrice genera in un anno circa 50 conigli.

 
TERREMOTO: AGIA-CIA, INCORAGGIAMENTO E SOSTEGNO A GIOVANI IMPRENDITORI AGRICOLI

Lunedì, 29 agosto 2016

Amalia, la giovane imprenditrice agricola“La forte determinazione di Amalia, l’imprenditrice agricola di Casale Nibbi, una piccola frazione rurale di Amatrice, a resistere dopo il terremoto che ha fortemente danneggiato laboratorio e stalla dell’azienda di famiglia, è un segnale importante della volontà di una generazione di agricoltori, i giovani, che è innamorata della terra e non ha intenzione di andare via”. Lo afferma Maria Pirrone, presidente nazionale di Agia, l’associazione dei giovani imprenditori della Cia in Basilicata per inaugurare una nuova azienda agricola diretta da una giovane donna che – dice – “come Amalia è la testimonianza del futuro dell’agricoltura multifunzionale che resiste di fronte ad ogni forma di difficoltà. Amalia sarà costretta a trovare nuovi mercati di vendita del miele e dei formaggi della propria azienda, a ricostruire laboratorio e stalla, a mettere in sicurezza il gregge, ma l’impegno va incoraggiato e sostenuto. Ed è quello che vogliamo fare come associazione di giovani imprenditori che sono mobilitati in queste ore in tutt’Italia per manifestare solidarietà e per dare aiuti alle comunità rurali colpite dal sisma. Ci sono agriturismi delle aree limitrofe a quelle terremotate che hanno messo a disposizione l’accoglienza di famiglie e aziende che stanno raccogliendo aiuti alimentari da consegnare alle mense organizzate dalla Protezione Civile perché comunque siano garantiti prodotti tipici e di qualità. Le parole di Amelia -  "Non me ne vado, abbiamo tutto qui. Un bel respiro e si riparte. Cerchiamo di aiutarci l'un l'altro per superare il disastro" – sono un incoraggiamento per giovani e meno giovani agricoltori dei centri terremotati. L’esperienza che viene da altre aree rurali colpite da sisma, dall’Emilia, all’Abruzzo sino a Irpinia e Basilicata è in proposito significativa perché in quelle tragiche situazioni sono stati innanzitutto i giovani in prima fila ad assicurare la ricostruzione di stalle, laboratori e aziende distrutte e con essa la ripresa produttiva e dell’economia rurale. Proprio come accade in Va d’Agri con la nuova azienda di Maria Chiara che è anch’essa un simbolo di come sia possibile superare il terremoto (qui del 1980) e persino un “altro terremoto” per l’agricoltura che è il petrolio estratto a pochi passi da aziende agricole e zootecniche che non hanno nulla da invidiare ai profitti del greggio”.

Casale Nibbi

 
TERREMOTO: VICINANZA ED IMPEGNO DELLA CIA LUCANA

Giovedì, 25 agosto 2016

Gli agricoltori lucani, specie quanti presidiano con il lavoro quotidiano quelle stesse aree interne e a vocazione rurale di Lazio, Marche e Umbria colpite dal tremendo terremoto, 36 anni fa hanno vissuto l’identica tragedia in contrade e frazioni sparse sui territori amplificata per i ben noti problemi infrastrutturali e di servizi. Il nostro pensiero alle popolazioni rurali terremoto è accompagnato da un impegno, in coordinamento con le strutture regionali e nazionali, di aiuti concreti. Lo sottolinea la Cia-Confederazione Italiana Agricoltori della Basilicata che aggiunge: le immagini di casolari ed aziende agricole distrutte, come di case in paese, di morte e dolore ci fanno tornare in mente l’esperienza che abbiamo vissuto nel 1980 e con gli sciami sismici degli anni successivi e per questo sappiamo bene la caparbietà di chi è attaccato alla terra e troverà la forza necessaria per ricominciare. Adesso – aggiunge la nota della Cia – bisogna garantire la messa in sicurezza delle comunità, assicurare un alloggio, un pasto, l’assistenza adeguata specie ad anziani e bambini. In queste ore sull’intero territorio nazionale la Cia sta predisponendo una raccolta fondi per inviare aiuti materiali e prevedere degli uffici mobili per garantire un adeguato supporto alle aziende agricole che avranno bisogno di continuità nei servizi e nelle pratiche legate alla gestione e alla ricostruzione di eventuali danni riportati alle strutture.

Lo spirito di solidarietà – afferma il presidente nazionale Dino Scanavino- è prerogativa innata degli agricoltori, quindi ci daremo molto da fare, per quanto nelle nostre possibilità. Sappiamo che le parole servono a poco -prosegue - vogliamo far sentire concretamente la nostra vicinanza ai territori colpiti. Prenderemo subito contatto con le Istituzioni che coordinano gli aiuti per valutare le iniziative più urgenti da assumere a sostegno delle popolazioni.. Dall'esperienza fatta prima in Basilicata-Irpinia, successivamente negli anni in Abruzzo e in Emilia-Romagna abbiamo compreso come sia fondamentale, dopo le necessarie operazioni di primo soccorso, ripristinare il prima possibile la normalità e non far crescere il senso di abbandono tra i terremotati".

 

 

 
TURISMO VERDE : DOMANI A PIETRAPERTOSA VII SAGRA DEL MGLITIELL

Giovedì, 25 agosto 2016

Si ripete nel Parco Gallipoli Cognato la "Sagra del Mglitiell".  L'obiettivo è quello di tenere viva la tradizione della cucina rurale che proprie nell'area può contare sull'agnello doc delle Piccole Dolomiti Lucane. In proposito, un forte richiamo sono proprio le sagre come quella che l'Agriturismo "I Sapori del Parco" di Pietrapertosa, con il patrocinio di Turismo Verde-Cia,  organizza domani  25 agosto. L'azienda agrituristica "I Sapori del Parco" di Vernucci Annarita è collocata nel "cuore" del Parco (contrada Battaglia) con una superficie di circa 15 ettari di terreno e numerose esperienze di edizioni di sagre, tra cui la Festa del maiale. Gli "involtini" sono preparati secondo un'antica ricetta tramandata da generazioni di pastori e aromatizzati con erbe del Parco. Una Sagra che testimonia il ruolo specifico degli agriturismi e dei ristoratori di Turismo Verde-Cia della Basilicata nell'attuazione del progetto, denominato "Ricopri", acronimo di "Ripristino e conservazione di praterie nell'Italia centrale e meridionale" all'interno del Programma Life Natura 2010 dell'Ue per proteggere e diffondere le specie in via di estinzione funzionali anche ad un miglioramento delle produzioni agricole. In queste zone pascola la mucca podolica che, alimentandosi con la specie erbacea Festuca Brometalia, produce latte di alta qualità che viene utilizzato per produrre ottimi prodotti caseari e pascolano gli agnelli locali. La qualità è riscontrabile anche negli allevamenti zootecnici da  carne, infatti è dimostrato che quanto più è diversificata e varia l’alimentazione di vacche ed agnelli, tanto più aumentano le qualità nutrizionali e organolettiche delle carni. Il recupero dei valori culturali e l’aggiornamento delle tecniche di allevamento potrà costituire un importante tassello per levare qualità delle produzioni, redditi ed economia locale. 
Al termine del progetto, dopo tre anni, si prevede tra l’altro di avere una moltiplicazione di capi podolici con conseguente incremento di produzioni agricole di qualità. Inoltre è dimostrato che esiste una stretta associazione tra valore di conservazione della natura e valore economico non solo dei beni ma dell’intero complesso dei servizi eco-sistemici diretti e indiretti che porta il ripristino degli habitat. 
In questa prospettiva – sottolinea la Cia – il ruolo degli agricoltori diventa decisivo per la riuscita del progetto e, essendo loro gli esecutori materiali degli interventi, del suo prosieguo dopo la scadenza triennale dell’iniziativa.

Nell'agriturismo altro piatto forte è il cinghiale che da queste parti è il "nemico numero uno" per i danni provocati alle coltivazioni. Ma a tavola cucinato con il sugo e le orecchiette è il piatto preferito dagli ospiti. Pertanto le sagre come queste hanno un significato che va al di là di quello tradizionale. La famiglia titolare dell'Azienda -non a caso "I Sapori del Parco" perché mette in tavola tutti i sapori dei prodotti di qualità - conserva "gelosamente" le antiche tradizioni della gastronomia pastorale di cui i "migliatiell" sono sicuramente il piatto più antico.

 
TURISMO VERDE-CIA: DAI “RIGATONI ALLA BOLOGNESE” IN USA TANTI PRODOTTI LUCANI CONTRAFFATTI

Lunedì, 22 agosto 2016


Purtroppo non c'è solo il caso dei “rigatoni alla bolognese” con prodotti che non hanno nulla a che fare con quelli autentici made in Italy, rilanciati dal prestigioso New York Times e che sta facendo discutere. Gli agri-chef e i titolari delle aziende agrituristiche del circuito Turismo Verde-Cia Basilicata riferiscono che sono vittime di “agropirateria” numerosi prodotti tipici lucani come il caciocavallo, il pecorino di Moliterno, i salumi di Picerno, l’Aglianico del Vulture, l’olio delle colline del Materano, la farina di grano duro “senatore” del Materano, il peperone di Senise, solo per citare i più “imitati-contraffatti” specie in vendita negli Usa. Negli scaffali dei supermarket negli Usa è facile trovare “cold cuts lucan” spacciati per salumi di Picerno o “chees lu'kan” spacciati per formaggi nostri e persino bottiglie di “alianik”.
Un business che per le produzioni alimentari della nostra regione raggiunge un giro di affari milionario, sottratto agli agricoltori autentici, e mette a rischio la salute dei consumatori. Un affare da 60 miliardi di euro l’anno, di cui un terzo realizzato solo con la contraffazione dei nostri formaggi di qualità. Questa la portata economica del business dell'agropirateria internazionale nei confronti del “made in Italy”.
“La situazione - osserva la Cia lucana - è di estrema gravità. Ci troviamo di fronte a un immenso supermarket dell’agro-scorretto, del “bidone alimentare”, dove a pagare è solo il nostro Paese. E il danno, purtroppo, è destinato a crescere, visto che a livello mondiale ancora non esiste una vera tutela delle nostre “eccellenze” Dop, Igp e Stg”.
E poi ci sono i prodotti che arrivano dall'estero con etichette (o senza) italiane. I sequestri da parte delle autorità competenti italiane negli ultimi due anni si sono più che quadruplicati. E ciò significa che i controlli funzionano, ma il pericolo di portare a tavola cibi “a rischio” e a prezzi “stracciati” è sempre più incombente. I più colpiti dalle sofisticazioni sono i sughi pronti, i pomodori in scatola, il caffè, la pasta, l’olio di oliva, la mozzarella, i formaggi, le conserve alimentari. E l’allarme maggiore è per quello che viene dalla Cina che, nonostante il calo delle esportazioni “ufficiali” in Italia, riesce a far entrare nella Penisola grandi quantità di prodotti che possono mettere a repentaglio la salute, oltre a provocare gravi danni all’economia agricola nazionale. Su tutti il caso dei pomodori cinesi.
“Di fronte a questa ‘rapina’ giornaliera – continua la Cia – bisogna dire basta. Ma per mettere un freno al fenomeno dell’italian sounding e all’agropirateria globalizzata servono misure reali ed efficaci. Ecco perché ora bisogna fare qualcosa di più: il “made in Italy” agroalimentare è un settore economicamente strategico -osserva la Cia- oltre a rappresentare un patrimonio culturale e culinario che è l’immagine stessa dell’Italia fuori dai confini nazionali. Adesso servono misure “ad hoc” come l’istituzione di una task-force in ambito Ue per contrastare truffe e falsificazioni alimentari; sanzioni più severe contro chiunque imiti prodotti a denominazione d’origine; un’azione più decisa da parte dell’Europa nel negoziato Wto per un’effettiva difesa delle certificazioni Ue; interventi finanziari, sia a livello nazionale che comunitario, per l’assistenza legale a chi promuove cause (in particolare ai consorzi di tutela) contro chi falsifica prodotti alimentari.

 

 

 
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