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CIA: "Il caporalato si contrasta sottraendo alla criminalità due ambiti strategici: la logistica e l'incontro domanda e offerta”.

Venerdì, 27 maggio 2016

Il rigetto assoluto del lavoro nero e del caporalato sono due principi cardine che guidano l'azione sindacale della Cia. Perché è evidente che le eccellenze agricole devono essere legate non solo alla qualità, ma anche alla dignità del lavoro e della vita delle persone coinvolte. Per questo il Protocollo sperimentale contro il caporalato e lo sfruttamento lavorativo in agricoltura sottoscritto oggi da governo, associazioni ed enti locali, in attuazione anche in provincia di Potenza, rappresenta un passo importante. Lo afferma la Cia-Agricoltori Italiani che, con il vicepresidente nazionale Alessandro Mastrocinque, ha partecipato alla firma dell'intesa..

Ministeri dell'Interno, delle Politiche agricole e del Lavoro, parti sociali agricole, Regioni, associazioni delle cooperative e del terzo settore sono i protagonisti dell'accordo "Cura, Legalità, Uscita dal ghetto" che definisce interventi coordinati, a livello locale, e finalizzati all'accoglienza, alla cura, all'informazione, al lavoro e all'integrazione della manodopera agricola, soprattutto di provenienza straniera.

Secondo la Cia, del Protocollo è fondamentale sottolineare innanzitutto l'approccio pragmatico e non generalista, che vede nell'individuazione di specifiche province (Bari, Caserta, Foggia, Lecce, Potenza, Ragusa, Reggio Calabria) il terreno su cui sperimentare le azioni concordate. Ugualmente significativa è l'identificazione delle parti sociali quali interlocutori essenziali nella riuscita degli interventi.

Su questo ultimo aspetto, il Protocollo ha recepito quanto da sempre sostenuto dalla Cia: il caporalato non si contrasta efficacemente se non si comprende che occorre sottrarre alla criminalità organizzata due ambiti strategici: la logistica e l'incontro domanda e offerta. Ma sottrarre il mercato del lavoro alla criminalità non vuol dire unicamente controllo e repressione, vuol dire anche diventare responsabili di quel segmento in modo trasparente, tracciato, legale ed efficace: le parti sociali, insieme alle istituzioni, possono e devono farlo. Tanto più che i numeri più recenti sul caporalato parlano di circa 100 mila "nuovi schiavi", che si alternano oggi tra i filari di vite o nella raccolta dei pomodori e della frutta.

La lotta ai caporali e allo sfruttamento del lavoro sarà lunga e difficile ma, se deve portare a risultati che durino nel tempo, dovrà essere composta di tante azioni. Il Protocollo firmato oggi ne affronta alcune -osserva la Cia- ma non si può trascurare che parallelamente vi è in commissione Agricoltura un ddl del governo, su cui proprio ieri si è svolta un'audizione del ministro Martina, il quale si è espresso per un'accelerazione dell'iter legislativo.

Sul disegno di legge, però, la Cia ritiene che, oltre alla necessità che le norme penali già esistenti siano certe e applicate (prima ancora che rafforzate o innovate come intende fare il governo), sia opportuno non introdurre elementi estranei rispetto all'obiettivo e che rischiano di distrarre risorse ed energie verso fini completamente diversi. Occorre cioè uscire finalmente dall'errata sicurezza psicologica che vede nell'aumento della burocrazia e dei vincoli (quali gli indici di congruità o le mensilizzazione dei contributi) una maggiore garanzia di tutela del lavoro e di rispetto della legge. Il lavoro sano si afferma con regole chiare, semplici e sostenibili -conclude la Confederazione-. L'integrazione delle banche dati e del patrimonio informativo in possesso delle Pubbliche amministrazioni deve fare il resto.

 
CONSORZI BONIFICA. DIRETTORE CIA BASILICATA IN AUDIZIONE IN TERZA COMMISSIONE METTE IN GUARDIA: PRIMA DI ACCORPARE UNA VERIFICA PUNTUALE

Giovedì, 19 maggio 2016

La proposta – che è contenuta nel disegno di legge della Giunta riguardante la “Nuova disciplina in materia di bonifica integrale, irrigazione e tutela del territorio”  - di accorpamento degli attuali tre Consorzi (Bradano-Metapontino, Val d’Agri, Vulture-Alto Bradano) e ampliamento del territorio di bonifica a tutta la regione richiede una verifica puntuale ed approfondita sull'impatto dell'inclusione dei territori attualmente non asserviti alle attività consortili. E’ questa la sollecitazione della Cia Basilicata espressa dal direttore regionale Donato Distefano nell’audizione tenuta in Terza Commissione del Consiglio Regionale. Il dirigente della Cia  si è soffermato innanzitutto sull'assetto del nuovo Consorzio unico di bonifica immaginato dal governo regionale che – ha detto -  sembra più simile a quello di un'agenzia che non ad un consorzio. La questione più delicata riguarda alcune modalità elettive dell'assemblea, per la quale sono previsti 30 rappresentanti per una utenza di circa 200 mila utenti.
Sotto il profilo democratico, la Cia è preoccupata inoltre per il meccanismo che riguarda la funzione e i compiti dell'amministratore, che conta molto più di un consigliere avendo un peso pari al 40 per cento dei voti, soluzione che peraltro non trova precedenti nella legislazione di nessun'altra Regione. Se la Giunta e il Consiglio regionale dovessero insistere sull'ipotesi dell'accorpamento dei Consorzi in un'unica struttura, a parere della Cia, sarebbe opportuno comunque prevedere ambiti funzionali locali omogenei, anche per evitare di uniformare i pagamenti in aree diverse.

La premessa da cui partiamo è che il sistema consortile di bonifica in Italia è un grande patrimonio di strutture e di professionalità, un pezzo di paese competitivo, produttivo, di eccellenza; essi comprendono circa 18 milioni di ettari di territorio, il 60 per cento della superficie del Paese e per il 20 per cento servita da opere di irrigazione, un migliaio di impianti di sollevamento, centinaia di invasi, impianti idrovori, acquedotti e impianti di produzione di energia elettrica. Svolgono attività storiche di manutenzione degli alvei fluviali, dei canali e dei bacini imbriferi, di manutenzione e gestione di opere infrastrutturali, idrauliche e ambientali, di regimazione delle acque, gestione degli invasi e dei sistemi di irrigazione. Occorre - afferma Distefano - rendere più funzionali tali strutture, riorganizzando dove c'è bisogno, riducendone il numero per aumentarne l`efficienza e ridurne il costo relativo, semplificando i rapporti con l’utenza e puntando a soluzioni che unifichino le riscossioni. Bisogna quindi adeguare i Consorzi a nuove attività riferite al riciclo dell’acqua, alla produzione di energie rinnovabili sino alla certificazione di qualità dei territori rurali.

 
ALLARME CINGHIALI: CIA, NON C’E’ PIU’ TEMPO DA PERDERE

Mercoledì, 18 maggio 2016

L’allarme lanciato dall’assessore regionale all’Ambiente, Aldo Berlinguer, riprendendo i dati dell’Osservatorio regionale degli habitat naturali, popolazioni faunistiche e biodiversità dello stesso Dipartimento Ambiente, non fa altro che “certificare” le continue e pressanti sollecitazioni e proteste venute nel corso degli ultimi anni dalla Cia e che ha visto scendere in campo il Presidente nazionale Dino Scanavino: siamo in presenza in Basilicata di circa 123mila cinghiali (uno ogni 4,5 abitanti), di cui 23mila abbattuti nel corso dello scorso anno. E’ quanto sottolinea la Cia lucana dando atto all’assessore Berlinguer di aver riconosciuto che, nonostante le numerose iniziative promosse dalla Regione, il fenomeno non è stato eliminato.

Per la Cia l’obiettivo da raggiungere è quello di un piano straordinario di interventi per riportare la presenza e la densità degli ungulati in equilibrio con il territorio, tenuto conto che i 350 cosiddetti incidenti provocati dai cinghiali e censiti ufficialmente (a cui aggiungere quelli causati da branchi di lupi) nell’ultimo anno sono un dato poco significativo dei gravissimi danni alle aziende agricole specie ortive e di pregio. Si tratta quindi di attivare, non solo attraverso comunicati stampa, interventi di contenimento e di prelievo della fauna selvatica, in particolare ungulati, nei parchi e nelle aree protette; e garantire il rispetto del principio del risarcimento totale dei danni diretti ed indiretti causati da fauna selvatica ed ungulati. Inoltre, ma non meno importante, la richiesta di un ristorno di fondi che sia realmente commisurato alle perdite causate alle imprese agricole per effetto dei danni da fauna selvatica. Da anni e attraverso petizioni popolari che hanno avuto il sostegno di 6mila agricoltori ed allevatori -sottolinea la Cia- sosteniamo che sia necessario scindere la questione dei danni da fauna selvatica e inselvatichita dell’attività venatoria e quindi dalla riforma della L.157/92. E´ dunque importante la presentazione di una proposta legislativa ad hoc che comprenda la riforma del sistema di risarcimento dei danni, le attività preventive di conservazione dell´ambiente e le azioni ordinarie e straordinarie tese al contenimento delle specie dannose. Con una Legge nazionale basata sul principio, ormai anacronistico, della conservazione e dell’incremento delle specie - sostiene la Cia - ogni tentativo di riportare sotto controllo la situazione, si scontra con questo principio, con i ricorsi alla magistratura, con un contenzioso infinito. Un cambiamento della Legge 157/92 non può più essere rinviato. Il problema è soprattutto dell’agricoltura, che rischia il tracollo. Occorre garantire agli agricoltori le risorse per la prevenzione e per il pieno risarcimento dei danni e attendiamo delle risposte dalla Regione: bisogna urgentemente individuare misure efficaci di ristoro, per applicare concretamente i principi di piena tutela del reddito degli agricoltori affermati dal Piano faunistico regionale. Infine, le autorizzazioni dei piani di abbattimento – conclude la Cia lucana - vanno decise anche in collaborazione con i proprietari e conduttori di fondi.

 
CIA: Garantire a tutta la popolazione mondiale il cibo necessario è la vera nuova sfida del secolo. La delegazione lucana Cia-Agia ad iniziativa FAO

Venerdì, 13 maggio 2016

Garantire a tutta la popolazione mondiale il cibo necessario è la vera nuova sfida del secolo. Una sfida che richiede politiche agroalimentari e commerciali integrate e coordinate a livello nazionale e internazionale, oltreché soluzioni comuni per la lotta contro lo spreco alimentare e il miglioramento della sostenibilità della produzione agricola. E’ questa la sollecitazione della Cia-Agricoltori Italiani, che ha partecipato con il presidente nazionale Dino Scanavino, al “Social Business for 0 Hunger”, l’iniziativa organizzata oggi dalla Fao a Roma e di cui la Confederazione è partner. All’evento era presente una delegazione lucana guidata dai presidenti Cia Nicola Serio, Agia Rudy Marranchelli e Moscaritolo.

Una “due giorni” di lavori, che è stata inaugurata con gli interventi del direttore generale della Fao José Graziano Da Silva, del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina, della vicepresidente della Camera Marina Sereni e del premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus (noto come “il banchiere dei poveri”, fondatore della Grameen Bank e ideatore del microcredito moderno), per discutere di sicurezza alimentare globale e di business sociale: “Una frontiera importante, un sistema di nuove esperienze imprenditoriali che rimettono al centro il benessere della collettività e, al cui interno, gli attori della filiera agroalimentare possono esercitare un ruolo strategico per la lotta alla fame del pianeta”.

Un ruolo che gli agricoltori vogliono assumere “come protagonisti”, ha affermato il presidente della Cia, quindi “consapevoli della propria responsabilità nella tutela dei suoli e nella gestione efficiente delle risorse naturali” ma anche “coscienti che non è più pensabile oggi assumere decisioni politiche che riguardano la sovranità alimentare senza coinvolgere gli agricoltori in prima persona”.

L’iniziativa della Fao, ha ricordato Scanavino nel suo discorso, “è da ricondurre a un contesto, fino a qualche anno fa, inedito. L’economia mondiale è cresciuta a ritmi sostenuti e con un’intensità che ha reso sempre più evidente e preoccupante il problema della perdita di equilibrio tra sviluppo e risorse disponibili. Alcuni di questi cambiamenti stanno assumendo una dimensione strutturale: primo fra tutti la crescita della domanda alimentare, superiore all’offerta, legata agli incrementi demografici e al processo di crescita economica che sta interessando vaste quote della popolazione mondiale”.

 
CONSUMO SUOLO: CIA, DDL PRIMO PASSO FONDAMENTALE

Venerdì, 13 maggio 2016

Un primo passo fondamentale verso un approccio più consapevole del territorio che tuteli l'agricoltura e salvaguardi il paesaggio : è  il commento della Cia al via libera della Camera al ddl sul "Contenimento del consumo del suolo e il riuso del suolo edificato".

Per avere un’idea della questione la Cia lucana ricorda che la superficie agricola investita in Basilicata è diminuita di 64.611 ettari (da 537.532 ha del 2000 a 472.920 ha del 2010), pari al 12% in meno. Altri dati: poco meno di 80.500 ettari di cereali sono "scomparsi" in Basilicata in un decennio, con l'effetto del quasi dimezzamento delle aziende cerealicole (da 40 mila a 22 mila); stessa sorte per 665 ettari di colture ortive, 523 ettari di patata, 517 di barbabietole da zucchero, mentre i cosiddetti "terreni a riposo" sono aumentati di 12.700 ettari. Ancora, la Basilicata ha perso 3.500 ettari di vigneti, 5.600 ettari di coltivazioni legnose, 1.900 ettari di agrumi, 967 di olivo. Persino gli orti familiari, da sempre simbolo di un'economia agricola di sostentamento, registrano un arretramento di 484 ettari, pari al 32,2% in meno.

L'Italia ha bisogno di questa legge -spiega Dino Scanavino, presidente nazionale della Cia -. Sono anni che la sollecitiamo e la attendiamo perché il suolo, soprattutto quello coltivato, continua a sparire, divorato dall'avanzata di cemento, incuria e degrado. Un processo costante che cancella 55 ettari di terreno agricolo al giorno, dopo averne già "bruciati" 2 milioni negli ultimi vent'anni.  Ma perdere terreno agricolo – aggiunge - vuol dire, da un lato, aumentare la nostra dipendenza dall'estero nel capitolo agroalimentare e, dall'altro, mettere a rischio un patrimonio paesaggistico che, tra il turismo rurale e l'indotto legato all'enogastronomia tipica, vale più di 10 miliardi di euro l'anno. L'estensione della superficie agricola è legata direttamente alla sicurezza alimentare, ma se da una parte cresce la domanda globale di cibo, dall'altra diminuiscono le terre coltivate. Una contraddizione che va fermata e affrontata, prima di tutto a livello nazionale.  E poi una nuova attenzione al territorio oggi è assolutamente necessaria anche per motivi ambientali -continua Scanavino-. La mancata manutenzione del suolo, il degrado, la cementificazione selvaggia e abusiva, l'abbandono delle zone collinari e montane dove è venuto meno il fondamentale presidio dell'agricoltore, contribuiscono a quei fenomeni di dissesto idrogeologico del Paese che sono alla base di tragedie anche recenti.

"Si deve porre un freno all'uso dissennato e confuso del suolo agrario -evidenzia Donato Distefano, direttore regionale della Cia - determinato soprattutto dalle azioni non programmate delle opere di urbanizzazione, in particolare per centri commerciali e capannoni industriali. Occorre arrestare questo fenomeno con una gestione accorta degli insediamenti, recuperando un'enorme cubatura abitativa, industriale e per servizi da tempo inutilizzata. Nonostante tutto l'agricoltura lucana è bioresistente. Perché è capace di distinguersi, produrre artigianalmente e arrivare sul mercato globale; perché è capace di ridare valore ai prodotti della tradizione adeguandoli ai gusti moderni; perché un'idea di investimento privata può contagiare favorevolmente una piccola collettività; perché l'agricoltore con le sue conoscenze, date dalla convivenza continua con gli elementi della natura, è in grado di prevenire e tamponare con la sua opera quotidiana gli eventi climatici avversi; perché la nostra terra tanto bella quanto fragile, va tutelata innanzitutto con il presidio umano.

 
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