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BERNALDA, FESTA CONTADINA NELLA FATTORIA SPORTIVA

Giovedì, 6 luglio 2017

L’atmosfera delle feste contadine di un tempo “ricreata” a Bernalda nella Fattoria Sportiva Mastrangelo per dare avvio all'estate 2017. L’evento con tantissimo pubblico all’insegna di musica e balli “PIZZICAndo in Fattoria” con la bravissima Maria Pina Matera e il suo corpo di ballo, le melodie e i racconti popolari dei Briganti Montesi, buon cibo gustato sotto le stelle e preparato dallo Chef Domenico Radicchi, la presentazione della “mappa del gusto”, il tutto innaffiato dal vino greco bianco Margherì. Raggiunto l’obiettivo perseguito da Cia e Agia del Metapontino: unire la pratica sportiva alla vacanza in campagna, integrando la voglia o la necessità di movimento alla conoscenza del territorio e dei prodotti agroalimentari locali. E' questa la filosofia dell’Azienda Mastrangelo, in cui la campagna diventa una sorta di palestra a cielo aperto, in cui poter fare una vacanza "sportiva" immersi nei luoghi dove la cultura agroalimentare e del vivere sano è di casa, scoprendo (e assaggiando) quali sono e come si producono tutti quegli alimenti indispensabili per una dieta corretta ed equilibrata. La “Fattoria Sportiva” Mastrangelo è dotata di una pista brecciata ed omologata di 500 mt che si sviluppa su un percorso di 10 stazioni destinate agli esercizi a corpo libero e con attrezzi, inoltre la pista continua per altri 500 mt in sterrato per il cross-running. Al centro del percorso è stata allestita un’area per attività sportiva libera ed un gazebo in legno regolamentare per attività e gare di arti marziali; l’azienda è dotata, inoltre, di parcheggi auto all’aperto custoditi ed ombreggiati, di baby parking e spogliatoi con servizi igienici.

Passione, Perseveranza e Pratica, queste le 3P dei giovani agricoltori italiani. Le caratteristiche che hanno portato tante aziende di giovani imprenditori a introdurre innovazioni di successo, che cambiano la vita non solo dei loro attuatori e delle loro imprese, ma anche dei territori dove questi operano. E' questo il caso della Fattoria Sportiva, che nel Metaponto costituisce oggi una opportunità per dilettanti e professionisti di praticare sport nel verde di un'azienda biologica, con l'ausilio di personal trainer e insegnanti professionali e autoapprendimento da smartphone. La fattoria sportiva nasce infatti dalla passione di Giuseppe Mastrangelo, che a 25 anni decide di ridare vita all'azienda di famiglia sita a Bernalda , restaura la bellissima masseria del '700 dove si trasferisce da Napoli e rinnova completamente i vigneti e gli oliveti introducendo tecniche di coltivazioni biologiche. L'azienda produce olio extravergine di oliva di ottima qualità esportandolo in varie regioni d'Italia. Di recente ha introdotto, anche grazie ad un finanziamento di filiera del PSR Basilicata, la vinificazione in azienda delle sue pregiate uve "Greco Matera DOC", e imbottiglia e commercializza in proprio migliaia di bottiglie con questa denominazione con l'aggiunta della certificazione biologica.

L'esperienza di imprenditore agricolo, la vita in campagna confermano la sua idea che lo sport, l'attività fisica vuol dire benessere e che questo benessere può essere anche migliorato se praticato all'aria aperta, in un ambiente sano, dove sia possibile trovare attrezzature e trainer professionali al pari di quanto avviene nelle Associazioni Sportive cittadine.

La perseveranza di Giuseppe nell'inseguire l'idea di coniugare agricoltura e sport viene premiata quando si presenta l'occasione giusta: l'avvio della Fattoria Sportiva nasce a seguito del protocollo di intesa sottoscritto dalla FIDAL (Federazione Italiana Atletica Leggera) con la CIA e viene finanziato dal Gruppo di Azione Locale Rotondella con le risorse del PSR Basilicata 2007-2013. Il protocollo prevede l'assistenza alla progettazione e realizzazione di un percorso professionale per la corsa e non solo, un bellissimo "circuito vita", della lunghezza complessiva di 1.000 metri, con le giuste pendenze, il fondo a regola d'arte e stazioni di sosta all'interno delle quali sono presenti numerose attrezzature per eseguire tutti i principali esercizi fisici dallo stretching al potenziamento. Presso ciascuna postazione è stato istallato un cartello con il QR code che permette all'utilizzatore, attraverso uno smartphone, di vedere l'esercizio eseguito a regola d'arte da istruttori FIDAL. Oltre al percorso FIDAL Giuseppe presenta un progetto per la realizzazione di uno spazio coperto per praticare altri sport e le arti marziali come il karate, di cui è istruttore federale. Con l'ausilio di un architetto progetta e realizza una bellissima Pagoda con tecniche di bio-architettura e tutti materiali naturali. Uno spazio coperto e attrezzato dove nell'estate passata si sono trasferite molte attività praticate in inverno nelle palestre della vicina Bernalda.

La Fattoria Sportiva è solo all'inizio, l'esperienza, la pratica fanno scaturire nuove idee ed i vecchi magazzini diventano una palestra per tutte le età, bambine che danzano, signore che fanno pilates. La fattoria si anima, nasce la necessità di un luogo di ristoro, di nuovi servizi funzionali alle nuove idee ed attività che Giuseppe, con l'ausilio della moglie avviano in azienda. Nascono attività pensate per i bambini, la summer farm per i bimbi da 4 a7 anni con una full immersion in lingua inglese, i laboratori didattici, le attività sportive e ludiche che utilizzano il circuito.

Oggi Giuseppe è certamente uno dei maggiori esperti di Fattoria sportiva, ne conosce le problematiche, gli aspetti burocratici e normativi, ha partecipato a sviluppare una polizza assicurativa specifica per questo tipo di attività. E' convinto delle potenzialità di questa nuova, ma "naturale" scelta di coniugare agricoltura e sport ed è impegnato nella creazione di una rete di Fattorie sportive sul territorio nazionale. Ma il suo impegno è soprattutto quello di far conoscere e proporre l'offerta sportiva e di benessere della sua azienda nel territorio, così da far diventare il suo circuito FIDAL e le attrezzature per lo sport un patrimonio comune che può caratterizzare in modo originale un' area a grande vocazione turistica, dove agricoltori e non solo hanno e stanno investendo in recettività di qualità.

 

 
A Matera mostra fotografica "Alma mater. Storie di transumanza, pascoli e vie erbose"

Mercoledì, 5 luglio 2017

Sarà inaugurata nella sera di venerdì 7 a Matera , nei locali della Galleria Studio Arti Visive di via delle Beccherie 41, la mostra fotografica "Alma mater. Storie di transumanza, pascoli e vie erbose", con scatti che hanno per soggetto la transumanza delle vacche di razza Podolica a Matera e realizzati dall'artista materana Teresa Lupo. L'autrice degli scatti negli ultimi anni ha seguito l'arrivo, la permanenza al pascolo e la partenza delle podoliche transumanti che ogni anno percorrono strade e sentieri tra la Murgia di Matera e l'Appennino Lucano. Alla prima dell'esposizione sarà presente l'autrice che condurrà tra le immagini e renderà i visitatori partecipi delle sue esperienze artistiche sulla descrizione del paesaggio e delle attività rurali. Alla realizzazione hanno contribuito le sponsorizzazioni di aziende agricole del materano e di CIA Basilicata.

"In Italia – sottolinea Cosimo Gaudiano, responsabile Agia Matera - si è rinnovato l'interesse per l'economia agricola e la cultura rurale, complici la riscoperta del valore dei paesaggi modellati dalle mille “agriculture” nazionali e il ricambio generazionale alla conduzione di terreni e imprese. Parallelamente fioriscono i tentativi descrittivi e artistici di identificare i nuovi rapporti tra le città e le campagne, con le contraddizioni e le opportunità. La transumanza di greggi e mandrie è ancora praticata rivelando la sua adattabilità e flessibilità nel tempo, nonostante la sua scomparsa più volte prevista. Essa diventa così archetipo della fusione tra elementi strutturali moderni con il mondo rurale apparentemente immutabile, strade moderne asfaltate e l'accesso del pastore a pascoli in luoghi ancestrali tramandatisi tra le generazioni. Le visioni fotografiche – aggiunge Gaudiano - espongono questa amalgama e ci stimolano a immaginare nuovi usi e inserimenti per elementi concepiti per essere estranei al delicato e forte tessuto paesaggistico italiano. Si rende così possibile l'attualizzazione e la salvaguardia di questo pezzo di cultura contadina da abbandono e appassimento definitivo."

 
A POTENZA LA VIABILITA’ RURALE DEGRADATA IMPEDISCE AGLI AGRICOLTORI DI RACCOGLIERE IL GRANO!

Mercoledì, 5 luglio 2017

La qualità della viabilità non è solo un elemento per determinare la qualità della vita delle popolazioni rurali, essa è da sempre la condizione per le aziende agricole per continuare le proprie attività indirizzate alla produzione di beni alimentari di elevata qualità, alla tutela dell’ambiente ed alla valorizzazione del territorio.

Purtroppo gli agricoltori e le popolazioni residenti nelle aree rurali non hanno mai potuto contare su una qualità della viabilità rurale accettabile (così come tanti altri servizi essenziali!).

La situazione diviene sempre più insostenibile in presenza delle note ristrettezze finanziarie in cui versano i comuni, che vedono sempre più limitata la propria capacità di intervento in questo campo.

Sono ormai molti anni che sulla viabilità rurale non si interviene nemmeno con una “vitale” manutenzione ordinaria.

Allora si ricorre ad altri strumenti per preservare le condizioni minime di agibilità delle strade rurali, come accade in diverse frazioni del comune di Potenza: si introduce il divieto di transito per i mezzi che a pieno carico superano i 50 quintali di peso!

Apprezziamo lo sforzo per l’originalità, la bontà e le finalità dell’idea – si afferma in una nota della CIA Agricoltori Italiani di Potenza – l’unico problema è che questo riguarda direttamente le aziende agricole che non possono recarsi nei campi con i loro mezzi ed a fronte delle tante segnalazioni fatte dagli agricoltori al Comune di Potenza, non si comprende come mai non si sia ancora risolto il problema.

E’ noto che una delle difficoltà che vivono gli agricoltori ed i conduttori di attività agricole nell’area di Piani del Mattino e frazioni circostanti è rappresentata dalla impossibilità di raggiungere con i mezzi agricoli (che vanno ben oltre il limite imposto per la circolazione su quella viabilità) i terreni per la raccolta del fieno o, tra qualche giorno, dalla raccolta dei cereali ed il loro trasporto al centro aziendale o la difficoltà di approvvigionarsi di carburante agricolo o mangimi per le aziende zootecniche.

La CIA, a tutela delle imprese agricole dell’area di Piani del Mattino e dei territori contermini, chiede al Comune di Potenza di adottare con estrema urgenza un provvedimento che in deroga al divieto di transito per i mezzi con peso a pieno carico di 5 tonnellate sulla viabilità locale sia consentita la circolazione a tutti i mezzi agricoli ed a tutti i mezzi che trasportano produzioni agricole o mezzi tecnici destinati alle imprese agricole (es. mangimi o carburanti agricoli).

Si tratta di un semplice provvedimento fondato sul “buonsenso”!.

Qualora ciò non dovesse accadere in tempi rapidi si valuterà l’ipotesi di chiamare a responsabilità chi con le proprie azioni si sarà reso responsabile dei danni arrecati alle imprese agricole.

 

 
SAGRA ALBICOCCA ROTONDELLA: CIA E AGIA, OCCASIONE DI CONFRONTO SU CRISI COMPARTO

Venerdì, 30 giugno 2017

Dirigenti cia con il ministro MartinaLa XXI edizione della Sagra dell’Albicocca in programma a Rotondella deve essere occasione di serio confronto su un prodotto che ha scritto la storia e l'economia di un territorio e che nel 2017 ha avvertito la più forte scossa sotto il profilo commerciale. Lo sostiene una nota della Cia del Metapontino evidenziando che una serie di fattori hanno portato a una drastica riduzione dei prezzi, con scenari drammatici per alcune varietà rimaste invendute sugli alberi.

L'ortofrutta è un tema complesso che va affrontato sotto tutti gli aspetti e da tutti gli attori - afferma Nicola Serio, presidente regionale vicario della Cia . Rischiare di perderla nel nostro territorio sarebbe una sconfitta per tutta l'economia perché l'ortofrutta crea produzione, lavoro, indotto. In questo momento di crisi le aziende agricole continuano ad investire ed innovare e noi vogliamo aiutarle e supportarle in questo processo. Crediamo che l'aggregazione sia molto importante, ma deve necessariamente evolversi e guardare al futuro con più prospettiva. Nello specifico il mercato delle albicocche rimane insofferente per problemi congiunturali, strutturali e per l'accavallarsi di prodotto. Senza dimenticare l'oramai cronica crisi dei consumi. E' necessario riguardare l'idea di aggregazione per programmare meglio l'offerta. Dobbiamo inoltre riconquistare il consumatore attraverso la qualità ed il suo riconoscimento.

Per Rudy Marranchelli, presidente Agia-Cia oggi bisogna iniziare ad immaginare con nuovi occhi il mercato. Aggregazione e programmazione sono importanti ma non sufficienti. Bisogna dare forza una filiera che tutela di più i produttori e dà maggiori garanzie ai consumatori, che sia trasparente ed equa. Sotto questo punto di vista risulta importante il codice etico lanciato dal Mipaaf in questi giorni insieme a Federdistribuzioni e Conad, dove in particolare le organizzazioni della grande distribuzione si impegnano a non fare più ricorso alle aste elettroniche inverse al doppio ribasso per l'acquisto di prodotti agroalimentari, a valorizzare nei propri punti vendita la stagionalità e la provenienza dei prodotti agricoli e alimentari e realizzare campagne di sensibilizzazione e comunicazione verso i consumatori relative all'impegno contro il lavoro nero, per la trasparenza della filiera agricola e alimentare e per il rispetto dei diritti dei lavoratori. Con soddisfazione oggi possiamo dire che il codice etico ricalca in parte l'idea lanciata dai giovani imprenditori agricoli lucani a fine maggio, un “Network dei Valori” capace di mettere in trasparenza l'intero processo di filiera. Quando si parla di crisi dell'ortofrutta il riferimento non è solo alle aziende agricole, ma a tutto l'indotto che sviluppano (pensiamo soprattutto ai tanti lavoratori). Per questo – conclude Marranchellli -mettere le aziende nelle condizioni di produrre reddito, significa mettere in sicurezza l'intero sistema.

 
TRICARICO: CIA, UNA FILIERA DEL CINGHIALE RIPORTANDO IN VITA IL VECCHIO SALUMIFICIO

 

Mercoledì, 28 giugno 2017

La creazione di una filiera del cinghiale, trasformando quello che è un problema gravissimo per i produttori agricoli in opportunità, è la sollecitazione della Cia del Materano.

Nel riferire che il sindaco di Tricarico Lina Marchisella con lettera all’Assessore all’Agricoltura Braia ha proposto che la Regione coordini una filiera delle carni selvatiche e, se si tiene conto che a Tricarico insiste un opificio (salumificio) di proprietà regionale, la macellazione e trasformazione potrebbe avvenire in questo opificio, la Cia sostiene l’iniziativa che riprende quella che è un’antica idea della confederazione degli agricoltori.

Dal 2016 sono stati abbattuti in Basilicata - nel periodo di caccia e mediante controllo - 7.300 cinghiali mentre, solo in sei anni, i danni risarciti ammontano a circa 5 milioni di euro ma sono incalcolabili. Numeri così elevati da rendere necessario un vero e proprio “approccio gestionale” al fenomeno, che permetta la limitazione dei danni arrecati all’agricoltura, che valorizzi i notevoli interessi economici che la caccia a questi animali rappresenta e che garantisca il massimo della qualità del prodotto alimentare. Un’impostazione di tipo “commerciale” che, nel rispetto di tutte le norme vigenti e con il coinvolgimento degli Enti locali, trasformi un problema in vera opportunità per il settore alimentare.

Consumata cotta ai ferri o nel sugo della pasta, la carne di cinghiale – sottolinea Paolo Carbone della Cia - è il simbolo di una tradizione culinaria che attrae tanti turisti in varie parti del Paese, specie Umbria e Toscana. Se ne mangia tantissima, eppure quella che troviamo al ristorante raramente è “nostrana”. Accade che i ristoratori, per evitare di prendere un cinghiale locale che non soddisfa i requisiti di tracciabilità e le adeguate garanzie igienico sanitarie, acquistano la carne dalla Grande Distribuzione Organizzata o da grossisti che, solitamente, si riforniscono nei Paesi dell’Est Europa. Sia chiaro: tutti i Paesi dell’UE effettuano gli stessi controlli sulla qualità, dunque la carne è sicura(oltre che buona). Ma altro che “chilometro 0”. Insomma, un circolo vizioso che pur garantendo la qualità di quello che mangiamo, non rappresenta per il territorio una risorsa economica al 100%. E purtroppo quasi tutti i titolari di aziende agrituristiche sono costretti a rinunciare a proporre la carne di cinghiale perché non riescono a garantire i complessi requisiti richiesti dalle normative di ristorazione.

La carne di selvaggina - si sottolinea nella nota della Cia - possiede ottime caratteristiche nutrizionali: è caratterizzata da un bassissimo contenuto di grassi, con un favorevole rapporto omega3/omega6 e un interessante contenuto di acidi grassi coniugati (CLA), un buon contenuto di amminoacidi e di vitamine (la carne di cinghiale supera quella di maiale per il contenuto di vitamina B6 e riboflavina

“Alla luce di tutto ciò – dice Carbone – possiamo affermare che il consumo di carne di cinghiale potrebbe essere una valida integrazione alla nostra dieta, meglio ancora se a ‘chilometro 0’, proveniente da una filiera locale organizzata che rispetti il territorio e il benessere animale. Sarebbe un modo di valorizzare un prodotto della nostra tradizione di cui i nostri boschi sono ricchi e per Tricarico un’occasione per far tornare in attività il vecchio Salumificio”.

 

 
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