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CIA: A TRICARICO LUPI HANNO ATTACCATO ALLEVAMENTO

Mercoledì, 14 giugno 2017

Come se non bastassero i cinghiali adesso nelle contrade di Tricarico si è rifatto vivo un branco di lupi che ha attaccato un allevamento. Lo segnala la Cia del Materano riferendo la segnalazione di un allevatore di contrada Milo dove due bovini podoloci sono stati uccisi dai lupi. Sempre nel territorio di Tricarico in contrada Trionte la scorsa notte 10 ha di coltivazione a grano è stata completamente distrutta da cinghiali. La presenza di lupi nell’area della Collina Materana – dice Paolo Carbone dirigente della Cia – non è certo una novità ma non per questo non allarma gli allevatori mentre gli episodi di branchi di cinghiali davanti le aziende agricole, specie nell’area del Parco Gallipoli Cognato, nella Collina Materana e nell’area sud della provincia di Potenza, con continue minacce per l’incolumità di agricoltori e famiglie sono diventati quotidiani.

Carbone annuncia la ripresa della mobilitazione di agricoltori e allevatori che proprio a Tricarico lanciarono lo scorso anno una petizione popolare con la raccolta di alcune migliaia di firme per sollecitare interventi urgenti. Riproporremo la petizione e – annuncia il dirigente della Cia – chiederemo un incontro al Prefetto di Matera perché sia garantita la sicurezza degli abitanti delle contrade rurali che vivono in una situazione di costante tensione. Il malessere è aggravato dai danni delle gelate agli olivi fonte essenziale di reddito a Tricarico.

Nella nota si evidenzia che è sceso in campo direttamente il presidente nazionale Cia Dino Scanavino per denunciare una situazione ormai insostenibile e rivendicare l’impegno da parte del Parlamento e del Governo per adottare, ciascuno nell'ambito delle competenze di merito, «provvedimenti legislativi e attuativi che consentano la limitazione/gestione delle specie, in relazione alla capacità del territorio di sostenere la loro adeguata presenza nella logica della coesistenza sostenibile». Accanto a ciò, alla Regione e agli enti locali, la Cia chiede «interventi adeguati di abbattimento selettivo rivolti all'effettivo controllo della massiccia presenza delle specie alloctone e invasive, degli ungulati e dei selvatici predatori che stravolgono l'equilibrio naturale e produttivo». Ancora, l'adozione di un piano straordinario di interventi per riportare la presenza e la densità degli ungulati in equilibrio con il territorio. Quindi attivare interventi di contenimento e di prelievo della fauna selvatica, in particolare ungulati, nei parchi e nelle aree protette; e garantire il rispetto del principio del risarcimento totale dei danni diretti ed indiretti causati da fauna selvatica ed ungulati. Infine, ma non meno importante, la richiesta di un ristorno di fondi che sia realmente commisurato alle perdite causate alle imprese agricole per effetto dei danni da fauna selvatica. “Da anni -sottolinea la Cia- sosteniamo che è necessario scindere la questione dei danni da fauna selvatica e inselvatichita dell’attività venatoria e quindi dalla riforma della L.157/92. E´ dunque importante la presentazione di una proposta legislativa ad hoc che comprenda la riforma del sistema di risarcimento dei danni, le attività preventive di conservazione dell´ambiente e le azioni ordinarie e straordinarie tese al contenimento delle specie dannose”. “E´ importante -continua la Cia del Materano- che si superi la disomogeneità attuale, si semplifichino le procedure e si introducano criteri oggettivi per la stima dei danni, si istituisca un Fondo per risarcire le imprese agricole utilizzando anche parte dei proventi delle tasse di concessione governativa”. Occorre garantire agli agricoltori le risorse per la prevenzione e per il pieno risarcimento dei danni e attendiamo delle risposte dalla Regione: bisogna urgentemente individuare misure efficaci di ristoro, per applicare concretamente i principi di piena tutela del reddito degli agricoltori affermati dal Piano faunistico regionale.

 
OPROL-CIA: RINNOVATI ORGANISMI DIRIGENTI

Mercoledì, 31 maggio 2017

Rocco Pace, produttore olivicolo di Pietragalla è il nuovo presidente regionale dell’Oprol (Organizzazione Produttori Olivicoli Lucani) aderente alla Cia. Lo ha eletto l’assemblea dell’organizzazione che ha rinnovato anche il consiglio di amministrazione formato da Paolo Colonna (Ferrandina) vice presidente, Salvatore Danzi (Tricarico), Antonio Michele Larocca (coop. Riconquista Lavello), Giuseppe Mastrangelo (Bernalda), Antonello Pepe (Albano di L.) e Loredana Tantulli (Ferrandina). L’assemblea è stata l’occasione per fare il punto dei problemi esistenti nel comparto e per avviare una nuova fase di attività delle Op.

Per l’Oprol questi i punti di debolezza della filiera olivicola:

-presenza massiccia di oliveti ultrasecolari e spesso obsoleti. di oliveti ubicati in terreni acclivi e in generale in ambienti pedo-climatici marginali (la cui razionalizzazione richiede il varo del più volte invocato Piano Olivicolo nazionale);

-scarsa competitività rispetto alle produzioni olivicole degli altri paesi (imputabile essenzialmente al maggior costo del lavoro, per ridurre il quale bisogna intervenire con la meccanizzazione, con particolare riguardo alla potatura e alla raccolta);

-eccessiva frammentazione fondiaria ( non suffragata da adeguate forme di cooperazione. associazionismo e contoterzismo che devono essere promosse finalizzandole sia alla gestione dell'oliveto sia alla commercializzazione del prodotto);

-carenza di manodopera specializzata;

-assenza di un piano organico di sviluppo, assenza di lotta alle frodi.

Il pacchetto di proposte prevede una serie di azioni da sviluppare in maniera adeguata. Inoltre, l'Oprol intende anche sviluppare una filiera commerciale che punti a potenziare la commercializzazione della materia prima cercando di creare valore aggiunto al mondo agricolo. E' un progetto triennale che vedrà coinvolta l'associazione con tutti i suoi tecnici che saranno presenti nelle aziende a sostegno degli olivicoltori.

C’è da fare i conti, poi, con l’anno nero, il 2016 che ha ridotto drasticamente la produzione di olio, 200 mila tonnellate in Italia (- 63 % rispetto alla campagna 2015/2016). Ma c’è anche da cogliere alcune importanti opportunità: fra tutte, quella che il Bel Paese, continua ad essere un gran consumatore di olio di oliva. Sarà per via della dieta mediterranea e di una certa cultura delle materie prime, fatto sta che il consumo pro/capite nazionale si attesta sui11 chili di olio, con un fabbisogno complessivo che raggiunge circa 600 mila tonnellate.

Il nostro obiettivo - ha detto il neo presidente Pace - è quello di costruire una grande Organizzazione di Prodotto (OP) che abbia valenza Regionale, rappresenti i bisogni del territorio e della filiera in modo unitario e guardi con attenzione ad un mercato di qualità, dove i produttori organizzati si possano rivedere.

In particolare, è importante programmare e gestire bene i programmi previsti nel nuovo Regolamento unico per finanziare l’aggregazione, l’innovazione, l’internazionalizzazione. Bisogna, quindi, agire in maniera propositiva affinché la nostra olivicoltura – ha continuato - trovi finalmente le adeguate risposte per uno sviluppo appropriato e redditizio, cogliendo le opportunità offerte dalla nuova Pac 2014-2020 e dalle norme nazionali in vigore che potranno essere migliorate con l’adeguamento alla normativa Ue. Nonostante le insufficienze del Piano Olivicolo Nazionale le scelte strategiche devono trovare punti di riferimento nel PSR che deve diventare una delle priorità per cambiare il volto del nostro comparto e renderlo attrattivo soprattutto per le giovani imprese.

 

 

 
CAMPAGNA NETTARINE-PESCHE-ALBICOCCHE: CIA, PREZZI TROPPO BASSI

Giovedì, 25 maggio 2017

Al 16 maggio scorso, secondo le quotazioni Ismea, nel Metapontino le pesche a polpa gialla - con le operazioni di raccolta ancora circoscritte all'areale metapontino e le prime quote nazionali di prodotto in pieno campo – sono di 0,78 centesimi/kg (raccolta a carico del produttore) con una diminuzione del 22,5% delle quotazioni medie di avvio stagione 2016. Quotazioni sempre basse per le nettarine (0,85 centesimi/kg) e per le albicocche (1,05 euro/kg). A riferirlo è la Cia-Confederazione Italiana Agricoltori sottolineando che l'offerta sebbene in aumento è risultata ancora contenuta ed avviata sui mercati non ha ottenuto particolare riscontro da parte della domanda. In tale contesto le contrattazioni concluse si sono svolte sulla base di prezzi cedenti. Più fluido invece è apparso il collocamento per le prime quote di nettarine precoci oggetto di maggior attenzione da parte della domanda. Tuttavia i prezzi si sono attestati su valori inferiori all'esordio della scorsa campagna. Nello specifico, è proseguita nelle zone precoci del metapontino la raccolta delle albicocche con gli ultimi quantitativi di Mogandor e le prime quote di varietà Cot. Il prodotto che nel complesso ha continuato a mostrare un adeguato profilo qualitativo avviata sui mercati è stata oggetto di una modesta richiesta. I prezzi nel complesso hanno mostrato un incremento da imputare esclusivamente all'ingresso sui mercati delle varietà Cot le cui quotazioni si sono attestate su valori superiori alle varietà già presenti. Anche la campagna delle fragole – riferisce la Cia citando i dati Ismea – registra prezzi bassi per i produttori che riescono a spuntare sui mercati del Metapontino (al 16 maggio scorso) euro 1,65 al kg per la Candonga (-5,7% nell’ultima settimana) ed euro 1,05 al kg per il prodotto comune (-16% nell’ultima settimana). Nicola Serio, presidente regionale Cia, sottolinea che le produzioni di pesche e nettarine raccolte nel 2016 in Italia hanno evidenziato un calo del 10% rispetto all'anno precedente (poco più di 1.260.000 tonnellate complessive a livello di specie), presentando un livello inferiore rispetto alla media del precedente triennio di circa 15 punti percentuali. Tutte le aree produttive nazionali hanno visto volumi inferiori sia per pesche che per nettarine, con una riduzione marcata in particolare nel Sud Italia. Il valore complessivo di denaro annuo che pesche e nettarine muovono – aggiunge – è di 2 miliardi circa per due produzioni d’eccellenza del Metapontino che da sole rappresentano il 59% della PLV generata da frutta estiva con un “giro d’affari” di oltre 4 milioni di euro e con un incremento del 13,5% rispetto allo scorso anno. Intanto – dice Serio – si sta verificando quello che anticipava la CIA con i suoi report durante la recente conferenza economica di Bologna: l’agroalimentare vale il 15% del Pil e registra record oltreconfine, però non riconosce ai produttori la giusta remunerazione. Di qui il nostro progetto del “Network dei Valori” con "Reti d'impresa territoriali" capaci di mettere in trasparenza l'intero processo di filiera che porta i prodotti agricoli e alimentari locali dal campo al consumatore; bisogna fare aggregazione per programmare, contrattualizzare e garantire al produttore prezzi minimi di listino. Per il fresco, soprattutto su albicocche e frutta estiva in genere, l'agricoltore deve fare i conti con il problema della facile e veloce deperibilità dei prodotti, un vero cappio al collo che si stringe giocando anche sulle anticipazioni sostenute per arrivare a produzione favorendo speculatori di un mercato sempre più globale.

 
GIE-CIA: CONTRATTI DI FILIERA PER SUPERARE DIFFICOLTA’ CEREALICOLTURA

Lunedì, 22 maggio 2017

I contratti della filiera cerealicola e la giusta e più equa ridistribuzione tra gli attori sono gli elementi fondamentali per superare le grandi difficoltà che si registrano per il grano lucano e pugliese. E’ il commento di Leonardo Moscaritolo responsabile nazionale del GIE (Gruppo Interesse Economico) cerealicolo oltre che dirigente regionale della Cia alle proposte presentate in occasione dell'evento internazionale Durum Days che per la prima volta ha visto riunita tutta la filiera di grano e pasta per avviare un percorso di dialogo e condivisione di strategie.

Per le superfici investite e le produzioni ottenute la cerealicoltura lucana – afferma Moscaritolo - continua a rappresentare un comparto strategico per il settore primario, nonostante sia stata duramente colpita negli ultimi anni da una considerevole crisi produttiva legata agli andamenti negativi registrati a livello nazionale e comunitario. Vale per tutti un dato: nel corso degli ultimi 10 anni si è verificata una diminuzione di produzione-coltivazione del 23,8%, alla quale si è associato un calo del numero di aziende del 42,6% (prevalentemente microimprese a conduzione familiare). Il settore cerealicolo lucano si incentra quasi esclusivamente sulla produzione di frumento duro, rispetto al quale sia il numero di aziende sia la SAU ha subìto nel corso dell’ultimo decennio un calo, rispettivamente, del 41,8% e del 32,3%, valori decisamente superiori al trend nazionale.

In Basilicata, come del resto in tutta Italia – aggiunge - il buon risultato della filiera cerealicola è strettamente legato al settore della seconda trasformazione, i cui prodotti godono di un buon collocamento sia sul mercato regionale che nazionale, soprattutto nelle fasce medio-alte dei consumatori, registrando buone performance anche nelle esportazioni. È fitta la rete di panifici, pasticcerie, biscottifici e pastifici attivi sul territorio regionale, la maggior parte di piccole dimensioni che si affiancano a poche realtà più strutturate. Per questo – dice il dirigente della Cia – occorre sedersi attorno ad un tavolo per scrivere le regole insieme e rivedere alcuni parametri(vedi le proteine). E’ inutile fare la guerra tra mondo agricolo e industriali non serve solo contestare ma fare proposte. Bene a mio parere aver messo insieme attorno ad un tavolo(pastai, mugnai e commercianti) con il mondo agricolo Agrinsieme che rappresenta oltre il 50% del mondo agricolo, ma bisogno fare presto perché il nuovo raccolto è alle porte, e siccome le produzioni non saranno quelle record dello scorso anno,il mercato non può e non deve rimanere cosi' depresso altrimenti insieme al fallimento delle aziende agricole assisteremo al fallimento di uno dei nostri prodotti di eccellenza che trasformato(la pasta) rappresenta nel mondo un punto fermo del made in italy e della dieta mediterranea.

Il Presidente della Cia-Agricoltori Italiani Dino Scanavino pone l'accento sui contratti di filiera, che "sono tanto più efficaci quando i vantaggi che ne derivano sono distribuiti equamente lungo la filiera che, tradotto per le imprese, vuol dire margini adeguati. Dove lo strumento non è sfruttato a pieno, significa che il valore aggiunto che nasce dal loro utilizzo non è distribuito equamente tra tutti i soggetti".

 

 

 
"GENER@ZIONI a SUD”: STORIE DI DONNE E GIOVANI AGRICOLTORI DI SUCCESSO

Lunedì, 22 maggio 2017

A "GENER@ZIONI a SUD" evento che si è svolto sabato scorso a San Lorenzo Bellizzi (Cosenza) per iniziativa dell’Agia-Cia (Associazione Giovani Imprenditori Agricoli) delle due regioni tante le storie di successo e di coraggio di donne e giovani agricoltori. Gli autentici protagonisti della "ricognizione", alla presenza delle istituzioni che si sono alternate ai tavoli e nelle attività di laboratori con i bambini, sui temi della multifunzionale dell'agricoltura, tutela del territorio e della biodiversità; l'importanza di produrre cibo sano, incentivando il suo uso nelle mense scolastiche e delle strutture pubbliche non mediante logiche di massimo ribasso, ma con criteri di stagionalità e territorialità; il ruolo dell'associazionismo e dello "stare insieme" per affrontare nuove sfide. Alcune delle storie raccontate in un piccolo scrigno di bellezze paesaggistiche, nel cuore del versante calabrese del Parco del Pollino (San Lorenzo Bellizzi), compreso in una cerchia di monti interrotti dal solco profondo del Raganello: Maria Possidente, determinata produttrice ortofrutticola della Piana di Sibari; Cosimo Gaudiano che lascia l'insegnamento al nord per "ritornare" a guidare l'azienda agricola di famiglia in agro di Montescaglioso; Cristina De Luca che con BiosFiera si batte per promuovere le aziende locali soprattutto nelle scuole; Gabriele Avigliano della coop. Eden che commercializza l'agnello delle Dolomiti Lucane, dove il punto di forza è il legame con il territorio; Ferdinando Mortati che lascia la zootecnia, per dedicarsi alla viticoltura, con successo; Maria Pirrone, presidente nazionale Agia, giovane calabrese che sacrifica spesso il suo lavoro in agriturismo, girando l'Italia (e l'Europa) a nome e per conto dei giovani di Agia; Rosa Gentile, imprenditrice, dopo una parentesi dove ha svolto le attività di Assessore Tecnico alla Regione Basilicata e Presidente di Acquedotto Lucano, ritorna nella sua organizzazione (Confartigianato) con incarichi nazionali e non ha paura di confrontarsi (anche a muso duro) per difendere Mezzogiorno, Giovani, Anziani e Donne.

Gener@zioni a sud, si è dimostrata una vera rassegna dove le tante "agricolture" ed esperienze si sono raccontate e confrontate. Un confronto intergenerazionale che partendo dai laboratori con i bambini, passando per il docufilm di Guido Turus (Bioresistenze), si è concluso nel migliore dei modi, con una moltitudine di esperienze (molte non in programma) che hanno raccontato la passione calabro-lucana, per un settore che nonostante le difficoltà appassiona ed emoziona.

Al centro esperienze agricole eterogenee, come quelle che raccontate “dal vivo” che con un filo comune: piccole e grandi imprese, a conduzione femminile, d'imprenditoria giovanile, cooperative che lavorano i terreni confiscati alle mafie, aziende biologiche e biodinamiche, agricoltori che, indipendentemente dai marchi, fanno bene il loro lavoro e nel farlo tutelano e realizzano la democrazia. Interessante inoltre il ruolo di presidio del territorio delle piccole imprese agricole-zootecniche-agrituristiche che operano all’interno dei due Parchi nazionali (Pollino e Appennino Lucano).

Alla tavola rotonda coordinata da Guido Turus, autore del docufilm hanno partecipato inoltre: Rosita Mastrota, produttrice mele del Pollino; Rudy Marranchelli, produttore ortofrutticolo Metapontino; Vincenzo Tamburi, consigliere Provincia di Cosenza; Domenico Totaro, presidente Parco Nazionale Appenino Lucano; Domenico Pappaterra, presidente Parco Nazionale Pollino; Rosa Gentile, delegata nazionale Giovani e Donne Confartigianato; Mauro D’Acri, consigliere regionale Calabria; Nicola Serio, riferimento a Sud di un'organizzazione di produttori ortofrutticoli con circa 5000 soci e 300milioni di fatturato annuo. Il termine bioresistenze – sottolinea Guid Turus - descrive un "sano" rapporto con il territorio dimostrando quanto l'agricoltura non sia solo e semplicemente un azione economica/finanziaria ma, anche, pratica di resistenza alle forme di illegalità, resistenza all'uniformazione (che è appiattimento e non uguaglianza) sia culturale che alimentare, resistenza alla violenza con cui vengono trattate e gestite le risorse naturali, resistenza alla scomparsa di biodiversità, proprio come le storie raccontate a Gener@zioni a sud.

 

 
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