Benvenuto in CIA Basilicata
NATALE: CIA, il trionfo dei prodotti della tradizione natalizia

Venerdì, 22 dicembre 2017

Sulle tavole di Natale e sotto l’albero i prodotti della tradizione non mancheranno. La Cia-Agricoltori Italiani ha realizzato una sezione specifica web dedicata ai prodotti della tradizione natalizia per aiutare famiglie e consumatori a scegliere. E per restare al web la Cia lucana sta provando a promuovere l’e-commerce. L'Associazione Nazionale "la Spesa in Campagna", pratica la filiera corta e la qualità degli alimenti. Il consumatore può acquistare i prodotti alimentari natalizi e per le festività con diverse modalità: 
Punto vendita in azienda: recarsi direttamente in azienda per acquistare i prodotti. Il cittadino/consumatore avrà occasione di conoscere da vicino lo stesso imprenditore, l'attività agricola, le tecniche di coltivazione e di allevamento animali, la cultura contadina, nonché di godere del paesaggio agrario circostante, delle bellezze naturali e artistiche del territorio. 
E-commerce: procedere all'acquisto on - line con la consegna a casa del prodotto scelto, sempre con la massima trasparenza sulle condizioni di vendita, di spedizione e i tempi di consegna, secondo gli standard di sicurezza garantiti dalle più avanzate tecnologie moderne. 
Mercato contadino: un'iniziativa che raccoglie piccoli produttori agricoli locali e li mette direttamente in contatto con i consumatori finali nelle piazze dei tanti comuni d'Italia. 
Bottega locale: un'aggregazione di aziende agricole del territorio che portano i propri prodotti nella bottega e che hanno scelto di gestire in maniera associata la vendita diretta. 
Le aziende che aderiscono al circuito "la Spesa in Campagna" rispettano regole precise che prevedono anche la disponibilità a sottoporsi a verifiche, che, secondo i principi del controllo partecipato, sono aperte ai rappresentanti delle associazioni dei consumatori. 
Quest’anno metti un cesto a Km zero sotto l’albero. E’ sempre l’invito della Cia: “questo natale regaliamo cesti a Km zero, così non solo faremo un pensiero di qualità ma il regalo parlerà di noi, del nostro territorio, della nostra terra”. Ed allora via con l’acquisto di prodotti a chilometro zero e di stagione rigorosamente dal contadino al consumatore. Una scelta che premia perché oltre ad avere garanzia di genuinità, tipicità e freschezza si alleggerisce anche lo scontrino. Dai formaggi, ai salumi, dalle conserve e marmellate al miele, all’olio extravergine d’oliva, tanti sono i prodotti da regalare e regalarsi per un cesto natalizio a km zero e personalizzato.

Quanto ai menu' di Natale, ostriche e frutta esotica verranno consumate con il contagocce. Mentre sara' un trionfo di prodotti e tipicita' locali: ragu', bollito, pasta fatta in casa, torte rustiche e dolci artigianali.

 
Accordi di filiera pastai-agricoltori: Cia, importanti sviluppi in Basilicata

Martedì, 19 dicembre 2017

Accordi di filiera pastai-agricoltori, stoccaggio differenziato del grano duro, ricerca per la realizzazione di sementi adatte a valorizzare il territorio e l’agricoltura locale: sono alcune delle soluzioni proposte nel protocollo d’intesa per valorizzare il grano duro italiano sottoscritto da AIDEPI, Alleanza delle Cooperative Agroalimentari, Cia-Agricoltori Italiani, Confagricoltura, Copagri e ITALMOPA. Nel Patto di filiera – riferisce la Cia lucana – ci sono anche pastifici e aziende cerealicole della Basilicata.

È il caso, per esempio, dei contratti di coltivazione tra pastai e agricoltori: applicati per la prima volta 10 anni fa e ormai sempre più adottati con reciproca soddisfazione di aziende della pasta e mondo agricolo, garantendo agli uni grano “giusto” per la produzione di spaghetti &co e agli altri una remunerazione commisurata al raggiungimento di standard qualitativi. I pastifici associati ad AIDEPI che hanno puntato su questa soluzione, hanno coinvolto complessivamente oltre 6mila aziende agricole di 15 regioni italiane (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Umbria, Toscana, Lazio, Abruzzo, Molise, Basilicata, Campania e Puglia), per quasi 100mila ettari di superficie coltivata a grano duro di qualità.

Non solo agli agricoltori viene garantito un prezzo minimo di vendita, ma anche diversi bonus in base al raggiungimento di determinati standard, che portano la valutazione del grano fino ad un 20% superiore rispetto al prezzo di mercato. Una soluzione che mette l’agricoltore al riparo dalle fluttuazioni delle commodity e gli dà la possibilità di fare investimenti a medio termine, specie nel caso di accordi pluriennali, o di usufruire di corsi di formazione per l’agricoltura sostenibile o di software innovativi che, monitorando il territorio di riferimento, riescono ad ottimizzare le tecniche agricole.

E sono tante anche le collaborazioni attivate con centri di ricerca specializzati e società sementiere per lavorare sulle migliori varietà di grano italiano da mettere a disposizione degli agricoltori italiani, recuperando varietà tradizionali o realizzandone altre “su misura” di un determinato territorio, più resistenti alle malattie, o adatte a crescere con poca acqua: dal Furio Camillo allo Svevo, dal Normanno fino al Don Matteo, passando per Aureo, Varano, Mongibello, Maestà e il “vecchio” Senatore Cappelli.

Negli accordi già in essere sono stati coinvolti anche molini e centri di stoccaggio: impianti di proprietà o strutture terze con cui sono stipulati contratti, anche in esclusiva, di conto lavorazione, che hanno permesso alla filiera di creare un ciclo completo e controllato dalla scelta delle sementi alla coltivazione, dalla raccolta del grano duro fino alla macinatura e alla trasformazione.

In altre parole, la strada per rilanciare il grano italiano nel segno della qualità – sottolinea la Cia - è già stata tracciata.

I firmatari rappresentano complessivamente poco meno della metà di tutta l’agroindustria italiana, per un valore di circa 60 miliardi di euro: per quanto riguarda il mondo agricolo, parliamo di oltre 3 milioni di associati che gravitano nel settore agricolo, 1,1 milioni di imprese agricole e 5mila cooperative agroalimentari distribuite su tutto il territorio nazionale; per il comparto molitorio, oltre l’80% della capacità totale di trasformazione del frumento in Italia; per l’industria della pasta, l’80% di un settore storico che conta 100 imprese, dà lavoro in Italia a 7.500 addetti e genera 4,7 miliardi di euro.

Il protocollo d’intesa è quindi una risposta concreta, volontaria e “di squadra” ad alcune criticità di filiera che ostacolano la crescita del settore. Siamo primi nel mondo per produzione (3,6 milioni di tonnellate annue) e export di pasta (2 milioni di tonnellate), ma questo primato è a rischio per tre motivi: in primo luogo, la forte concorrenza internazionale, specie da Turchia e Egitto, che pur con un prodotto di qualità inferiore stanno erodendo quote di mercato alla pasta italiana, forti anche del supporto dei rispettivi governi. Inoltre, un debole sostegno da parte del sistema Paese in Italia ha sensibilmente concorso nel tempo a scavare un solco, in termini di competitività, crescita e sostegno all’export, tra l’agroindustria pastaria italiana e quella europea ed extra europea. Infine, l’offerta di grano italiano, già penalizzata da una eccessiva polverizzazione, è spesso non pienamente adatta alle esigenze qualitative dei mugnai e dei pastai e la mancanza di strutture di stoccaggio adeguate rende difficile la valorizzazione e la classificazione della materia prima, che quindi viene ricercata sui mercati esteri.

Sono 5 gli ambiti di intervento identificati dalle organizzazioni della filiera grano-pasta per valorizzare la qualità del grano duro italiano, ognuno legato a provvedimenti concreti e operazioni di medio periodo e tutti messi nero su bianco nel protocollo firmato oggi.

1 - Incrementare la disponibilità di grano duro nazionale di qualità e prodotto in modo sostenibile per venire incontro alle esigenze dell’industria molitoria e della pasta.

2 - Incentivare e sostenere l’agricoltura virtuosa, con premi di produzione legati al raggiungimento di standard qualitativi del grano e alle caratteristiche del territorio di produzione.

3 - Concentrare progressivamente l’offerta di grano duro e censire i centri di stoccaggio idonei alla conservazione del grano duro di qualità.

4 - Stimolare formazione, ricerca e innovazione nella filiera italiana grano-semola-pasta.

5 - Promuovere e difendere in maniera coesa un’immagine forte della pasta italiana, garantirne la sicurezza anche attraverso la tracciabilità informatica dei vari passaggi della filiera.

Per Cinzia Pagni, vicepresidente vicario Cia-Agricoltori Italiani: “Nel corso degli ultimi anni i prezzi di mercato ben al di sotto dei costi di produzione e la forte volatilità sui mercati internazionali hanno messo a dura prova i produttori di grano duro italiano. L’incertezza sui prezzi condiziona le scelte imprenditoriali agricole e non aiuta la filiera ad avere un prodotto di qualità costante nel tempo. La pasta italiana rappresenta l’eccellenza del Made in Italy e ha bisogno di una filiera forte e organizzata per poter competere al meglio nei mercati nazionali e internazionali. Il protocollo di intesa tra le maggiori organizzazioni di rappresentanza del settore segna un punto importante per rilanciare la filiera grano duro/pasta simbolo di qualità e di successo dell’Italia nel mondo”.

 

 
CONVEGNO OPROL A MATERA SULLA NUOVA FILIERA OLIVICOLO-OLEARIA

Venerdì, 15 dicembre 2017
La campagna olearia tuttora in corso in Basilicata registra per l’Oprol - Organizzazione Produttori Olivicoli Lucani – associata alla Cia 3 milioni di kg di olive lavorate, 510mila litro d’olio prodotto, un fatturato diretto di 210 mila euro ed un fatturato indiretto di 3,2 milioni di euro: sono questi i dati forniti ieri a Matera nell’incontro “La nuova filiera olivicola-olearia” presso la Camera di Commercio.  La campagna di produzione in corso - – ha riferito il presidente Rocco Pace - è davvero un’annata speciale: conferma le ottime aspettative sulla qualità degli oli che hanno elevate proprietà biofenoliche, che fanno tanto bene alla nostra salute. Anche rispetto alle quantità, sono confermate le previsioni di una raccolta tra il discreto e il buono a seconda degli areali di produzione L’Oprol  conta circa 3000 soci, di cui circa 2000 in provincia di Potenza e circa 1000 in provincia di Matera, e oltre 2.200 ha olivetati. La filiera è costituita dai soci olivicoltori, da quattro centri di raccolta olive situati a Lavello, Montescaglioso, Grassano e Ferrandina, da 4 tecnici agronomi presenti su tutto il territorio regionale, da 7 frantoi che producono olio extra vergine di oliva e commercializzano direttamente al consumatore finale, e da una rete commerciale indiretta che commercializza sempre direttamente al consumatore finale e quindi alle famiglie, in Italia e all’estero.

Nella filiera Oprol – ha sottolineato Pace - l’olivicoltore è posto al centro dell’attenzione, infatti può beneficiare di una molteplicità di servizi gratuiti quali l’assistenza tecnica e informativa; l’assistenza gestionale e formativa; il monitoraggio dei principali parassiti come la mosca olearia Bactrocera oleae;  il monitoraggio settimanale con l’emissione del bollettino da parte dei tecnici agronomi afferente ai diversi areali olivicoli;  Agevolazioni particolari ai soci che conferiscono minimo il 25% della propria produzione olivicola sulle potature e anche sull’acquisto di macchinari e attrezzature. I  progetti futuri indicati riguardano il riconoscimento del disciplinare IGP dell’olio extra vergine di oliva Lucano; possibili accorpamenti con altre organizzazioni di produttori della Basilicata, un progetto d’investimento sui bandi in essere del PSR attraverso la sottomisura 16.0 afferente ai progetti di valorizzazione delle filiere PVF;  la sottomisura 4.1 afferente al settore primario - aziende agricole-;  la sottomisura 4.2 afferente al settore secondario – aziende di trasformazione; la sottomisura 3.2. (la promozione dell’olio Biologico)

La competitività della filiera olivicola Oprol passa attraverso il miglioramento della qualità degli oli extra vergini. Per ottenere un olio di alta qualità e garantire la sicurezza alimentare è indispensabile il controllo su tutta la filiera con precise disposizioni e procedure applicabili in tutte le fasi: dai nuovi impianti di oliveti ai rinfittimenti con specifiche varietà di olive, dalla coltivazione del terreno e della pianta alle modalità e tempi di raccolta, dal sistema di produzione e stoccaggio all’imbottigliamento e vendita diretta al consumatore finale. L’alta qualità e la sicurezza alimentare devono essere peculiarità certificate e garantite al 4 consumatore. Un aspetto molto importante per identificare un extra vergine di oliva di alta qualità e adeguata sicurezza alimentare è l’etichetta. L’etichetta è la carta di identità del prodotto ed è l’unico strumento di riferimento, sia per il consumatore consapevole che per il neofita/profano, per meglio comprendere e conoscere il contenuto di una bottiglia. Non solo dove nasce l’olio, ma quando nasce. Infatti, anche il regolamento UE 432/2012 permette di inserire informazioni aggiuntive per informare il consumatore riguardo i valori dei polifenoli, dei tocoferoli e vitamina E. Solo dopo aver prodotto un olio di alta qualità certificata si può proseguire con la valorizzazione su nuovi mercati nazionali ed internazionali. Una filiera olivicola come l’Oprol che si vuole proiettare nel mercato nazionale ed internazionale ha la necessità di essere competitiva in diverse attività. La prima: controllo integrale della filiera “dalla terra alla tavola”;  proseguire l’attività con le altre associazioni di produttori olivicoli della Basilicata e L’assessorato del Dip. Agricoltura della regione Basilicata per il riconoscimento del disciplinare IGP dell’olio extra vergine di oliva Lucano presentato il 22 Novembre scorso a Matera. E’ stato avviato l’iter di tale riconoscimento presso il Ministero delle politiche agricole a Roma e successivamente presso la Comunità Europea a Bruxelles; - Massicce attività di comunicazione per la valorizzazione dell’olio extra vergine di oliva della Basilicata in Italia e all’estero, perché allo stato attuale la nostra regione è perfettamente sconosciuta riguardo la produzione di olio extra vergine di oliva sul panorama nazionale, figuriamoci nei paesi esteri; - Realizzare attrattori enogastronomici come il museo dell’olio e della tradizione contadina della nostra regione, tali da essere ricettivi e sapere intercettare i diversi flussi turistici già presenti in Basilicata con centinaia di migliaia di presenze. Una per tutte Matera 2019 capitale della cultura e non solo. Anche perché l’agroalimentare, l’enogastronomia e il turismo sono oramai un connubio indissolubile per lo sviluppo economico e sociale della nostra regione. Un grande criticità esistente in tutta la regione nel settore olivicolo che ostacola fortemente la competitività e la valorizzazione dell’olio extra vergine di oliva di alta qualità: è la vendita di olio sfuso e il lavoro nero. L’olio sfuso, chiamato anche olio paesano, viene venduto oramai ovunque in qualsiasi contenitore anche pluriuso, privo di ogni etichetta e di qualsiasi informazioni, senza nessun controllo sulla qualità e sulla sicurezza alimentare, senza nessun scontrino o ricevuta fiscale. Questa condizione prolifera sempre di più infatti, anche in annate come la scorsa produzione dove le quantità prodotte erano esigue, l’olio paesano era sempre disponibile. Questo ci fa capire – sottolinea il presidente dell’Oprol - come le truffe danneggiano il settore olivicolo e ingannano i consumatori. Riguardo ai prezzi di vendita dell’olio cosiddetto paesano poi c’è di tutto: dai 4 euro a salire. A questo va aggiunto l’ulteriore criticità di tante truffe e sofisticazioni acclarate messe in atto dai grandi marchi presenti nella grande distribuzione. L’olio extra vergine di oliva è diventato il primo prodotto in Italia più truffato e sofisticato.. Sostenere l’olivicoltura attraverso ulteriori finanziamenti e norme adeguate significa consentire lo sviluppo radicale del settore olivicolo ed evitare l’abbandono e le tante richieste di espianti. Fenomeno che aumenta in presenza di basso reddito. Le priorità del settore olivicolo sono gli investimenti in nuovi impianti e il recupero di oliveti abbandonati in modo da incrementare le produzioni con lo scopo di: creare nuovi posti di lavoro, evitare che i giovani abbandonino l’agricoltura e quindi anche lo spopolamento dei giovani stessi. Incrementare la produzione olivicola della Basilicata significa anche migliorare le condizioni di dissesto idrogeologico e contribuire a migliorare il paesaggio.

VIDEO

 
Biologico, Cia-Anabio: calendarizzare al più presto ddl fermo al Senato

Giovedì, 14 dicembre 2017

Si approvi prima della fine della legislatura la legge sul biologico ferma da mesi in Senato. La Cia-Agricoltori Italiani e la sua associazione di riferimento per il settore, Anabio, si mobilitano per l’approvazione del ddl.

In una nota congiunta Cia e Anabio evidenziano che in Basilicata sono 5340 le aziende agricole che hanno rinunciato all’impiego di concimi chimici e fitofarmaci di sintesi operando nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente. Si tratta principalmente di aziende ad indirizzo cerealicolo-foraggero che unite ai prati pascolo e ai boschi, costituiscono più dell’80% dell’attività biologica territoriale; a seguire le aziende olivicole, frutticole, orticole e zootecniche.
Considerato che, ad oggi, circa 116 mila ettari dei 538 mila totali costituiscono la superficie agricola destinata al biologico, risulta che quasi un quarto della SAU regionale è destinata a questo metodo di produzione.
Su questa crescita (nel giro di un anno le aziende biologiche sono quasi raddoppiate) molto hanno inciso le politiche di sviluppo rurale messe in atto fino ad ora dalla Regione Basilicata, prevalentemente con gli aiuti al reddito concessi a quegli agricoltori che hanno adottato, sull’intera superficie aziendale, tecniche biologiche.

Per questi motivi, secondo Cia e Anabio, con la programmazione dello sviluppo rurale 2014-2020 il biologico deve porsi ambiziosi obiettivi: innanzitutto raddoppiare le superfici e il numero degli operatori e creare filiere in nuovi settori, rafforzando quelli già strutturati. Poi sviluppare l’aggregazione e la logistica e istituire distretti biologici volti a valorizzare l’ambiente, la storia, le tradizioni, la cultura di un determinato territorio. E ancora: sviluppare la zootecnia “bio” e le relative filiere a cominciare dalla produzione di alimenti biologici per animali, dando particolare attenzione all’alpeggio e alla monticazione. Inoltre, bisogna dare priorità ai giovani che praticano l’agricoltura biologica e istituiscono fattorie sociali e didattiche e intraprendono programmi di trasformazione in azienda, per agriturismi biologici, per la produzione di erbe officinali. Infine è necessario andare nella direzione di abbattere i costi di certificazione del “bio” tramite parziale rimborso, adottando modalità di rendicontazione semplice.

Il disegno di legge sul biologico ha, tra i suoi punti salienti, il riconoscimento e la disciplina dei bio-distrettil’introduzione dei contratti di rete tra imprese della filiera biologica, la circolazione delle sementi per assicurare la tutela e la circolazione della biodiversitàl’introduzione di una formazione specifica sul biologico, che attualmente le Istituzioni non contemplano.

In più, l’approvazione di questa legge consentirebbe all’Italia di potenziare alcuni aspetti qualitativi delle produzioni biologiche, che il Regolamento comunitario ha lasciato in sospeso, rinviandoli di fatto di dieci anni (deroghe e soglie di contaminazione), rendendo le imprese agricole bio ancora più competitive.

Regole e norme innovative che non si può rischiare di dispendere. Per questo Cia e Anabio chiedono al presidente del Senato Pietro Grasso di compiere ogni tentativo per inserire il prima possibile la discussione in aula sul provvedimento.

 
PRODUTTORI CIA A MERCATINI DI NATALE

Venerdì, 8 dicembre 2017

Con il mercatino di Natale da domani 8 dicembre a Matera, promosso ed organizzato dalla Cna, la Cia lucana partecipa con i suoi associati a numerosi eventi-mercato per le festività natalizie, in tanti centri piccoli e grandi, per rilanciare il programma “La spesa in campagna” coinvolgendo aziende diretto-coltivatrici ed agrituristiche del circuito Turismo Verde. A Matera saranno presenti 12 aziende della Cia. Il cartellone di eventi legati alle tradizioni popolari e contadine è cominciato a Tolve con la Sagra della Scurpedd, frittelle di pasta fritta tipica di Tolve e proseguirà con la Sagra delle Panedduzze a Melfi. Le aziende agrituristiche hanno preparato menù tipicamente natalizi per un primo assaggio dei pasti tradizionali delle festività. Al menù della festa dell’Immacolata non mancano i panzarotti con le castagne (a Castelmezzano li chiamano d'l'ctuc, principe della Sagra), e scarpedde dolci e salate, le cassatelle. Il dolce-salato da queste parti ha tradizioni antichissime come i ravioli con ricotta. E in giro per i paesi sarà possibile ascoltare le prime zampogne e nenie natalizie.

Nei mercatini di Natale – evidenzia la Cia - è il trionfo dei prodotti agro-alimentari locali e di qualità specie quelli trasformati direttamente in azienda, oltre che a rappresentare un’opportunità per preparare ceste natalizie con i prodotti del territorio, per acquistare ceste già pronte o per comporre il proprio regalo direttamente sul posto con prodotti freschi o confezionati.

 

“Quello delle piccole produzioni agroalimentari lucane -spiega Luciano Sileo della Cia lucana- è un segmento diffuso e importante che caratterizza e rafforza il settore primario anche in Basilicata; infatti sono sempre di più le aziende di ogni dimensione che decidono di chiudere la filiera al proprio interno e che rivendicano su tale materia un quadro di riferimento normativo puntuale, chiaro, agibile. In particolare, nella nostra regione, risultano oltre 23.000 le aziende con meno di 2 ettari di SAU, oltre 15.000 gli allevamenti da cortile e suinicoli prevalentemente per autoconsumo e piccole trasformazioni familiari, oltre 5.000 le aziende vitivinicole con superficie sotto le 30 are, 33.000 quelle olivicole, circa 15.000 gli orti familiari, solo per citare i numeri a volte inespressi e che rappresentano un tessuto produttivo nascosto e silenzioso che sorregge molte famiglie della comunità lucana. Tali aziende – osserva Sileo - spesso producono alimenti tradizionali di elevata qualità e tipicità con ricadute non solo sulla microeconomia ma su fattori determinanti quali il presidio del territorio (specie montano), la ruralità, il paesaggio agrario, l’agriturismo. I quantitativi per la vendita, che avviene prevalentemente in ambito locale e di prossimità, sono di modesta entità, in quanto tali produzioni hanno assolto fino a oggi al prioritario obiettivo dell’autoconsumo familiare. Sempre più tali produzioni per le intrinseche proprietà anche nutrizionali sono apprezzate e sempre più ricercate. Le aziende interessate a queste attività sono solo apparentemente marginali – conclude il dirigente della Cia- e invece svolgono una strategica funzione di mantenimento della biodiversità, di presidio e difesa del territorio, di preservazione delle risorse naturali, di tutela del paesaggio agrario e dell’enogastronomica e, in generale, della cultura e delle tradizioni locali”.

 

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 5 di 69
Min Max
Mer. coperto pioggia 15 23
Gio. coperto pioggia 15 24
Ven. quasi nuvoloso 15 24
Scegli la città

Chi è online

 33 visitatori online