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“Gener@zioni a Sud” : un evento di Agia-Cia Basilicata e Calabria

Giovedì, 18 maggio 2017

AGIA-CIA: dirigenti con il ministro MartinaRaccontare storie di giovani e donne che in Basilicata e in Calabria sono protagonisti di imprese ed attività fortemente innovative, sia pure con solide “radici” nella tradizione, nei comparti agricolo e zootecnico: è l’obiettivo di “Gener@zioni a Sud” che si terrà sabato 20 maggio a San Lorenzo Bellizzi (Cosenza) per iniziativa dell’Agia-Cia (Associazione Giovani Imprenditori Agricoli) delle due regioni. Un evento con diversi momenti: laboratori (dal pascolo al formaggio; emozioni nel piatto; parco della lavanda), stand di prodotti di eccellenza, la proiezione del docufim “Bioresistenze”, una tavola rotonda.

Vedere e narrare l’agricoltura con altri occhi, elevare la testimonianza ad emozione, raccogliere con un taglio che si avvicina ai film del neorealismo e con il rigore dello studio antropologico per dire che esiste un’altra agricoltura. Quella che non va di moda, quella che non fa notizia, quella che tutela la biodiversità, la legalità, la solidarietà. Quella che non pensa solo al mercato, ma si offre come sostentamento, quella che è lontana anni luce dall’omologazione, ma difende la propria identità. Nasce da questa esigenza Bioresistenze, il progetto promosso dalla Cia che sarà presentato a San Lorenzo Bellizzi.

Il termine bioresistenze descrive un "sano" rapporto con il territorio dimostrando quanto l'agricoltura non sia solo e semplicemente un azione economica/finanziaria ma, anche, pratica di resistenza alle forme di illegalità, resistenza all'uniformazione (che è appiattimento e non uguaglianza) sia culturale che alimentare, resistenza alla violenza con cui vengono trattate e gestite le risorse naturali, resistenza alla scomparsa di biodiversità. Al centro esperienze agricole eterogenee, come quelle che saranno raccontate “dal vivo” a Bellizzi, che descrivono un patrimonio comune: piccole e grandi, a conduzione femminile, d'imprenditoria giovanile, cooperative che lavorano i terreni confiscati alle mafie, aziende biologiche e biodinamiche, agricoltori che, indipendentemente dai marchi, fanno bene il loro lavoro e nel farlo tutelano e realizzano la democrazia.

Interessante inoltre il ruolo di presidio del territorio delle piccole imprese agricole-zootecniche-agrituristiche che operano all’interno dei due Parchi nazionali (Pollino e Appennino Lucano).

Alla tavola rotonda che sarà coordinata da Guido Turus, autore del docufilm, partecipano: Rosita Mastrota, produttrice mele del Pollino; Gabriele Avigliano, allevatore agnello Dolomiti Lucane; Maria Possidente, produttrice ortofrutticola Piana di Sibari;: Rudy Marranchelli, produttore ortofrutticolo Metapontino; Vincenzo Tamburi, consigliere Provincia di Cosenza; Domenico Totaro, presidente Parco Nazionale Appenino Lucano; Domenico Pappaterra, presidente Parco Nazionale Pollino; Rosa Gentile, delegata nazionale Giovani e Donne Confartigianato; Mauro D’Acri, consigliere regionale Calabria; Maria Pirrone, presidente nazionale Agia-Cia.

Maria Pirrone - Presidente AGIA CIA

 
LEGGE MACELLAZIONE IN AZIENDA: CIA, UNO STRUMENTO IMPORTANTE

Mercoledì, 17 maggio 2017

L’approvazione in Consiglio Regionale all’unanimità della proposta di legge di iniziativa dei consiglieri Cifarelli e Romaniello per consentire di svolgere in azienda la macellazione di piccole quantità di bovini, ovini, caprini e suini direttamente allevati, fortemente sostenuta dalla Cia, è un buon strumento per affrontare e superare norme eccessivamente burocratiche che impediscono la possibilità concreta di un miglioramento reddituale degli imprenditori: è il commento della Cia che ha attivamente partecipato al tavolo tecnico-istituzionale insediato dalla Terza e Quarta Commissione del Consiglio Regionale con l’obiettivo di conciliare la duplice esigenza di rispettare le direttive europee in materia di sicurezza e qualità alimentare e favorire la macellazione diretta in azienda e la relativa trasformazione e la vendita diretta di piccoli quantitativi di prodotti primari e trasformati di bovini, ovini, caprini e suini, di proprietà e allevati in aziende, nel rispetto dei requisiti igienico – sanitari, di benessere animale e della tracciabilità. “Quello delle piccole produzioni zootecniche e agroalimentari lucane -spiega il direttore della Cia lucana, Donato Distefano- è un segmento diffuso e importante che caratterizza e rafforza il settore primario anche in Basilicata; infatti sono sempre di più le aziende di ogni dimensione che decidono di chiudere la filiera al proprio interno e che rivendicano su tale materia un quadro di riferimento normativo puntuale, chiaro, agibile. In particolare, nella nostra regione, risultano oltre 23.000 le aziende con meno di 2 ettari di SAU, oltre 15.000 gli allevamenti da cortile e suinicoli prevalentemente per autoconsumo e piccole trasformazioni familiari, solo per citare i numeri a volte inespressi e che rappresentano un tessuto produttivo nascosto e silenzioso che sorregge molte famiglie della comunità lucana. Tali aziende – osserva Distefano- spesso producono alimenti tradizionali di elevata qualità e tipicità con ricadute non solo sulla microeconomia ma su fattori determinanti quali il presidio del territorio (specie montano), la ruralità, il paesaggio agrario, l’agriturismo. I quantitativi per la vendita, che avviene prevalentemente in ambito locale e di prossimità, sono di modesta entità, in quanto tali produzioni hanno assolto fino a oggi al prioritario obiettivo dell’autoconsumo familiare. Sempre più tali produzioni per le intrinseche proprietà anche nutrizionali sono apprezzate e sempre più ricercate. Le aziende interessate a queste attività sono solo apparentemente marginali -ha concluso Distefano- e invece svolgono una strategica funzione di mantenimento della biodiversità, di presidio e difesa del territorio, di preservazione delle risorse naturali, di tutela del paesaggio agrario e dell’enogastronomica e, in generale, della cultura e delle tradizioni locali. Si pensi solo alla Festa del Maiale, tradizionale appuntamento in tante aziende agrituristiche che da anni è stato interrotto proprio a causa dei problemi normativi sulla macellazione del maiale”. “Le difficoltà e gli ostacoli per trasformare i prodotti in azienda – sottolinea Nicola Figliuolo della Cia – sono tanti che in troppi casi scoraggiano piccoli agricoltori specie nelle aree di montagna a diventare produttori. Un esempio: anche un vasetto di marmellata biologica prima di essere venduto direttamente al consumatore deve superare un complicato iter burocratico. Per questa ragione la nostra prima parola d’ordine è semplificazione”.

 
A VENOSA Giornata Nazionale della cultura del vino e dell’olio

Lunedì, 15 maggio 2017

E’ stato soprattutto un evento per festeggiare un “grande patrimonio di conoscenza di territori d’eccellenza per i suoi prodotti” : è il commento della Cia alla Giornata Nazionale della cultura del vino e dell’olio, organizzata dall’Associazione Italiana Sommelier di intesa con Mipaaf, Mibact che in Basilicata si è svolta a Venosa (Castello Pirro Del Balzo) dove ha sede l’enoteca regionale. Per la Cia, l’Enoteca Regionale Lucana, che ha sede a Venosa nella prestigiosa location del Castello Pirro del Balzo, è uno strumento indispensabile per la definizione di strategie di promozione e commercializzazione non solo delle produzioni vinicole di qualità ma di tutti i prodotti alimentari “made in Basilicata” e dei territori.

Non semplicemente una festa, una degustazione, ma un’occasione – sottolinea Paolo Carbone della Cia - per far conoscere olio e vino, citando i 500 vitigni italiani censiti e le più di 300 cultivar, numeri fondamentali non solo per l'enogastronomia, quanto per il suo valore culturale. Un settore da 5 miliardi di fatturato e un milione e mezzo di occupati, solo per il vino. Vino e olio rappresentano l'esempio più lampante della ricchezza che il nostro Paese sa offrire, tanto dal punto di vista delle condizioni climatiche e della fertilità della sua terra, quanto della capacità umana di trasformare questi doni della natura in prodotti dalla riconosciuta eccellenza mondiale. Un patrimonio che non teme la concorrenza globalizzata ma che va protetto, conosciuto e valorizzato, anche attraverso campagne di sensibilizzazione, come questa, sulla qualità e le varietà di prodotti che possiamo offrire.

Per la Cia – dice Carbone – un’occasione per una prima riflessione sul Testo unico del vino che è diventato legge. "Si tratta di un provvedimento che porterà da subito numerose semplificazioni e facilitazioni per gli operatori, frutto di un lavoro intenso durato anni, che ha visto impegnati tutti i gruppi parlamentari e le organizzazioni del settore vitivinicolo, uniti dal comune intento di semplificare, innovare e valorizzare un comparto strategico per il Made in Italy. Rivendichiamo con orgoglio che il nostro Paese è il primo che si è dotato di un unico strumento a livello europeo, in grado di conferire maggiore competitività alle nostre imprese. Un Testo, dunque, che promette di dimezzare la burocrazia in un settore fondamentale per il Paese, fatturando oltre 14 miliardi di euro l'anno, di cui un terzo con l'export.

Nella Legge è stata inserita la possibilità di introdurre in etichetta sistemi di informazione al consumatore che sfruttino le nuove tecnologie contribuendo ad aumentare la trasparenza.

"E' inoltre molto interessante la novità sulla salvaguardia dei vigneti ‘eroici o storici' che dovrebbe agevolare interventi di ripristino, recupero e salvaguardia di quei vigneti impiantati su aree soggette a rischio di dissesto idrogeologico o aventi particolare pregio paesaggistico –continua Carbone- un tema a noi caro, quello del paesaggio, perché le nostre vigne fanno davvero paesaggio e danno un valore aggiunto ai nostri prodotti".

In particolare la progressione dell'export che per il vino lucano continua ad essere una caratteristica di nicchia, con l'aglianico del Vulture che fa da battistrada sui mercati europei e mondiali -sottolinea - incide positivamente anche sulle quotazioni dei vini nel mercato interno, segno che la catena del valore del vino sta portando risultati positivi su tutti gli anelli della filiera. Tutto ciò mentre la cultura del consumatore sta cambiando in modo radicale, sia nel mercato interno sia in quello estero. L'imperativo, pertanto, è continuare a percorrere la strada della qualità per affermare, insieme al nostro vino, i nostri valori e le nostre tradizioni, unici al mondo e apprezzati da un pubblico sempre più ampio.

E' evidente che il calo ormai strutturale dell'export dei vini comuni e sfusi in favore dei prodotti di qualità, sollecita uno sforzo ulteriore che dobbiamo fare per conquistare nuove quote di mercato per i nostri vini a Denominazione di Origine, non accontentandoci di crescere solo a valore proprio in virtù del fatto che la richiesta di vino è orientata verso prodotti i qualità.

 

 
ANP-CIA: SUPERARE DISUGUAGLIANZE PENSIONI UOMO-DONNA

Lunedi, 8 maggio 2017

Anche sul fronte pensionistico le disuguaglianze di genere nel nostro Paese non sono superate. I dati Inps confermano come gli assegni percepiti dalle ex lavoratrici siano proporzionalmente più bassi di quelli degli uomini. Addirittura nella fascia più bassa, quella entro la soglia dei 500 euro al mese, ci sono 3 donne su 4. Anp-Associazione Nazionale Pensionati-Cia e Donne in Campo Cia rilevano che gli importi medi delle pensioni di anzianità femminili sono inferiori a quelli maschili, sia nel lavoro dipendente sia in quello autonomo. Una disparità che si conferma anche nelle pensioni di vecchiaia. Di qui da noi il fenomeno diffuso di donne over 65anni che lavorano ancora nelle aziende agricole, si occupano della famiglie dei figli e dei nipoti.

"Come può un agricoltore pensare di smettere di lavorare -si chiedono i dirigenti Anp- se la prospettiva è di vivere con nemmeno 300 euro al mese? In questi anni ci siamo battuti molto per ottenere un cambio di rotta a livello di trattamento pensionistico minimo per gli ex agricoltori e speriamo davvero che le firme raccolte nel 2015 per chiedere che i trattamenti pensionistici minimi siano equiparati a quelli europei, portino, come sembra, ad avere almeno una quattordicesima mensilità".

 

“Nelle campagne –evidenzia l’Anp-Cia- si vivono le situazioni più difficili: nelle zone rurali i “morsi” della crisi sono amplificati e si inaspriscono i toni del disagio sociale, soprattutto per gli ultrasessantacinquenni. Si tratta di una categoria di per sé vulnerabile -spiega l’Anp Cia- ma che nella congiuntura economica attuale rischia di sprofondare in una situazione ancora più drammatica”.

 

Gli ultrasessantenni –è stato evidenziato – sono circa il 20 per cento della popolazione ed entro il prossimo decennio raggiungeranno il 25 per cento. “Attualmente oltre l´80 per cento (in pratica 8 su 10) degli anziani chiede servizi sociali, sanitari e assistenziali pronti ed efficienti. E nelle campagne la carenza è strutturale ed è aggravata dai recenti tagli alla sanità e in particolare al Fondo per la non auto-sufficienza, che grava in particolar modo su anziani e pensionati. Per questo non si può più perdere tempo: c’è l’esigenza di lavorare a una riqualificazione di queste aree, prendendo le misure locali di intervento per le non autosufficienze, nonché tutte le provvidenze economiche agli indigenti, eliminando incongruenze e abusi e, contemporaneamente, offrendo un sostegno vero e efficace a chi è in reale stato di bisogno.

"Affrontiamo un tema che non è solo quello delle condizioni di vita in agricoltura -ha detto il direttore regionale Cia Distefano-. Persone che sono arriviate alla fine del loro ciclo lavorativo e che sono dimenticate. Non c'è attenzione per chi è anziano, e questa è una vergogna nazionale. Una vergogna che si amplifica quando si parla di agricoltori che dopo una vita di fatiche devono continuare a lavorare per poter sopravvivere. Scegliere di vivere nelle aree rurali significa continuare a far vivere queste aree, ma questo a molti evidentemente non interessa". L'Anp conta oltre 400 mila tessere, in gran maggioranza a firma femminile: il 59% sono donne e il 41% uomini. Eppure la rappresentanza di genere è ancora insufficiente in ogni settore -hanno sottolineato Anp e Donne in Campo Cia- e non ci sono giustificazioni di sorta quando cresce, peraltro, l'imprenditoria rosa e, ormai in tutte le sfere di attività, le donne sono presenti con capacità inusuali. Specificità che le donne conservano anche dopo il periodo lavorativo, rimanendo fondamentali nell'impegno e nella cura della famiglia, ma soprattutto costituendo l'ossatura portante del movimento del volontariato in Italia, dove rappresentano più del 51% del totale.

 
IRRIGAZIONE METAPONTINO: CIA, MASSIMO SFORZO PER GARANTIRE ACQUA A DRUPACEE

Venerdì, 5 maggio 2017

Poche ore di acqua per irrigare specie le colture drupacee (albicocche e pesche) che in questo periodo hanno maggiore bisogno di acqua rischiano di compromettere produzioni e qualità: è l’allarme lanciato da Leonardo Persiani, dirigente della Cia Metapontino, che riferisce che oggi a Rotondella nelle aree più alte l’acqua è stata erogata dalle 9,30 alle 11,30. Per la Cia bisogna intervenire tempestivamente nei confronti dell’Autorità di Bacino e del Consorzio di Bonifica Bradano-Metaponto perché la programmazione dell’irrigazione, tenendo conto che gli invasi ad oggi registrano una carenza rispetto ai primi di maggio 2016, deve essere parametrata sulle esigenze delle colture. Questo – spiega Persani – significa che adesso va fatto il massimo sforzo per garantire l’acqua necessaria alle drupacee. C’è poi il solito problema dei lavori di manutenzione e riparazione di impianti e condotte obsolete che – continua il dirigente della Cia – avvengono con notevole ritardo perché come è noto la perdita di acqua continua ad essere consistente.

La Cia evidenzia le potenzialità interessanti anche nell’ambito delle produzioni precoci (albicocche, pesche e nettarine), in grado di spuntare prezzi remunerativi e costanti, oltre ad essere caratterizzate da un notevole rinnovo varietale e che le produzioni sono significative: l’albicocco (56.450 t su 4.759 ha), il pesco (35.933 t su 1.974 ha) e la nettarina (35.311 t su 1.780 ha) ed avverte sul rischio concorrenza delle produzioni spagnole che puntano su prezzi più bassi e non certo su qualità e tipicità dei prodotti.


 
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