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SAGRA ALBICOCCA ROTONDELLA: CIA E AGIA, OCCASIONE DI CONFRONTO SU CRISI COMPARTO

Venerdì, 30 giugno 2017

Dirigenti cia con il ministro MartinaLa XXI edizione della Sagra dell’Albicocca in programma a Rotondella deve essere occasione di serio confronto su un prodotto che ha scritto la storia e l'economia di un territorio e che nel 2017 ha avvertito la più forte scossa sotto il profilo commerciale. Lo sostiene una nota della Cia del Metapontino evidenziando che una serie di fattori hanno portato a una drastica riduzione dei prezzi, con scenari drammatici per alcune varietà rimaste invendute sugli alberi.

L'ortofrutta è un tema complesso che va affrontato sotto tutti gli aspetti e da tutti gli attori - afferma Nicola Serio, presidente regionale vicario della Cia . Rischiare di perderla nel nostro territorio sarebbe una sconfitta per tutta l'economia perché l'ortofrutta crea produzione, lavoro, indotto. In questo momento di crisi le aziende agricole continuano ad investire ed innovare e noi vogliamo aiutarle e supportarle in questo processo. Crediamo che l'aggregazione sia molto importante, ma deve necessariamente evolversi e guardare al futuro con più prospettiva. Nello specifico il mercato delle albicocche rimane insofferente per problemi congiunturali, strutturali e per l'accavallarsi di prodotto. Senza dimenticare l'oramai cronica crisi dei consumi. E' necessario riguardare l'idea di aggregazione per programmare meglio l'offerta. Dobbiamo inoltre riconquistare il consumatore attraverso la qualità ed il suo riconoscimento.

Per Rudy Marranchelli, presidente Agia-Cia oggi bisogna iniziare ad immaginare con nuovi occhi il mercato. Aggregazione e programmazione sono importanti ma non sufficienti. Bisogna dare forza una filiera che tutela di più i produttori e dà maggiori garanzie ai consumatori, che sia trasparente ed equa. Sotto questo punto di vista risulta importante il codice etico lanciato dal Mipaaf in questi giorni insieme a Federdistribuzioni e Conad, dove in particolare le organizzazioni della grande distribuzione si impegnano a non fare più ricorso alle aste elettroniche inverse al doppio ribasso per l'acquisto di prodotti agroalimentari, a valorizzare nei propri punti vendita la stagionalità e la provenienza dei prodotti agricoli e alimentari e realizzare campagne di sensibilizzazione e comunicazione verso i consumatori relative all'impegno contro il lavoro nero, per la trasparenza della filiera agricola e alimentare e per il rispetto dei diritti dei lavoratori. Con soddisfazione oggi possiamo dire che il codice etico ricalca in parte l'idea lanciata dai giovani imprenditori agricoli lucani a fine maggio, un “Network dei Valori” capace di mettere in trasparenza l'intero processo di filiera. Quando si parla di crisi dell'ortofrutta il riferimento non è solo alle aziende agricole, ma a tutto l'indotto che sviluppano (pensiamo soprattutto ai tanti lavoratori). Per questo – conclude Marranchellli -mettere le aziende nelle condizioni di produrre reddito, significa mettere in sicurezza l'intero sistema.

 
TRICARICO: CIA, UNA FILIERA DEL CINGHIALE RIPORTANDO IN VITA IL VECCHIO SALUMIFICIO

 

Mercoledì, 28 giugno 2017

La creazione di una filiera del cinghiale, trasformando quello che è un problema gravissimo per i produttori agricoli in opportunità, è la sollecitazione della Cia del Materano.

Nel riferire che il sindaco di Tricarico Lina Marchisella con lettera all’Assessore all’Agricoltura Braia ha proposto che la Regione coordini una filiera delle carni selvatiche e, se si tiene conto che a Tricarico insiste un opificio (salumificio) di proprietà regionale, la macellazione e trasformazione potrebbe avvenire in questo opificio, la Cia sostiene l’iniziativa che riprende quella che è un’antica idea della confederazione degli agricoltori.

Dal 2016 sono stati abbattuti in Basilicata - nel periodo di caccia e mediante controllo - 7.300 cinghiali mentre, solo in sei anni, i danni risarciti ammontano a circa 5 milioni di euro ma sono incalcolabili. Numeri così elevati da rendere necessario un vero e proprio “approccio gestionale” al fenomeno, che permetta la limitazione dei danni arrecati all’agricoltura, che valorizzi i notevoli interessi economici che la caccia a questi animali rappresenta e che garantisca il massimo della qualità del prodotto alimentare. Un’impostazione di tipo “commerciale” che, nel rispetto di tutte le norme vigenti e con il coinvolgimento degli Enti locali, trasformi un problema in vera opportunità per il settore alimentare.

Consumata cotta ai ferri o nel sugo della pasta, la carne di cinghiale – sottolinea Paolo Carbone della Cia - è il simbolo di una tradizione culinaria che attrae tanti turisti in varie parti del Paese, specie Umbria e Toscana. Se ne mangia tantissima, eppure quella che troviamo al ristorante raramente è “nostrana”. Accade che i ristoratori, per evitare di prendere un cinghiale locale che non soddisfa i requisiti di tracciabilità e le adeguate garanzie igienico sanitarie, acquistano la carne dalla Grande Distribuzione Organizzata o da grossisti che, solitamente, si riforniscono nei Paesi dell’Est Europa. Sia chiaro: tutti i Paesi dell’UE effettuano gli stessi controlli sulla qualità, dunque la carne è sicura(oltre che buona). Ma altro che “chilometro 0”. Insomma, un circolo vizioso che pur garantendo la qualità di quello che mangiamo, non rappresenta per il territorio una risorsa economica al 100%. E purtroppo quasi tutti i titolari di aziende agrituristiche sono costretti a rinunciare a proporre la carne di cinghiale perché non riescono a garantire i complessi requisiti richiesti dalle normative di ristorazione.

La carne di selvaggina - si sottolinea nella nota della Cia - possiede ottime caratteristiche nutrizionali: è caratterizzata da un bassissimo contenuto di grassi, con un favorevole rapporto omega3/omega6 e un interessante contenuto di acidi grassi coniugati (CLA), un buon contenuto di amminoacidi e di vitamine (la carne di cinghiale supera quella di maiale per il contenuto di vitamina B6 e riboflavina

“Alla luce di tutto ciò – dice Carbone – possiamo affermare che il consumo di carne di cinghiale potrebbe essere una valida integrazione alla nostra dieta, meglio ancora se a ‘chilometro 0’, proveniente da una filiera locale organizzata che rispetti il territorio e il benessere animale. Sarebbe un modo di valorizzare un prodotto della nostra tradizione di cui i nostri boschi sono ricchi e per Tricarico un’occasione per far tornare in attività il vecchio Salumificio”.

 

 
MATERA: DA DOMENICA CIA RIPRENDE “LA SPESA IN CAMPAGNA”

Venerdì, 23 giugno 2017

Riprendono a Matera da domenica 24 giugno prossimo gli appuntamenti de “La Spesa in Campagna” promossi dalla Cia per favorire specie tra i turisti l’incontro tra città e campagna, attraverso la valorizzazione dei territori rurali a partire dai prodotti alimentari di qualità.

Si tratta – sottolinea una nota della Cia – di un progetto molto importante già avviato sperimentalmente in Basilicata da qualche anno con l’adesione di una trentina di aziende, in gran parte agrituristiche e sul quale puntiamo con la massima decisione. Al momento la spesa in campagna non ha certo i numeri della grande distribuzione, né dei negozi e dei mercati. Crediamo, però, che se si porta avanti un’iniziativa seria e responsabile, questo tipo di vendita diretta può arrivare a coprire il 4-5 per cento dell’intero mercato regionale.

 

Insieme ai mercatini agricoli cittadini andare in campagna a fare acquisti permette, d’altra parte, risparmi significativi per i consumatori. Se, ad esempio, si spendono 100 euro di prodotti alimentari, c’e un taglio netto di 30 euro rispetto alla tradizionale catena distributiva. La vendita in azienda agricola - rileva ancora la Cia- è un chiaro esempio di una filiera cortissima, direttamente dal produttore al consumatore, che porta vantaggi reciproci per ambedue le parti. Un’iniziativa estremamente valida per integrare in modo adeguato il reddito delle piccole e medie aziende, specialmente quelle che si trovano in zone montane, collinari e periurbane. Nello stesso tempo per i cittadini rappresenta un’occasione ideale per acquistare un prodotto di qualità a costi contenuti.

 

Ripetere a Matera la vetrina di vendita delle produzioni ortofrutticole inoltre – sottolinea Paolo Carbone della Cia – ha un significato particolare per l’attuale fase di grave crisi di mercato dell’ortofrutta del Metapontino. I nostri produttori non riescono a “spuntare” prezzi adeguati. Inoltre, per la Cia lucana l’impegno successivo a Capitale Europea della Cultura 2019 è quello di Capitale della Dieta Mediterranea . Sono pertanto necessarie iniziative di promozione della vendita diretta dei prodotti dell’azienda agricola, promozione delle “strade enogastronomiche” collegate ai prodotti tipici ed ai vini di qualità, valorizzazione turistica attraverso le tipicità agroalimentari, i Musei del cibo e della tradizione contadina, una ristorazione che si richiama alle ricette e prodotti locali, anche nelle mense pubbliche, l’ospitalità turistica alberghiera che valorizza le tradizioni alimentari.

 
CIA: Un piano straordinario di intervento a favore dei produttori agricoli del Metapontino

Giovedì. 22 giugno 2017

Nicola Serio, a sinistra, presidente vicario Cia lucanaUn piano straordinario di intervento a favore dei produttori agricoli del Metapontino per affrontare la crisi di mercato dell’ortofrutta e per prepararsi a gestire la fase di carenza idrica è stato sollecitato dal comitato direttivo della Cia del Metapontino che si è riunito a Policoro.

Secondo i dirigenti della Cia la situazione di crisi che colpisce le drupacee (nettarine, pesche, albicocche) ha motivazione nella concentrazione della raccolta che ha provocato l’immissione sul mercato in eccesso del prodotto con il conseguente crollo dei prezzi sino a quotazioni non remunerative che oscillano tra i 35 e i 40 centesimi al kg per pesche e nettarine e i 20 e 25 centesimi al kg per le albicocche destinate alla trasformazione.

L'ortofrutta è un tema complesso che va affrontato sotto tutti gli aspetti e da tutti gli attori - afferma Nicola Serio, presidente regionale vicario della Cia che ha presieduto la riunione. Rischiare di perderla nel nostro territorio sarebbe una sconfitta per tutta l'economia perché l'ortofrutta crea produzione, lavoro, indotto. In questo momento di crisi le aziende agricole continuano ad investire ed innovare e noi vogliamo aiutarle e supportarle in questo processo. Crediamo che l'aggregazione sia molto importante, ma deve necessariamente evolversi e guardare al futuro con più prospettiva. Nello specifico il mercato delle pesche rimane insofferente per problemi congiunturali, strutturali e per l'accavallarsi di prodotto. Senza dimenticare l'oramai cronica crisi dei consumi e l'embargo russo. E' necessario riguardare l'idea di aggregazione per programmare meglio l'offerta. Dobbiamo inoltre riconquistare il consumatore attraverso la qualità ed il suo riconoscimento.

L’ortofrutta – è stato sottolineato a Policoro – è un settore che vale 14 miliardi di euro l’anno e che attualmente rappresenta un terzo della Produzione lorda vendibile (Plv) agricola del nostro Paese. Eppure, nonostante le cifre da primato, si tratta di un comparto che è, purtroppo, fermo rispetto alla produzione mondiale, cresciuta del 24 per cento negli ultimi dieci anni. E la chiave per una decisa inversione di rotta sta proprio nel miglioramento dell’organizzazione della filiera ortofrutticola, agendo da una parte a livello comunitario, favorendo una riforma normativa che possa rispondere alle esigenze del settore, e dall’altra operando sul territorio per valorizzare, rafforzare ed eventualmente creare, quelle Organizzazioni dei produttori che applicano misure di sistema e valorizzano la commercializzazione dei prodotti dei propri soci. Insomma, Organizzazioni che guardano realmente al mercato. Negli ultimi 4-5 anni l’ortofrutta “made in Italy” è stata investita da pesanti fasi critiche, dovute essenzialmente ad una estrema volatilità dei prezzi all’origine e allo scarso potere contrattuale dei produttori ortofrutticoli, alla forte concorrenza da parte del prodotto estero, spesso movimentato da dinamiche di puro stampo speculativo. A questo si aggiunge il calo dei consumi, provocati dalla difficile congiuntura economica del Paese. E così il quadro generale del settore diventa sempre più complesso e i riflessi per le imprese risultato gravemente negativi, soprattutto sul fronte dei redditi.

Per il presidente della Cia Nicola Serio si ripresenta l’esigenza che da tempo sosteniamo di procedere al rinnovo varietale di produzioni che non trovano più mercati o che spuntano quotazioni eccessivamente basse.

Quanto alla crisi idrica che si profila per il forte calo di acqua presente oggi negli invasi, prima di lanciare l’allarme si devono definire le azioni da mettere in campo da parte di Autorità di Bacino e Consorzio Bradano-Metaponto (come gli altri due) per fare in modo che l’acqua disponibile sia sufficiente. Di qui la proposta della Cia di un piano di razionalizzazione che dia priorità alle colture ortive (nel Metapontino 1000-1200 ettari) di alta qualità da trapiantare tra il 10 e il 15 agosto, agli agrumeti che sono una grande risorsa del comprensorio. Inoltre si deve prevedere già adesso il quantitativo di irrigazione di cui avranno bisogno i fragolicoltori per le operazioni di ottobre per la campagna di fragole 2018.

Serio annuncia che domani al CdB di Matera ci sarà un incontro tecnico con la partecipazione di tutti i soggetti istituzionali perché – conclude – gli agricoltori hanno bisogno prima di tutto della massima concertazione degli interventi.

 

 
La spesa in campagna

Mercoledì, 21 giugno 2017

 
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