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CIA: E’ ARRIVATO IL NOVELLO 2017 VINO DI NICCHIA

Giovedì, 2 novembre 2017

Come ogni autunno, da qualche giorno è in vendita il vino Novello 2017. Un vino che, con i suoi profumi intensi e fruttati, regala da una parte una sensazione di nostalgia per l’estate e dall’altra anticipa le caratteristiche dei futuri vini fatti e finiti. Dando un segnale chiaro di come sarà il vino del 2017. Circa un terzo della produzione italiana di vino novello proviene dal Veneto che insieme al Trentino copre quasi la metà della produzione nazionale. Seguono poi la Toscana, la Sardegna, l’Emilia Romagna e la Puglia. Da noi in Basilicata, già da qualche anno, è un vino fortemente di nicchia, con una diminuzione di produzione che prosegue di anno in anno. E’ quanto evidenzia la Cia-Confederazione Italiana Agricoltori della Basilicata riferendo che saranno solo poche decine di migliaia le bottiglie 2017 di novello soprattutto Aglianico del Vulture, Grottino di Roccanova, Terre Alta Val d’Agri.

"Il vino novello specie abbinato alle caldarroste- sottolinea Paolo Carbone della Cia lucana - per i nostri viticoltori specie del Vulture rappresenta una produzione di nicchia e di esportazione ma molto limitata che quest'anno si ridimensiona ulteriormente. Le difficoltà per il novello si ripetono da un decennio. In verità, il vino giovane in Basilicata non ha mai entusiasmato le aziende dei doc e continua a perdere fascino e appassionati. Meno ammiratori significa meno vendite e quindi meno bottiglie. È un vino carpe diem. Una bevuta filosofica. Esistenziale: cogli l’attimo. Non lo puoi tenere sugli scaffali fino a gennaio – ribadisce il dirigente della Cia – È un prodotto con una componente ludica: il suo fascino sta proprio nella novità. Se si aspetti a stapparlo, arrivano a ruota i vini nuovi veri e propri. E il mercato si sposta su questi: che sono più corposi e a volte costano anche meno. Se poi si aggiunge che è un vino piuttosto complicato da produrre, il cerchio si chiude.

E’ interessante chiarire la differenza che esiste fra vino novello e vino nuovo, terminologie che troppo spesso, nel linguaggio comune, vengono confuse o addirittura associate al medesimo prodotto. Si tratta infatti di vini completamente diversi, sia per quanto riguarda le caratteristiche, sia per i metodi di produzione impiegati.

Carbone spiega questa differenza: “Il vino nuovo è il vino che, concluse le varie fasi di vinificazione, resta in attesa di essere commercializzato partendo generalmente dall’anno successivo alla vendemmia. Il novello è invece prodotto con uve sottoposte a una particolare tecnica di vinificazione chiamata macerazione carbonica che consiste nel porre i grappoli di uva in un contenitore che viene poi saturato con gas anidride carbonica e portato a temperatura controllata per 7-8 giorni. In questo periodo si sviluppano molti processi chimici che interessano sia l’uva posta più in basso che viene schiacciata dalla massa soprastante, sia l’uva che si trova più in alto che rimane integra ma in ambiente saturo di anidride carbonica.”

“Una volta terminato il periodo di permanenza nella vasca – conclude il dirigente della Cia - l’uva viene pigiata ottenendo un mosto ricco di molteplici componenti odorosi che ricordano la fragola, il lampone, oltre ad un intenso fruttato tipico dell’uva d’origine.”

Per celebrare la nascita del vino novello, molte cantine aprono agli enoturisti per una degustazione speciale dei vini abbinati ai prodotti di stagione. Di qui l’invito della Cia e delle aziende agrituristiche associate a Turismo Verde a cogliere questa occasione per una gita in campagna dai produttori , per gustare le specialità rurali, fare la spesa in campagna approfittando del risparmio sino al 30% e per scoprire il fascino degli itinerari del vino e dell’olio.

 

 
FESTA DELL’OLIO NUOVO A GRASSANO

Lunedì, 23 ottobre 2017

Una comunità rurale si ritrova intorno all’olio prodotto insostituibile per la cucina e il reddito della famiglia. A Grassano per iniziativa dell’Oprol-Cia si è tenuta una vera e propria festa, la Festa dell’olio nuovo. Presso il frantoio oleario grassanese un’occasione per assaggiare la produzione 2017, accompagnati da musica, prodotti tipici e incontrare Luca Braia, Maria Antezza e il sindaco Filippo Luberto. L’olio di qualità di Grassano e delle Colline Materane è da sempre una caratteristica forte di quest’area agricola. Ed è l’elemento principale della dieta mediterranea. Uno dei fattori attrattori dell’itinerario dei sapori lungo la via Herculea e del progetto di itinerari del gusto (oltre all’olio, vini, i salumi di Tricarico, i formaggi). Non tutti gli oli d'oliva però hanno le caratteristiche di eccellenza ma bisogna distinguere un olio-doliva normale dall’olio d'oliva di elevata bonta’ ed alta qualità ed esso si chiama olio d'oliva extra vergine ovvero il grasso di origine vegetale che ha un acidità espressa in acido grassi inferiore allo 0,8 grammi / litro . L’olio d'oliva extra vergine a Grassano è ottenuto solamente per lavorazione meccanica delle olive ed la sua lavorazione avviene nei mesi di ottobre e novembre proprio il periodo della raccolta delle olive che per ottenere un grande olio d'oliva vengono nell’ arco di 24-48 ore immediatamente lavorate .

Nella festa i dirigenti di Cia ed Oprol (l’organizzazione di categoria degli olivicoltori lucani) hanno però ricordato i problemi principali da affrontare sono: il rafforzamento del ruolo dei territori e quindi delle singole OP (Organizzazioni Produttori) del comparto olivicolo, le quali stanno sempre più diventando attori sul mercato di riferimento, oltre che terminali per gli interventi del programma di sviluppo finanziato con fondi Ue; il ruolo propulsivo giocato con gli altri protagonisti agricoli, industriali e commerciali della filiera per uno sviluppo in chiave moderna del settore e per una forte coesione con finalità strategiche.

Il calo produttivo, sia pure a macchia di leopardo – si sottolinea - è dovuto principalmente alle continue variazioni climatiche e alla prolungata siccità e i margini sono sempre più ridotti al punto da non riuscire a remunerare il lavoro degli imprenditori agricoli e dei familiari coinvolti.

 
AGRICOLTURA: Gli agricoltori hanno “reputazione” più alta

Sabato, 21 ottobre 2017

Gli agricoltori conquistano il terzo posto nei giudizi sulle professioni che suscitano maggiore fiducia tra gli italiani. L'impresa agricola e gli imprenditori del settore, con il 19,8% di gradimento, sono al terzo posto preceduti soltanto dalle forze dell'ordine (48% delle risposte) e dal volontariato (42,5%). Il dato emerge da una ricerca condotta dal Censis , secondo la quale nel corso degli anni è cambiata la percezione che gli italiani hanno dell'agricoltura e oggi il 78,9% dei cittadini dichiara di avere un'opinione altamente positiva sulla professione degli agricoltori. La ricerca sottolinea che l'agricoltura oggi ottiene pieno riconoscimento sociale per effetto della scelta strategica di mettere al centro della propria azione le aspettative dei consumatori, tenendo in conto del complesso delle implicazioni sociali, ambientali e di valori legate alla professione.

Per la Cia e l’Agia Basilicata, ad una settimana dall’iniziativa di Tricarico, la “rinascita” a tutto tondo del settore agricolo, oltreché a livello identitario, prende forma anche nella sua potenzialità di proporsi come forza propulsiva in grado di trainare l’economia italiana fuori dallo stallo della crisi e al tempo stesso di rappresentare una valida opportunità di futuro dei giovani.

“Il cambio di marcia è possibile – commenta Nicola Serio, presidente Cia Basilicata – in quanto oggi più che in passato il territorio è diventato un luogo dove si consolidano multifunzionalità e multidimensionalità delle attività economiche, attraverso l’intreccio tra soggetti e processi sociali, culturali e produttivi dalle origini anche lontane. Di qui prende spunto il progetto economico della CIA in Basilicata, attraverso la crescita dell’associazionismo. Puntiamo in sostanza a recuperare a valore la forza identitaria delle nostre comunità rurali che sono depositarie di cultura, storia, tradizioni, custodi di saperi, professionalità. Favorire lo sviluppo locale – continu – è la nostra missione”.

Le altre indicazioni del Censis: ai titolari delle aziende agricole importa la semplificazione degli adempimenti burocratici in capo alle aziende (49%); l’abbattimento del carico fiscale (22,8%); la tutela del Made in Italy (12,1%); il sostegno economico all’avvio dell’attività di impresa da parte dei giovani (8,3%); la promozione di accordi quadro e di filiera (4,5%) e il supporto all’innovazione e all’internazionalizzazione del settore (3,2%).

Il rispetto della natura e del paesaggio, il modello di nutrizione fondato sulla dieta mediterranea e sulla salute dei consumatori, l’inimitabile ed immenso patrimonio storico fin nei borghi più piccoli appartengono al cuore della identità italiana e costituiscono un importante vantaggio strategico nella competizione globale per l’intero sistema Paese.

Sempre più tutte le comunità, non solo italiane, devono presidiare con grande attenzione i propri equilibri attraverso filiere e reti “a maglie strette” in cui l’afflusso delle grandi derrate alimentari e la presenza dei grandi mercati sia integrato con produzioni (alimentari e non) coerenti con la vocazione, l’identità e la gestione organizzata del territorio, la possibilità di usufruire dei suoi paesaggi, della sua storia, delle sue acque, delle sue strade, delle sue attrazioni, delle sue energie.

Il processo di cambiamento richiede, tuttavia, che la società nel suo insieme riconosca il valore del carattere multifunzionale dell’agricoltura e della silvicoltura che, oltre ad assicurare la produzione di alimenti, svolga un ruolo cruciale nella produzione di beni di pubblica utilità, come l’affermazione e la salvaguardia della qualità dei paesaggi, il mantenimento della biodiversità, la stabilità del clima e la capacità di mitigare disastri naturali quali inondazioni, siccità e incendi.

 

Per i giovani che intendono lavorare in azienda, nei campi o in stalla – dice Rudy Marranchelli presidente Agia – l’indagine Censis equivale ad un’iniezione di fiducia e di ottimismo. Per troppo tempo siamo stati considerati i contadini poveri ultimi della classe. Invece come abbiamo dimostrato a Tricarico abbiamo competenze e professionalità in grado di innovare i sistemi di produzione e persino di far arrivare i nostri prodotti in mercati esteri. Se dunque iscriversi ad Agraria è trendy, imparare un mestiere legato alla terra una scommessa. Che sempre più giovani dimostrano di voler sostenere, attratti dalla possibilità di trasformarla in una seria e duratura opportunità di lavoro. Posto che alle tradizionali professioni – una ventina quelle «codificate», dall’agricoltore in senso lato, al fitoiatra, fino allo zoonomo – negli ultimi anni si stanno affiancando nuove attività altamente specialistiche. Che comunque dopo una formazione di base richiedono la frequenza di master, stage o scuole di specializzazione.

Fatto sta che l’agricoltura e la zootecnia, con tutte le sue declinazioni multifunzionali caldeggiate anche dalla Politica agricola comune, hanno aperto le porte a decine di nuove attività. Con almeno 5mila partite Iva negli ultimi tre anni, secondo le rilevazioni dell’Agia, l’associazione giovani agricoltori della Cia. Dall’architetto del verde, al consulente enogastronomico, dallo stilista ecosostenibile con fibre agricole, al professore di tartufo, l’elenco dei nuovi mestieri «green» si allunga quasi a vista d’occhio.

“Per riuscire a fare impresa oggi in ambito rurale -sottolinea Marranchelli- ci vuole una cultura imprenditoriale diversa, capace di assumersi dei rischi, di lavorare in rete, di cogliere le opportunità che oggi offrono il web e la dimensione del mercato internazionale. Il settore agricolo da sistema chiuso deve diventare sistema aperto sfruttando al massimo la caratteristica insita nell’attività agricola, ovvero la tensione allo sperimentare, all’innovazione. Lavorare in rete offre moltissimi stimoli in questo senso: la costituzione di Partenariati Europei per l’Innovazione, la formazione di Reti di impresa per cogliere nuovi fondi, la propensione all’internalizzazione esplorando mercati nuovi sono elementi fondamentali per la valorizzazione del settore agricolo locale oggi. Ai giovani imprenditori agricoli lucani l’opportunità di cogliere ora la sfida del Psr 2014-2020”.

 
Bullismo e Cyberbullismo: da oggi giornate a Policoro con studenti

Martedì, 17 ottobre 2017

Da oggi sino a venerdì 19 ottobre l'associazione OrtoSociale, insieme alla CIA e l'AGIA di Basilicata e con il contributo della Presidenza del Consiglio Regionale, saranno a Policoro per parlare di Bullismo e Cyberbullismo con i ragazzi dell'Istituto Giovanni Paolo II –Policoro. Le giornate si caratterizzano con lo slogan: “ un albero a scuola per dire NO AL BULLISMO”. Con la psicologa Antonella Magno e piantare un albero di ulivo insieme alla biologa Denise Manolio nel cortile dell'Istituto Giovanni Paolo II. Presenti durante le giornate anche Rudy Marranchelli - Presidente AGIA Basilicata; Nicola Serio Presidente CIA Basilicata; Teresa Carretta - Consigliere Comunale con delega all'Istruzione; Maria Carmela Stigliano - Dirigente I.C. Giovanni Paolo II.

L’iniziativa, rivolta alle classi delle scuole primarie, nasce al fine di sviluppare e stimolare “azioni didattiche” innovative, orientate a prevenire il fenomeno del bullismo mediante percorsi educativi finalizzati al miglioramento della stima di sé e degli altri e allo sviluppo di un comportamento responsabile, cosciente e consapevole anche in un ambiente scolastico non tradizionale “il giardino”. Sviluppare negli studenti capacità critiche sulle dinamiche di gruppo e sulla diffusione del senso di appartenenza ad una comunità.

Perchè piantare un Albero ? Coltivare – sottolineano CIA ed AGIA - è il gesto più antico, forse il primo che ha consentito di parlare di civiltà. Piantare e custodire un albero a scuola è coltivare prima di tutto dei saperi. Saperi che hanno a che fare con i gesti, con un apprendimento esperienziale che le generazioni più giovani non sempre hanno modo di sperimentare. Coltivare a scuola è un modo per imparare. Imparare a conoscere il proprio territorio, il funzionamento di una comunità, l'importanza dei beni collettivi e dei saperi altrui. “Imparare facendo”, sviluppare la manualità e il rapporto reale e pratico con gli elementi naturali e ambientali, sviluppare il concetto del “prendersi cura di”, imparare ad aspettare, cogliere il concetto di diversità, lavorare in gruppo, questi gli obiettivi che si vogliono raggiungere perché a scuola si coltiva il futuro.

 
AGIA-CIA: DA TRICARICO SI RILANCIA LA SFIDA ALLA RASSEGNAZIONE

Lunedì, 16 ottobre 2017  

A 40 anni dalla storica manifestazione nazionale della Costituente contadina a Borgo Taccone-Irsina i giovani agricoltori della Cia hanno rilanciato la sfida alla rassegnazione con un evento nazionale che ha visto protagonisti giovani imprenditori agricoli provenienti, oltre che dalla Basilicata, da Toscana, Emilia, Calabria, Sicilia, Lombardia e Veneto per dimostrare che con una visione moderna della ruralità c’è futuro per i giovani che vogliono lavorare la terra. E’ stato il Ministro alla Coesione Territoriale e Mezzogiorno Claudio De Vincenti, in un video messaggio, a riconoscere che “quei ragazzi che nel 1977 arrivarono da tutt’Italia a Borgo Taccone hanno avuto la vista lunga. Avevano ragione loro – ha detto il Ministro – e devo riconoscere che anch’io come tanti economisti all’epoca pensavo solo all’industrializzazione del Paese”. Con il riconoscimento e il plauso all’iniziativa di Agia e Cia, il Ministro ha ricordato i provvedimenti più importanti contenuti nella Legge di Bilancio come Resto al Sud e la Banca della Terra, “misure che – ha annunciato – insieme a quella della riduzione contributiva per le nuove assunzioni saranno operativi da novembre. Vogliamo dare terra e capitale ai giovani che intendono scommettere il proprio destino in agricoltura e scommettere sul loro protagonismo sociale e civile”.

Gli imprenditori dell’Agia a dimostrazione che l’evento di Tricarico non ha nulla di nostalgico hanno fatto le cose sul serio insediando quattro tavoli di lavoro su temi centrali per il ricambio generazionale in agricoltura: terra e suolo (coordinatore il toscano Valentino Berni); legislazione, lavoro, credito (coordinato dall’emiliano Stefano Francia); innovazione, formazione e consulenza (coordinato dal calabrese Emanuele Milone); nuove frontiere dello sviluppo rurale (Salvatore Borruto, Calabria). Dalle riflessioni e gli approfondimenti dei quattro tavoli e dal dibattito con i protagonisti di Taccone 1977 (sen. Angelo Ziccardi, Paolo Carbone,  Armando Tita testimonial) arricchito da interventi di assessori regionali (Luca Braia, Roberto Cifarelli), esperti, tecnici, dirigenti Cia sarà lanciato il Manifesto di Tricarico che ha un filo rosso con la Carta di Irsina.

Quarant’anni fa – è stato sottolineato -  i giovani si riunirono per discutere, confrontarsi, studiare, e anche divertirsi, socializzando esperienze e passioni. Erano animati dalla convinzione che l’Agricoltura avesse un futuro, e che il loro futuro fosse nella riscoperta della ruralità. In quarant’anni sono cambiate molte cose: è cambiato il Mondo. La riprova – ha sottolineato Nicola Serio, presidente Cia Basilicata - è la concomitanza dei 7 Grandi a Bergamo che – ha detto – non riescono a dare risposte ai due grandi problemi del Pianeta: la fame e lo spreco alimentare. Per noi l’obiettivo resta produrre in modo sostenibile e con equità, generando benessere per chi produce e per chi si alimenta, e dare una speranza a chi ancora non ha accesso al cibo.

Da Bergamo dove Maria Pirrone, presidente nazionale Agia ha partecipato al G7, a Tricarico il “pallino” torna nelle mani dei giovani. Ogni impresa agricola – aggiungono i dirigenti dell’Agia Pirrone e Rudy Marranchelli  - custodisce due anime: una è romantica e, nella mente delle persone, alimenta l’idea del bello, della serenità, del gusto, della bontà, del cibo giusto e sufficiente; la seconda è arida e fa tribolare gli agricoltori; è quella che rimette i piedi per terra e ci fa scontrare con la realtà.  Quella realtà che secondo le ultimi indagini vede un giovane su due avere paura del suo futuro e di non conoscere lo stesso livello di benessere del padre e della madre.

Ma – è stato detto – l’agricoltura non è più solo un “affare di famiglia”. Se un tempo in campagna ci si nasceva e il mestiere si ereditava dai genitori, oggi cresce sempre di più il numero di chi sceglie la vita dei campi, pur provenendo da esperienze e formazioni diverse. E fanno bene -evidenzia l’Agia Cia- perché l’agricoltura si sta dimostrando vitale e “anticiclica” dal punto di vista occupazionale, anche se i numeri del “turn over” generazionale nei campi sono ancora bassi, con gli “under 40” che rappresentano solo il 9,9 per cento del comparto e gli “under 30” che si fermano addirittura al 2,1 per cento.

Per Donato Distefano, direttore regionale della Cia, l’incontro di Tricarico rafforza il ruolo di rappresentanza del mondo agricolo svolto dalla Cia che si avvia alla stagione congressuale per adeguare la propria organizzazione ai compiti da svolgere. Altre organizzazioni-movimenti preferiscono parlare alla “pancia” degli agricoltori, cavalcando il diffuso malessere, noi invece alla testa, per costruire le condizioni e le opportunità per superare le emergenze e problematiche. Il ricambio generazionale è per noi una priorità. E lo vogliamo sostenere con il protagonismo dei ragazzi e delle ragazze.

 
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