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Mercoledì, 15 marzo 2017

 
A GARAGUSO PROGETTO FATTORIE SOCIALI

Mercoledì, 15 marzo 2017

Il Progetto della Cia “Le fattorie sociali per coltivare benessere” è stato il tema centrale di un seminario formativo-informativo promosso da Cia ed Agia a Garaguso scalo presso l'Istituto Professionale per l’agricoltura e l’ambiente.

L'Italia oggi si colloca ai primi posti dello scenario europeo con oltre 1.000 progetti e pratiche di agricoltura sociale all'attivo. Dopo le Fattorie Didattiche tantissime aziende associate alla Cia hanno già avviato e sperimentato questo nuovo modo di fare agricoltura, promuovendo l'offerta di servizi assistenziali e occupazionali a vantaggio di soggetti deboli (portatori di handicap, tossicodipendenti, detenuti, anziani, bambini) e di aree fragili (montagne e centri isolati) in collaborazione con istituzioni pubbliche e con il vasto mondo del Terzo settore. L'agricoltura sociale, dunque, cresce nei numeri, contando oltre 4 mila addetti su tutto il territorio nazionale e toccando un valore della produzione di 200 milioni di euro. Dati incoraggianti. La legge nazionale del 2015 sull'agricoltura sociale ha finalmente riconosciuto giuridicamente le tante esperienze di eccellenza, spesso volontarie e autogestite, di chi ha saputo coniugare l'imprenditorialità agricola con la responsabilità sociale. E ora diventa l'occasione per dare un forte impulso alla crescita del settore, anche con il sostegno dei Psr e dei fondi Sie (Fondi europei di investimento e sviluppo).

Si tratta – sottolinea Nicola Serio, presidente regionale vicario Cia - di un'importante novità che apre nuovi spazi di valorizzazione per le imprese e consolida il rapporto tra le nuove funzioni pubbliche e sociali svolte da agricoltura e cittadini, perché l'agricoltura sociale è un processo plurale, radicato nei luoghi e sulla base dei bisogni delle comunità locali. La fattoria sociale non è mai un'esperienza isolata, ma sempre un sistema territoriale che coinvolge aziende agricole, cooperative sociali, strutture sanitarie, enti locali, famiglie

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Soprattutto la Confederazione italiana agricoltori – dice il direttore regionale Donato Distefano - vuole essere parte propositiva con le Regioni nella predisposizione dei Psr, nella realizzazione di programmi finalizzati allo sviluppo della multifunzionalità delle imprese agricole e basati su pratiche di progettazione integrata territoriale e di sviluppo dell'agricoltura sociale.

Al seminario sono intervenuti oltre a dirigenti nazionali e regionali della Cia - tra i quali il Presidente nazionale Fattorie Sociali Marco Bernando Di Stefano, Ilaria Signoriello, portavoce Forum Nazionale Agricoltura Sociale, Cinzia Pagni, vice presidente nazionale Cia – esperti e l’assessore regionale all’agricoltura Luca Braia. Un'occasione inoltre per rinnovare l'iniziativa “La spesa in campagna” e per preparare l'assemblea regionale della Cia arricchendola di idee, proposte, considerazioni dei giovani studenti, futuri motori dell'agricoltura di domani.

 
CAMPAGNA PESCHE E NETTARINE: ANALISI E PROPOSTE CIA

Mercoledì, 15 marzo 2017

Le produzioni di pesche e nettarine raccolte nel 2016 in Italia hanno evidenziato un calo del 10% rispetto all'anno precedente (poco più di 1.260.000 tonnellate complessive a livello di specie), presentando un livello inferiore rispetto alla media del precedente triennio di circa 15 punti percentuali. Tutte le aree produttive nazionali hanno visto volumi inferiori sia per pesche che per nettarine, con una riduzione marcata in particolare nel Sud Italia. Sono dati ed indicazioni diffusi da Fleshplaza che consentono alla Cia lucana di fare un bilancio della stagione scorsa per programmare la campagna 2017. Il valore complessivo di denaro annuo che pesche e nettarine muovono – sottolinea la Cia – è di 2 miliardi circa per due produzioni d’eccellenza del Metapontino che da sole rappresentano il 59% della PLV generata da frutta estiva con un “giro d’affari” di oltre 4 milioni di euro e con un incremento del 13,5% rispetto allo scorso anno. Ma – avverte la Cia - l'export italiano soffre la concorrenza spagnola: la disponibilità limitata di prodotto e il collocamento positivo sul mercato interno degli ultimi due anni giustificano i volumi inferiori di prodotto che sono stati inviati sui mercati esteri. I dati disponibili sulle esportazioni italiane 2016 mostrano infatti quantitativi inferiori del 6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ai minori volumi è corrisposta una contrazione del valore pari al 3% in termini di valore, grazie a prezzo medio annuo collocato su buoni livelli, maggiore del 4% rispetto al 2015, ma superiore del +17% se lo confrontiamo con l'infelice campagna 2014. La destinazione principale del prodotto italiano rimane la Germania dove puntualmente ci si scontra con la concorrenza sempre più accentuata degli altri produttori europei, Spagna in primis.

Nicola Serio, presidente vicario della Cia lucana, insiste sulla necessità di "intensificare ogni azione di lotta alla sharka in modo da incrementare produzione e reddito". Inoltre, aggiunge, "è tempo di riequilibrare i rapporti tra produttori e grande distribuzione facendo in modo che i dati positivi delle vendite al dettaglio siano trasferiti a monte della filiera agroalimentare". "La ripresa, sia pure ancora lenta, dei consumi -sottolinea Serio- purtroppo non produce alcun beneficio sui produttori ortofrutticoli del Metapontino, come delle aree in generale con produzioni di qualità che non possono reggere alla concorrenza sleale del ‘tutto a un euro' anche perché in troppi supermercati la frutta e la verdura nei banchi di vendita non sono locali e tanto meno italiane. Ma le colpe non possono essere imputate esclusivamente alla grande distruzione organizzata, anch'essa attraversata da mille problemi; per questo occorre individuare le cause e trovare delle soluzioni adeguate. La Cia dal 2011 ha presentato una proposta di legge, di iniziativa popolare, per regolare i rapporti tra agricoltura e Gdo. L'obiettivo è di promuovere e commercializzare i prodotti locali che siano tracciabili e identificabili nel territorio rurale di produzione, aprendo nuovi spazi di mercato a produzioni alimentari e tipiche lucane anche di nicchia. "Ed ecco il primo problema pratico da affrontare attraverso una proposta di legge regionale e linee guida di regolamentazione specifica emanate dai Dipartimenti Regionali interessati (Agricoltura, Sanità, Attività Produttive). Sarà questo un tema centrale dell’Assemblea regionale Cia del 24 marzo prossimo quando sarò presentato UN PROGETTO A SOSTEGNO DELL’AGROALIMENTARE LUCANO con proposte specifiche per i Piani di comparto delle produzioni alimentari regionali; Progetti integrati e intese di prodotto con le PMI della trasformazione; Marchio d’area per la qualità dell’agroalimentare lucano; Programma di sostegno alle OO.PP. e all’aggregazione di prodotto; Progetti di filiera e interprofessione; Reti d’impresa e rapporti di conferimento; Sostegno ai circuiti brevi di commercializzazioni.

 
CIA: SEMINARIO SU FATTORIE SOCIALI DOMANI A GARAGUSO

Venerdì, 10 marzo 2017

Può cominciare dalla cura dell'orto o da un corso di panificazione il riscatto sociale e il reinserimento lavorativo di persone disabili o svantaggiate. Perché l'azienda agricola non è più sinonimo solo di cibo, campagna, paesaggio rurale: oggi vuol dire anche welfare, uno spazio solidale dove le fasce deboli della popolazione possono costruire nuove relazioni sociali, fare terapia con gli animali o con le piante, ritagliarsi un posto nuovo nel mercato del lavoro. E’ questo il tema centrale del seminario formativo-informativo promosso da Cia ed Agia per domani sabato 11 marzo a Garaguso scalo (Istituto Professionale per l’agrcoltura e l’ambiente, ore 9) su “Le fattorie sociali per coltivare benessere”.La legge nazionale del 2015 sull'agricoltura sociale ha finalmente riconosciuto giuridicamente le tante esperienze di eccellenza, spesso volontarie e autogestite, di chi ha saputo coniugare l'imprenditorialità agricola con la responsabilità sociale. E ora diventa l'occasione per dare un forte impulso alla crescita del settore, anche con il sostegno dei Psr e dei fondi Sie (Fondi europei di investimento e sviluppo). L'Italia oggi si colloca ai primi posti dello scenario europeo con oltre 1.000 progetti e pratiche di agricoltura sociale all'attivo. Tantissime aziende associate alla Cia hanno già avviato e sperimentato questo nuovo modo di fare agricoltura, promuovendo l'offerta di servizi assistenziali e occupazionali a vantaggio di soggetti deboli (portatori di handicap, tossicodipendenti, detenuti, anziani, bambini) e di aree fragili (montagne e centri isolati) in collaborazione con istituzioni pubbliche e con il vasto mondo del Terzo settore. L'agricoltura sociale, dunque, cresce nei numeri, contando oltre 4 mila addetti su tutto il territorio nazionale e toccando un valore della produzione di 200 milioni di euro. Dati incoraggianti che ora l'approvazione della legge può solo accelerare.Si tratta di un'importante novità che apre nuovi spazi di valorizzazione per le imprese e consolida il rapporto tra le nuove funzioni pubbliche e sociali svolte da agricoltura e cittadini, perché l'agricoltura sociale è un processo plurale, radicato nei luoghi e sulla base dei bisogni delle comunità locali. La fattoria sociale non è mai un'esperienza isolata, ma sempre un sistema territoriale che coinvolge aziende agricole, cooperative sociali, strutture sanitarie, enti locali, famiglie".Soprattutto la Confederazione italiana agricoltori vuole essere parte propositiva con le Regioni nella predisposizione dei Psr, nella realizzazione di programmi finalizzati allo sviluppo della multifunzionalità delle imprese agricole e basati su pratiche di progettazione integrata territoriale e di sviluppo dell'agricoltura sociale. Al seminario intervengono oltre a dirigenti nazionali e regionali della Cia - tra i quali il Presidente nazionale Fattorie Sociali Marco Bernando Di Stefano, Ilaria Signoriello, portavoce Forum Nazionale Agricoltura Sociale, Cinzia Pagni, vice presidente nazionale Cia – esperti e l’assessore regionale all’agricoltura Luca Braia.  

 
8 MARZO: DONNE E GIOVANI CIA PROTAGONISTI DEL CAMBIAMENTO AGRICOLTURA LUCANA

Giovedì, 9 marzo 2017
Ogni impresa agricola custodisce due anime: una è romantica e, nella mente delle persone, alimenta l’idea del bello, della serenità, del gusto, della bontà, del cibo giusto e sufficiente; la seconda è arida e fa tribolare gli agricoltori: è quella che rimette i piedi per terra e  fa scontrare gli agricoltori con la realtà. In questa realtà Giovani e Donne vogliono essere ancora di più i protagonisti del cambiamento nell’agricoltura lucana. E’ il messaggio lanciato oggi a Viggiano da Agia, Donne in Campo e Cia. Di questi temi hanno discusso il presidente nazionale dell’Agia Maria Pirrone, quello regionale Rudy Marranchelli, il direttore della Cia Donato Distefano, Giovanna Perruolo dirigente Cia, Nicola Figliuolo (La spesa in campagna) e l’assessore regionale all’agricoltura Luca Braia.Le politiche europee di sostegno al ricambio generazionale attivate negli ultimi anni – è stato sostenuto nel dibattito a più voci – hanno evidenziato quanto grande è la voglia delle nuove generazioni di operare all’interno dell’agricoltura, di ricercare in questo settore una risposta occupazionale stabile ed uno stile di vita differente. I giovani imprenditori e, tra questi, le tante donne stanno dimostrando di essere dotati di buone capacità organizzative, innovative e creative nonché una grande capacità di avviare nuovi percorsi produttivi, dando concretezza alle attività connesse alla multifunzionalità delle imprese agricole. Con il ricambio generazionale cresce la cultura dello “stare insieme.E’ reale il dato che l’occupazione agricola – è stato rilevato -  è in crescita e, nel confronto tra il II trimestre 2015 con lo stesso del 2016, ci sono oltre 16 mila occupati in più. I dati indicati ci dicono che, nonostante le annose difficoltà che caratterizzano il settore agricolo, gli imprenditori che ci credono lavorano tanto e procedono nel percorso di crescita della propria impresa, che si traduce in crescita di un territorio e dell’intero sistema Paese.

L’Agricoltura giovane fa bene all’impresa, all’economia Italiana, al territorio. In Italia, la quota under 35 è inferiore alla media europea attestandosi al 5%. La drammatica situazione è ben rappresentata dall’indice di vecchiaia over 65/over 35, che è passata da 7,3 nel 2010 a 11,7 nel 2013, mentre quello over 65/over 41 da 3,3 nel 2010 a 5,1 nel 2013. E’ anche vero però che la dimensione economica delle aziende giovani è decisamente superiore. La media europea è di 44mila € per gli under 35 vs i 30mila € degli over 65.  In Italia la forbice è quasi il doppio (73.000€), a conferma del valore aggiunto che il Made in Italy produce. Negli ultimi anni, le politiche europee e nazionali hanno dimostrato una grande attenzione verso i giovani e tanti sono gli strumenti messi in campo per favorire il ricambio generazionale in agricoltura. Nella prospettiva di migliorare le politiche già operanti a favore dei giovani imprenditori agricoli è opportuno valutarne il raggiungimento degli obiettivi. Il filo rosso che lega le proposte dei giovani di Agia si chiama EQUITA’ : è necessario rafforzare il principio di equità e garantire uguali opportunità nell’accesso alle risorse. Per quanto riguarda invece il primo insediamento, è importante che non venga visto in modo illusorio, ma solo come un punto di partenza. Questo PSR – è stato ancora sostenuto - spinge a “tutto e subito”, invece occorrerebbe un periodo di adattamento, che solitamente avviene dopo i primi cinque anni dall’insediamento, allorquando la definizione di giovane, prevista dai PSR, mette fuori gioco gli under 40 insediati da più di 5 anni. Questo aspetto richiede un’attenta riflessione, così come la consulenza regionale, che non è partita da nessuna parte. Per affrontare in modo più agevole le complicanze burocratiche nello sviluppo di un progetto in seno al PSR, sarebbe meglio per i giovani, e per gli imprenditori in generale, un tutor con funzione di consulenza e controllo in itinere piuttosto che un controllo ex post. Ciò vorrebbe dire crescita e responsabilità condivisa tra agricoltori e Regioni. Alla Regione è stato chiesto uno sforzo di armonizzazione delle procedure amministrative per consentire una parità di diritti tra i giovani a prescindere dalla regione di appartenenza. Altro punto importante è distinguere il primo insediamento dal subentro in agricoltura. La figura del giovane che s’insedia per la prima volta e costruisce dal nulla l’impresa agricola è diversa da chi, invece, subentra in un’impresa più o meno avviata. Il punto di partenza è diverso e servono strumenti diversi.  E in occasione dell’8 marzo Donne in Campo Cia ha invitato ad acquistare o regalare una pianta per la Festa della donna: un gesto "green" per sensibilizzare i cittadini sul valore dell'agricoltura e dell'ambiente, ma anche sull'importanza del lavoro contro la violenza di genere. In Italia il settore primario è sempre più femminile: il 30% delle imprese e il 40% della manodopera è "rosa". Il suolo, i semi, le piante, rappresentano il primo anello della catena alimentare e sono il simbolo della sostenibilità ambientale. Difenderli e curarli è il compito di tutti, a partire dalle agricoltrici che ogni giorno contribuiscono a garantire la sicurezza alimentare tutelando la biodiversità. D'altra parte, l'associazione coglie l'occasione dell'8 marzo anche per ricordare che il lavoro è una risorsa per le donne, una potente arma antiviolenza: "Lavorare e fare impresa – sottolinea Donne in Campo -  significa avere quell'autonomia economica, quella capacità decisionale che ci rende forti e ci sottrae a molte violenze. E in questo senso, proprio l'agricoltura è uno dei settori con il più alto livello di femminilizzazione". "Le donne sono un caso di resilienza e di resistenza nei territori rurali”.Al termine l’assessore Braia ha consegnato il riconoscimento “punto di vendita” a titolari di aziende che aderiscono alla rete “La Spesa in campagna”.

 

 
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