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CIA: RIFORMARE SISTEMA POLIZZE ASSICURATIVE CONTRO DANNI CALAMITA’

Martedì, 26 settembre 2017

Le maggiori criticità rilevate dagli agricoltori per la sottoscrizione di polizze assicurative contro i danni da avversità atmosferiche si riscontrano per il 45% nella complessità amministrativa e burocratica (compresi i ritardi per la corresponsione dei contributi), per il 30% nei prezzi e franchigie elevati e per il restante 25% per la mancanza di adeguate informazioni. Ora le coperture tradizionali (contratti assicurativi sulla produzione) risultano meno incentivanti anche per una progressiva riduzione delle aliquote di contributo, ma con gli ultimi orientamenti Ue possono rappresentare una delle poche strade da seguire per ridurre le perdite.

Per la Cia di Basilicata il documento della Conferenza delle Regioni che individua una serie di possibili soluzioni al problema, sintetizzabile nella diminuzione del numero di polizze assicurative sottoscritte da titolari di aziende agricole del Sud (specie rispetto al centro-nord), è un passo avanti importante. Ci sono – dice Nicola Serio, presidente Cia Basilicata – proposte sicuramente positive in linea con le nostre come quella centrale di costituire un fondo assicurativo per tutelare le aziende agricole dagli eventi naturali e dalle crisi di mercato, in parte coperto dalla fiscalità generale ed in parte dai fondi del PSR. Un ulteriore passaggio particolarmente atteso dagli agricoltori è la modifica del piano assicurativo agricolo. L’attuale piano infatti non coglie le criticità più volte evidenziate dalla Cia e dall'Associazione nazionale dei Condifesa. Abbiamo presentato poche proposte -continua- ragionevoli e recepibili, ovviamente tutte volte a rendere lo strumento assicurativo agevolato più fruibile e corrispondente alle esigenze degli agricoltori che si vogliono tutelare a cominciare dall’aggiornamento dello strumento del Fondo Nazionale di Solidarietà. In sostanza insistiamo sulla semplificazione per la determinazione delle procedure e delle rese, sulla flessibilità nella costruzione della tipologia assicurativa e sulla revisione del meccanismo di definizione del contributo ammissibile, sulla riassicurazione pubblica che dovrebbe avere una copertura obbligatoria per le calamità. Il rischio da scongiurare è che si disincentivi il ricorso allo strumento assicurativo, mentre invece l'obiettivo che ci vogliamo dare – dice il dirigente della Cia- è ampliare tutto il sistema.

 

Tra le indicazioni della Conferenza delle Regioni positive da approfondire, l’elaborazione del PAI (piano assicurativo individuale) ad inizio annata agraria, eliminando la manifestazione di interesse con la proposta di riforma e semplificazione, analizzando le colture fino al prodotto e non alle varietà. Vi deve essere anche la possibilità per le aziende agricole di indicare la resa aziendale effettiva, come dichiarata dall’assicurando assumendosi la responsabilità ed eliminando l’obbligatorietà di assicurare quella media per zona, più vicina alla realtà produttiva. Ancora, il tasso presente nel certificato assicurativo – come ha spiegato Carlo Hausmann (assessore della regione Lazio) a nome degli Assessori regionali all’Agricoltura - va indicato come uguale al “parametro”. In tal modo si potrebbe stabilire la reale spesa assicurativa a carico dell’azienda, eliminando tutte le clausole di salvaguardia oggi presenti che creano confusione e non permettono di poter ottenere un conteggio preciso del costo di polizza fino a quando non saranno pubblicati i parametri contributivi annuali.

Occorre una preliminare verifica sui pacchetti che le compagnie assicurative propongono ai beneficiari affinché i premi siano parametrati quanto più favorevolmente per le aziende. Ciò può attuarsi anche con un aumento del contributo pubblico sul pagamento dei premi. Poi bisogna sviluppare dei percorsi di conoscenza degli strumenti assicurativi verso gli agricoltori. La Cia è favorevole a campagne promozionali utili alla crescita dell’associazionismo in agricoltura. In tal senso è altrettanto importante – come suggerito dalla Conferenza delle Regioni - strutturare percorsi di sostegno e supporto per le attività di anticipazione, anche attraverso processi di concentrazione e mutualità nei confronti delle realtà più deboli. Ismea può svolgere un importante ruolo di promoter anche per sviluppare un importante progetto di riassicuratore pubblico. È da prevedere anche la possibilità di attuare strumenti perequativi tra Regioni in riferimento alla presenza e ripetitività dei rischi, in modo da eliminare le diseguaglianze nel costo dei premi tra agricoltori di diversi territori regionali.

Per la Cia infine – dice Serio - è indispensabile definire misure, azioni, strumenti, programmi e progetti di prevenzione da calamità naturali, la strada migliore per ridurre i danni.

 
Passeggiata della salute

Lunedì, 25 settembre 2017

L’associazione Cuore e Salute organizza ogni anno, dal 2011, la “Passeggiata della salute”, un semplice percorso assistito, adatto persone di ogni età. Quest’anno la passeggiata si è svolta domenica 24 settembre ad Avigliano (con partenza alle ore 9,30 in Piazza Gianturco) e sarà replicata domenica 1 ottobre nella frazione Possidente (con partenza alle 9 nel piazzale della Stazione di Avigliano). I partecipanti sono stati guidati da professionisti della palestra Ludorum e da tirocinanti del corso di laurea in Scienze Motorie del Polo di Studio eCampus di Potenza.

 

Durante le passeggiate, la CIA ha offerto frutta biologica locale, in sintonia con i progetti che la Cia persegue tra i quali “Mangiare sano mangiare lucano” e “Fattorie sportive” promossi da tempo.

Abbiamo aderito – sottolinea la Cia - con il preciso obiettivo di dare il nostro contributo per innalzare il livello di consapevolezza e di conoscenza dei consumatori in materia di alimentazione e produzioni agricole. Per noi è una grande occasione per stare a contatto con le persone, fornendo informazioni e promuovendo contestualmente il consumo di prodotti salubri e buoni. La nostra agricoltura è ricca di produzioni e varietà di frutta e verdura, ma i consumi interni sono in continua flessione. Rispetto a quarant'anni fa gli italiani mangiano quasi un terzo in meno di ortofrutta. Questo dato ci allarma sia in termini economici per il settore, ma soprattutto per l'impatto che questo comportamento alimentare ha direttamente sulla salute pubblica.

Come associazione di agricoltori – aggiunge la nota - siamo i primi a dire che senza agricoltura non c’è futuro, allo stesso tempo affermiamo che serve urgentemente un cambio culturale poiché il futuro del settore agricolo, e dunque anche il nostro, non può che passare da un ritorno al passato». «Quando si tratta di scegliere lo smartphone o il tablet da acquistare – continua – cerchiamo di prendere il meglio, la stessa cosa non si può sempre dire quando scegliamo cosa portare sulle nostre tavole, qui anzi vige la legge del prezzo più basso a scapito di chi produce eccellenze e, soprattutto, della nostra salute. Se prendiamo come esempio le farine, ma potremmo prendere ad esempio qualsiasi altro alimento, quelle più nocive alla salute (la 0 e la 00) sono anche le meno costose mentre il tipo più salubre (la farina 2) è la più cara e anche la meno conosciuta e di conseguenza quella che raramente arriva sulle nostre tavole. E questo, come detto, malgrado sia quella che meno crea intolleranza e cattiva digestione. L’esempio della farina è solo uno dei tanti, si potrebbe infatti parlare dell’olio di oliva o dell’ortofrutta ( spesso priva di etichetta ) ma la lista sarebbe lunga».

«Si deve lavorare per trovare una soluzione, una presa di coscienza collettiva, che ponga fine a questo paradosso che ci spinge ad acquistare beni più nocivi arricchendo le multinazionali a scapito dei lavoratori onesti. Serve un’opera di educazione dei cittadiniconsumatori che deve iniziare dalle scuole – dice Paolo Carbone della Cia - si devono educare i nostri bambini e i nostri giovani ad una sana e corretta alimentazione e abituarli ad un corretto comportamento come consumatori: mangiare meno e meglio comprando meno e meglio. Solo così potremo assicurare un futuro ai nostri figli, al nostro pianeta e alla nostra agricoltura e prevenire malattie tutelando la salute”.

 
Semina Diretta 2.0

Lunedì, 25 settembre 2017

 

Per approfondimenti: www.seminadiretta.org

 
CAMPAGNA OLEARIA: INCONTRO CIA-OPROL-CNO A GRASSANO

Giovedì, 21 settembre 2017

Quella attuale, in attesa di fare i conteggi definitivi, si sta delineando - secondo le indicazioni contenute nel Rapporto Ismea - una delle peggiori annate di produzione olearia degli ultimi decenni, peggiore in termini di volumi addirittura a quella del 2014. C’è ora da capire come si concluderà per le aziende lucane e per i 92 frantoi attivi (50 nel Potentino e 42 nel Materano) che nel 2016 hanno lavorato poco meno di 10 milioni di kg di olive.

Per fare il punto e riflettere sul futuro la Cia, l’Oprol e il Cno hanno promosso sabato 23 settembre a Grassano (Palazzo Materi, ore 18) un incontro sul tema “Olivicoltura lucana tra paesaggio e territorio”. Il programma dei lavori prevede dopo i saluti del sindaco di Grassano Filippo Luberto interventi del prof. Cristos Xiloyannis (Unibas), del presidente dell’Ordine degli Agronomi Carmine Cocca, del presidente nazionale Consorzio Olivicolo Gennaro Sicolo. Modera il presidente Cia di Grassano Silvestro Lacertosa e conclude l’assessore regionale all’Agricoltura Luca Braia.

Una prima indicazione positiva sulla campagna olearia 2017 riguarda la qualità che sarà interessante mentre sul fronte del mercato si stanno consolidando gli aumenti in atto già da mesi.

Per la Cia e l’Oprol (l’organizzazione di categoria degli olivicoltori lucani) i punti principali da affrontare sono: il rafforzamento del ruolo dei territori e quindi delle singole OP (Organizzazioni Produttori) del comparto olivicolo, le quali stanno sempre più diventando attori sul mercato di riferimento, oltre che terminali per gli interventi del programma di sviluppo finanziato con fondi Ue; il ruolo propulsivo giocato con gli altri protagonisti agricoli, industriali e commerciali della filiera per uno sviluppo in chiave moderna del settore e per una forte coesione con finalità strategiche.

Il calo produttivo, sia pure a macchia di leopardo – si sottolinea - è dovuto principalmente alle continue variazioni climatiche e alla prolungata siccità e i margini sono sempre più ridotti al punto da non riuscire a remunerare il lavoro degli imprenditori agricoli e dei familiari coinvolti. L'analisi dell’Ismea, in proposito, conferma come l'elevato fabbisogno di manodopera nella fase di raccolta delle olive, l'estrema frammentazione della filiera - che vede produttori, frantoi, raffinerie, confezionatori e distributori spartirsi fasi dell'attività produttiva - e una dipendenza strutturale dagli approvvigionamenti di materia prima estera, rendano particolarmente difficile, alla fase agricola, il conseguimento di un'utile di impresa. Risulta pertanto che per ogni euro speso dalle famiglie per l'acquisto di olio di oliva extravergine, 14 centesimi restano al settore della distribuzione finale per la remunerazione del lavoro e del capitale, quasi 20 centesimi vanno al settore olivicolo, mentre circa 3 centesimi sono assorbiti nel complesso delle fasi di frangitura, confezionamento e commercio all'ingrosso. Ben 25 centesimi finiscono poi all'estero per coprire il fabbisogno di olio vergine ed extravergine sfuso importato e poi confezionato in Italia, mentre i restanti 34 centesimi remunerano tutti gli altri fattori produttivi che sono coinvolti in maniera indiretta nel processo, come l'energia elettrica, prodotti chimici, servizi finanziari, ecc.

 
PENSIONI: CIA E ANP BASILICATA, NON PENSARE SOLO ALL’APE

Venerdì, 8 settembre 2017

Tutta l’attenzione sui problemi previdenziali sembra rivolta all’anticipo pensionistico (Ape). Nella nostra regione – secondo i dati dell’Inps a luglio scorso - sono 729 le domande di certificazione presentate per l’accesso all’Ape sociale e al pensionamento anticipato per i lavoratori precoci. Poche decine riguardano coltivatori diretti, mezzadri e coloni. Di qui l’impegno della Cia nazionale e lucana a tutelare quanti provengono dal lavoro agricolo e sono in pensione e quanti ci andranno nei prossimi anni. A partire da una richiesta ben precisa da parte della Confederazione e dell'Associazione Nazionale dei Pensionati della Cia: equiparare progressivamente i minimi pensionistici al 40% del reddito medio nazionale (650 euro) come previsto dalla Carta Sociale Europea. Un impegno dell'Associazione a sostegno dei pensionati con manifestazioni in tutta Italia e, soprattutto, con la petizione popolare presentata ufficialmente nei mesi scorsi a Parlamento e Governo (oltre 100 mila firme di cui 3500 raccolte in Basilicata). Mentre altre categorie di pensionati più fortunate hanno potuto comunque mantenere una vita dignitosa, quelli con assegni di appena 500 euro mensili, negli ultimi anni, al dimezzare del potere d'acquisto, hanno dovuto aggiungere i costi relativi alla crescente rarefazione dei servizi di mobilità, sanitari, postali, commerciali, sociali, vivendo in aree e borghi rurali di collina o montagna e accrescendo così isolamento e povertà. E – sottolineano Cia e Anp Basilicata - se in Italia quasi un pensionato su due vive con meno di 1.000 euro al mese, nelle aree rurali la media percepita si abbassa notevolmente, ed è proprio qui che si registra la massima concentrazione di pensioni minime, inferiori alla soglia di 500 euro mensili. In Basilicata ben il 78 per cento dei pensionati della regione (circa 135 mila) percepisce un’indennità che è inferiore di un terzo alla minima.

Nelle aree di campagna gli effetti della crisi sono amplificati, soprattutto per gli “over 65”, perché agli assegni pensionistici mediamente più bassi si unisce la carenza a volte strutturale dei servizi sociali -sottolinea l’Anp- aggravata dai continui tagli alla sanità e in particolare al Fondo per la non autosufficienza. La conseguenza è che oggi sono 7 su 10 i pensionati delle aree rurali a rischio di povertà o esclusione sociale: un rapporto ancora più allarmante di quello relativo alla popolazione italiana, che tocca il 30 per cento.

Gli ultrasessantenni -evidenzia ancora l’Anp-Cia Basilicata- sono circa il 20 per cento della popolazione ed entro 15 anni raggiungeranno il 25 per cento. Attualmente oltre l´80 per cento (in pratica 8 su 10) degli anziani chiede servizi sociali, sanitari e assistenziali pronti ed efficienti.

Ciò comporta che sono sempre più numerosi gli agricoltori lucani over 65 anni che, per sopravvivere, aiutare la famiglia e arrivare a fine mese, continuano ad occuparsi dei lavori nei campi. Una distorsione che azzera il ricambio generazionale in agricoltura.

Siamo di fronte – si legge nella nota – a pensioni da fame per chi ha lavorato in agricoltura, le più basse d'Europa. Questo costringe i produttori a continuare l'attività, bloccando il turn-over nei campi. La diretta conseguenza è uno dei più bassi indici mondiali di nuovi ingressi nel settore da parte dei giovani, fermi sotto il 6%. 

L’impegno di Cia e Anp è esteso a quanti andranno in pensione: in Basilicata gli operai agricoli dipendenti di 3.577 aziende con dipendenti sono 27.436; le classi di età più numerose sono 45-49 anni e 40-44 anni Ad essi si aggiungono 8.283 coltivatori diretti autonomi (5.012 uomini e 3.271 donne) per un totale di 7.779 aziende. A questo universo di pensionati dei prossimi 15-20 anni bisogna pensare per garantire una pensione dignitosa.

 
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