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GIE-CIA: CONTRATTI DI FILIERA PER SUPERARE DIFFICOLTA’ CEREALICOLTURA

Lunedì, 22 maggio 2017

I contratti della filiera cerealicola e la giusta e più equa ridistribuzione tra gli attori sono gli elementi fondamentali per superare le grandi difficoltà che si registrano per il grano lucano e pugliese. E’ il commento di Leonardo Moscaritolo responsabile nazionale del GIE (Gruppo Interesse Economico) cerealicolo oltre che dirigente regionale della Cia alle proposte presentate in occasione dell'evento internazionale Durum Days che per la prima volta ha visto riunita tutta la filiera di grano e pasta per avviare un percorso di dialogo e condivisione di strategie.

Per le superfici investite e le produzioni ottenute la cerealicoltura lucana – afferma Moscaritolo - continua a rappresentare un comparto strategico per il settore primario, nonostante sia stata duramente colpita negli ultimi anni da una considerevole crisi produttiva legata agli andamenti negativi registrati a livello nazionale e comunitario. Vale per tutti un dato: nel corso degli ultimi 10 anni si è verificata una diminuzione di produzione-coltivazione del 23,8%, alla quale si è associato un calo del numero di aziende del 42,6% (prevalentemente microimprese a conduzione familiare). Il settore cerealicolo lucano si incentra quasi esclusivamente sulla produzione di frumento duro, rispetto al quale sia il numero di aziende sia la SAU ha subìto nel corso dell’ultimo decennio un calo, rispettivamente, del 41,8% e del 32,3%, valori decisamente superiori al trend nazionale.

In Basilicata, come del resto in tutta Italia – aggiunge - il buon risultato della filiera cerealicola è strettamente legato al settore della seconda trasformazione, i cui prodotti godono di un buon collocamento sia sul mercato regionale che nazionale, soprattutto nelle fasce medio-alte dei consumatori, registrando buone performance anche nelle esportazioni. È fitta la rete di panifici, pasticcerie, biscottifici e pastifici attivi sul territorio regionale, la maggior parte di piccole dimensioni che si affiancano a poche realtà più strutturate. Per questo – dice il dirigente della Cia – occorre sedersi attorno ad un tavolo per scrivere le regole insieme e rivedere alcuni parametri(vedi le proteine). E’ inutile fare la guerra tra mondo agricolo e industriali non serve solo contestare ma fare proposte. Bene a mio parere aver messo insieme attorno ad un tavolo(pastai, mugnai e commercianti) con il mondo agricolo Agrinsieme che rappresenta oltre il 50% del mondo agricolo, ma bisogno fare presto perché il nuovo raccolto è alle porte, e siccome le produzioni non saranno quelle record dello scorso anno,il mercato non può e non deve rimanere cosi' depresso altrimenti insieme al fallimento delle aziende agricole assisteremo al fallimento di uno dei nostri prodotti di eccellenza che trasformato(la pasta) rappresenta nel mondo un punto fermo del made in italy e della dieta mediterranea.

Il Presidente della Cia-Agricoltori Italiani Dino Scanavino pone l'accento sui contratti di filiera, che "sono tanto più efficaci quando i vantaggi che ne derivano sono distribuiti equamente lungo la filiera che, tradotto per le imprese, vuol dire margini adeguati. Dove lo strumento non è sfruttato a pieno, significa che il valore aggiunto che nasce dal loro utilizzo non è distribuito equamente tra tutti i soggetti".

 

 

 
"GENER@ZIONI a SUD”: STORIE DI DONNE E GIOVANI AGRICOLTORI DI SUCCESSO

Lunedì, 22 maggio 2017

A "GENER@ZIONI a SUD" evento che si è svolto sabato scorso a San Lorenzo Bellizzi (Cosenza) per iniziativa dell’Agia-Cia (Associazione Giovani Imprenditori Agricoli) delle due regioni tante le storie di successo e di coraggio di donne e giovani agricoltori. Gli autentici protagonisti della "ricognizione", alla presenza delle istituzioni che si sono alternate ai tavoli e nelle attività di laboratori con i bambini, sui temi della multifunzionale dell'agricoltura, tutela del territorio e della biodiversità; l'importanza di produrre cibo sano, incentivando il suo uso nelle mense scolastiche e delle strutture pubbliche non mediante logiche di massimo ribasso, ma con criteri di stagionalità e territorialità; il ruolo dell'associazionismo e dello "stare insieme" per affrontare nuove sfide. Alcune delle storie raccontate in un piccolo scrigno di bellezze paesaggistiche, nel cuore del versante calabrese del Parco del Pollino (San Lorenzo Bellizzi), compreso in una cerchia di monti interrotti dal solco profondo del Raganello: Maria Possidente, determinata produttrice ortofrutticola della Piana di Sibari; Cosimo Gaudiano che lascia l'insegnamento al nord per "ritornare" a guidare l'azienda agricola di famiglia in agro di Montescaglioso; Cristina De Luca che con BiosFiera si batte per promuovere le aziende locali soprattutto nelle scuole; Gabriele Avigliano della coop. Eden che commercializza l'agnello delle Dolomiti Lucane, dove il punto di forza è il legame con il territorio; Ferdinando Mortati che lascia la zootecnia, per dedicarsi alla viticoltura, con successo; Maria Pirrone, presidente nazionale Agia, giovane calabrese che sacrifica spesso il suo lavoro in agriturismo, girando l'Italia (e l'Europa) a nome e per conto dei giovani di Agia; Rosa Gentile, imprenditrice, dopo una parentesi dove ha svolto le attività di Assessore Tecnico alla Regione Basilicata e Presidente di Acquedotto Lucano, ritorna nella sua organizzazione (Confartigianato) con incarichi nazionali e non ha paura di confrontarsi (anche a muso duro) per difendere Mezzogiorno, Giovani, Anziani e Donne.

Gener@zioni a sud, si è dimostrata una vera rassegna dove le tante "agricolture" ed esperienze si sono raccontate e confrontate. Un confronto intergenerazionale che partendo dai laboratori con i bambini, passando per il docufilm di Guido Turus (Bioresistenze), si è concluso nel migliore dei modi, con una moltitudine di esperienze (molte non in programma) che hanno raccontato la passione calabro-lucana, per un settore che nonostante le difficoltà appassiona ed emoziona.

Al centro esperienze agricole eterogenee, come quelle che raccontate “dal vivo” che con un filo comune: piccole e grandi imprese, a conduzione femminile, d'imprenditoria giovanile, cooperative che lavorano i terreni confiscati alle mafie, aziende biologiche e biodinamiche, agricoltori che, indipendentemente dai marchi, fanno bene il loro lavoro e nel farlo tutelano e realizzano la democrazia. Interessante inoltre il ruolo di presidio del territorio delle piccole imprese agricole-zootecniche-agrituristiche che operano all’interno dei due Parchi nazionali (Pollino e Appennino Lucano).

Alla tavola rotonda coordinata da Guido Turus, autore del docufilm hanno partecipato inoltre: Rosita Mastrota, produttrice mele del Pollino; Rudy Marranchelli, produttore ortofrutticolo Metapontino; Vincenzo Tamburi, consigliere Provincia di Cosenza; Domenico Totaro, presidente Parco Nazionale Appenino Lucano; Domenico Pappaterra, presidente Parco Nazionale Pollino; Rosa Gentile, delegata nazionale Giovani e Donne Confartigianato; Mauro D’Acri, consigliere regionale Calabria; Nicola Serio, riferimento a Sud di un'organizzazione di produttori ortofrutticoli con circa 5000 soci e 300milioni di fatturato annuo. Il termine bioresistenze – sottolinea Guid Turus - descrive un "sano" rapporto con il territorio dimostrando quanto l'agricoltura non sia solo e semplicemente un azione economica/finanziaria ma, anche, pratica di resistenza alle forme di illegalità, resistenza all'uniformazione (che è appiattimento e non uguaglianza) sia culturale che alimentare, resistenza alla violenza con cui vengono trattate e gestite le risorse naturali, resistenza alla scomparsa di biodiversità, proprio come le storie raccontate a Gener@zioni a sud.

 

 
“Gener@zioni a Sud” : un evento di Agia-Cia Basilicata e Calabria

Giovedì, 18 maggio 2017

AGIA-CIA: dirigenti con il ministro MartinaRaccontare storie di giovani e donne che in Basilicata e in Calabria sono protagonisti di imprese ed attività fortemente innovative, sia pure con solide “radici” nella tradizione, nei comparti agricolo e zootecnico: è l’obiettivo di “Gener@zioni a Sud” che si terrà sabato 20 maggio a San Lorenzo Bellizzi (Cosenza) per iniziativa dell’Agia-Cia (Associazione Giovani Imprenditori Agricoli) delle due regioni. Un evento con diversi momenti: laboratori (dal pascolo al formaggio; emozioni nel piatto; parco della lavanda), stand di prodotti di eccellenza, la proiezione del docufim “Bioresistenze”, una tavola rotonda.

Vedere e narrare l’agricoltura con altri occhi, elevare la testimonianza ad emozione, raccogliere con un taglio che si avvicina ai film del neorealismo e con il rigore dello studio antropologico per dire che esiste un’altra agricoltura. Quella che non va di moda, quella che non fa notizia, quella che tutela la biodiversità, la legalità, la solidarietà. Quella che non pensa solo al mercato, ma si offre come sostentamento, quella che è lontana anni luce dall’omologazione, ma difende la propria identità. Nasce da questa esigenza Bioresistenze, il progetto promosso dalla Cia che sarà presentato a San Lorenzo Bellizzi.

Il termine bioresistenze descrive un "sano" rapporto con il territorio dimostrando quanto l'agricoltura non sia solo e semplicemente un azione economica/finanziaria ma, anche, pratica di resistenza alle forme di illegalità, resistenza all'uniformazione (che è appiattimento e non uguaglianza) sia culturale che alimentare, resistenza alla violenza con cui vengono trattate e gestite le risorse naturali, resistenza alla scomparsa di biodiversità. Al centro esperienze agricole eterogenee, come quelle che saranno raccontate “dal vivo” a Bellizzi, che descrivono un patrimonio comune: piccole e grandi, a conduzione femminile, d'imprenditoria giovanile, cooperative che lavorano i terreni confiscati alle mafie, aziende biologiche e biodinamiche, agricoltori che, indipendentemente dai marchi, fanno bene il loro lavoro e nel farlo tutelano e realizzano la democrazia.

Interessante inoltre il ruolo di presidio del territorio delle piccole imprese agricole-zootecniche-agrituristiche che operano all’interno dei due Parchi nazionali (Pollino e Appennino Lucano).

Alla tavola rotonda che sarà coordinata da Guido Turus, autore del docufilm, partecipano: Rosita Mastrota, produttrice mele del Pollino; Gabriele Avigliano, allevatore agnello Dolomiti Lucane; Maria Possidente, produttrice ortofrutticola Piana di Sibari;: Rudy Marranchelli, produttore ortofrutticolo Metapontino; Vincenzo Tamburi, consigliere Provincia di Cosenza; Domenico Totaro, presidente Parco Nazionale Appenino Lucano; Domenico Pappaterra, presidente Parco Nazionale Pollino; Rosa Gentile, delegata nazionale Giovani e Donne Confartigianato; Mauro D’Acri, consigliere regionale Calabria; Maria Pirrone, presidente nazionale Agia-Cia.

Maria Pirrone - Presidente AGIA CIA

 
LEGGE MACELLAZIONE IN AZIENDA: CIA, UNO STRUMENTO IMPORTANTE

Mercoledì, 17 maggio 2017

L’approvazione in Consiglio Regionale all’unanimità della proposta di legge di iniziativa dei consiglieri Cifarelli e Romaniello per consentire di svolgere in azienda la macellazione di piccole quantità di bovini, ovini, caprini e suini direttamente allevati, fortemente sostenuta dalla Cia, è un buon strumento per affrontare e superare norme eccessivamente burocratiche che impediscono la possibilità concreta di un miglioramento reddituale degli imprenditori: è il commento della Cia che ha attivamente partecipato al tavolo tecnico-istituzionale insediato dalla Terza e Quarta Commissione del Consiglio Regionale con l’obiettivo di conciliare la duplice esigenza di rispettare le direttive europee in materia di sicurezza e qualità alimentare e favorire la macellazione diretta in azienda e la relativa trasformazione e la vendita diretta di piccoli quantitativi di prodotti primari e trasformati di bovini, ovini, caprini e suini, di proprietà e allevati in aziende, nel rispetto dei requisiti igienico – sanitari, di benessere animale e della tracciabilità. “Quello delle piccole produzioni zootecniche e agroalimentari lucane -spiega il direttore della Cia lucana, Donato Distefano- è un segmento diffuso e importante che caratterizza e rafforza il settore primario anche in Basilicata; infatti sono sempre di più le aziende di ogni dimensione che decidono di chiudere la filiera al proprio interno e che rivendicano su tale materia un quadro di riferimento normativo puntuale, chiaro, agibile. In particolare, nella nostra regione, risultano oltre 23.000 le aziende con meno di 2 ettari di SAU, oltre 15.000 gli allevamenti da cortile e suinicoli prevalentemente per autoconsumo e piccole trasformazioni familiari, solo per citare i numeri a volte inespressi e che rappresentano un tessuto produttivo nascosto e silenzioso che sorregge molte famiglie della comunità lucana. Tali aziende – osserva Distefano- spesso producono alimenti tradizionali di elevata qualità e tipicità con ricadute non solo sulla microeconomia ma su fattori determinanti quali il presidio del territorio (specie montano), la ruralità, il paesaggio agrario, l’agriturismo. I quantitativi per la vendita, che avviene prevalentemente in ambito locale e di prossimità, sono di modesta entità, in quanto tali produzioni hanno assolto fino a oggi al prioritario obiettivo dell’autoconsumo familiare. Sempre più tali produzioni per le intrinseche proprietà anche nutrizionali sono apprezzate e sempre più ricercate. Le aziende interessate a queste attività sono solo apparentemente marginali -ha concluso Distefano- e invece svolgono una strategica funzione di mantenimento della biodiversità, di presidio e difesa del territorio, di preservazione delle risorse naturali, di tutela del paesaggio agrario e dell’enogastronomica e, in generale, della cultura e delle tradizioni locali. Si pensi solo alla Festa del Maiale, tradizionale appuntamento in tante aziende agrituristiche che da anni è stato interrotto proprio a causa dei problemi normativi sulla macellazione del maiale”. “Le difficoltà e gli ostacoli per trasformare i prodotti in azienda – sottolinea Nicola Figliuolo della Cia – sono tanti che in troppi casi scoraggiano piccoli agricoltori specie nelle aree di montagna a diventare produttori. Un esempio: anche un vasetto di marmellata biologica prima di essere venduto direttamente al consumatore deve superare un complicato iter burocratico. Per questa ragione la nostra prima parola d’ordine è semplificazione”.

 
A VENOSA Giornata Nazionale della cultura del vino e dell’olio

Lunedì, 15 maggio 2017

E’ stato soprattutto un evento per festeggiare un “grande patrimonio di conoscenza di territori d’eccellenza per i suoi prodotti” : è il commento della Cia alla Giornata Nazionale della cultura del vino e dell’olio, organizzata dall’Associazione Italiana Sommelier di intesa con Mipaaf, Mibact che in Basilicata si è svolta a Venosa (Castello Pirro Del Balzo) dove ha sede l’enoteca regionale. Per la Cia, l’Enoteca Regionale Lucana, che ha sede a Venosa nella prestigiosa location del Castello Pirro del Balzo, è uno strumento indispensabile per la definizione di strategie di promozione e commercializzazione non solo delle produzioni vinicole di qualità ma di tutti i prodotti alimentari “made in Basilicata” e dei territori.

Non semplicemente una festa, una degustazione, ma un’occasione – sottolinea Paolo Carbone della Cia - per far conoscere olio e vino, citando i 500 vitigni italiani censiti e le più di 300 cultivar, numeri fondamentali non solo per l'enogastronomia, quanto per il suo valore culturale. Un settore da 5 miliardi di fatturato e un milione e mezzo di occupati, solo per il vino. Vino e olio rappresentano l'esempio più lampante della ricchezza che il nostro Paese sa offrire, tanto dal punto di vista delle condizioni climatiche e della fertilità della sua terra, quanto della capacità umana di trasformare questi doni della natura in prodotti dalla riconosciuta eccellenza mondiale. Un patrimonio che non teme la concorrenza globalizzata ma che va protetto, conosciuto e valorizzato, anche attraverso campagne di sensibilizzazione, come questa, sulla qualità e le varietà di prodotti che possiamo offrire.

Per la Cia – dice Carbone – un’occasione per una prima riflessione sul Testo unico del vino che è diventato legge. "Si tratta di un provvedimento che porterà da subito numerose semplificazioni e facilitazioni per gli operatori, frutto di un lavoro intenso durato anni, che ha visto impegnati tutti i gruppi parlamentari e le organizzazioni del settore vitivinicolo, uniti dal comune intento di semplificare, innovare e valorizzare un comparto strategico per il Made in Italy. Rivendichiamo con orgoglio che il nostro Paese è il primo che si è dotato di un unico strumento a livello europeo, in grado di conferire maggiore competitività alle nostre imprese. Un Testo, dunque, che promette di dimezzare la burocrazia in un settore fondamentale per il Paese, fatturando oltre 14 miliardi di euro l'anno, di cui un terzo con l'export.

Nella Legge è stata inserita la possibilità di introdurre in etichetta sistemi di informazione al consumatore che sfruttino le nuove tecnologie contribuendo ad aumentare la trasparenza.

"E' inoltre molto interessante la novità sulla salvaguardia dei vigneti ‘eroici o storici' che dovrebbe agevolare interventi di ripristino, recupero e salvaguardia di quei vigneti impiantati su aree soggette a rischio di dissesto idrogeologico o aventi particolare pregio paesaggistico –continua Carbone- un tema a noi caro, quello del paesaggio, perché le nostre vigne fanno davvero paesaggio e danno un valore aggiunto ai nostri prodotti".

In particolare la progressione dell'export che per il vino lucano continua ad essere una caratteristica di nicchia, con l'aglianico del Vulture che fa da battistrada sui mercati europei e mondiali -sottolinea - incide positivamente anche sulle quotazioni dei vini nel mercato interno, segno che la catena del valore del vino sta portando risultati positivi su tutti gli anelli della filiera. Tutto ciò mentre la cultura del consumatore sta cambiando in modo radicale, sia nel mercato interno sia in quello estero. L'imperativo, pertanto, è continuare a percorrere la strada della qualità per affermare, insieme al nostro vino, i nostri valori e le nostre tradizioni, unici al mondo e apprezzati da un pubblico sempre più ampio.

E' evidente che il calo ormai strutturale dell'export dei vini comuni e sfusi in favore dei prodotti di qualità, sollecita uno sforzo ulteriore che dobbiamo fare per conquistare nuove quote di mercato per i nostri vini a Denominazione di Origine, non accontentandoci di crescere solo a valore proprio in virtù del fatto che la richiesta di vino è orientata verso prodotti i qualità.

 

 
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