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ANP-CIA: SUPERARE DISUGUAGLIANZE PENSIONI UOMO-DONNA

Lunedi, 8 maggio 2017

Anche sul fronte pensionistico le disuguaglianze di genere nel nostro Paese non sono superate. I dati Inps confermano come gli assegni percepiti dalle ex lavoratrici siano proporzionalmente più bassi di quelli degli uomini. Addirittura nella fascia più bassa, quella entro la soglia dei 500 euro al mese, ci sono 3 donne su 4. Anp-Associazione Nazionale Pensionati-Cia e Donne in Campo Cia rilevano che gli importi medi delle pensioni di anzianità femminili sono inferiori a quelli maschili, sia nel lavoro dipendente sia in quello autonomo. Una disparità che si conferma anche nelle pensioni di vecchiaia. Di qui da noi il fenomeno diffuso di donne over 65anni che lavorano ancora nelle aziende agricole, si occupano della famiglie dei figli e dei nipoti.

"Come può un agricoltore pensare di smettere di lavorare -si chiedono i dirigenti Anp- se la prospettiva è di vivere con nemmeno 300 euro al mese? In questi anni ci siamo battuti molto per ottenere un cambio di rotta a livello di trattamento pensionistico minimo per gli ex agricoltori e speriamo davvero che le firme raccolte nel 2015 per chiedere che i trattamenti pensionistici minimi siano equiparati a quelli europei, portino, come sembra, ad avere almeno una quattordicesima mensilità".

 

“Nelle campagne –evidenzia l’Anp-Cia- si vivono le situazioni più difficili: nelle zone rurali i “morsi” della crisi sono amplificati e si inaspriscono i toni del disagio sociale, soprattutto per gli ultrasessantacinquenni. Si tratta di una categoria di per sé vulnerabile -spiega l’Anp Cia- ma che nella congiuntura economica attuale rischia di sprofondare in una situazione ancora più drammatica”.

 

Gli ultrasessantenni –è stato evidenziato – sono circa il 20 per cento della popolazione ed entro il prossimo decennio raggiungeranno il 25 per cento. “Attualmente oltre l´80 per cento (in pratica 8 su 10) degli anziani chiede servizi sociali, sanitari e assistenziali pronti ed efficienti. E nelle campagne la carenza è strutturale ed è aggravata dai recenti tagli alla sanità e in particolare al Fondo per la non auto-sufficienza, che grava in particolar modo su anziani e pensionati. Per questo non si può più perdere tempo: c’è l’esigenza di lavorare a una riqualificazione di queste aree, prendendo le misure locali di intervento per le non autosufficienze, nonché tutte le provvidenze economiche agli indigenti, eliminando incongruenze e abusi e, contemporaneamente, offrendo un sostegno vero e efficace a chi è in reale stato di bisogno.

"Affrontiamo un tema che non è solo quello delle condizioni di vita in agricoltura -ha detto il direttore regionale Cia Distefano-. Persone che sono arriviate alla fine del loro ciclo lavorativo e che sono dimenticate. Non c'è attenzione per chi è anziano, e questa è una vergogna nazionale. Una vergogna che si amplifica quando si parla di agricoltori che dopo una vita di fatiche devono continuare a lavorare per poter sopravvivere. Scegliere di vivere nelle aree rurali significa continuare a far vivere queste aree, ma questo a molti evidentemente non interessa". L'Anp conta oltre 400 mila tessere, in gran maggioranza a firma femminile: il 59% sono donne e il 41% uomini. Eppure la rappresentanza di genere è ancora insufficiente in ogni settore -hanno sottolineato Anp e Donne in Campo Cia- e non ci sono giustificazioni di sorta quando cresce, peraltro, l'imprenditoria rosa e, ormai in tutte le sfere di attività, le donne sono presenti con capacità inusuali. Specificità che le donne conservano anche dopo il periodo lavorativo, rimanendo fondamentali nell'impegno e nella cura della famiglia, ma soprattutto costituendo l'ossatura portante del movimento del volontariato in Italia, dove rappresentano più del 51% del totale.

 
IRRIGAZIONE METAPONTINO: CIA, MASSIMO SFORZO PER GARANTIRE ACQUA A DRUPACEE

Venerdì, 5 maggio 2017

Poche ore di acqua per irrigare specie le colture drupacee (albicocche e pesche) che in questo periodo hanno maggiore bisogno di acqua rischiano di compromettere produzioni e qualità: è l’allarme lanciato da Leonardo Persiani, dirigente della Cia Metapontino, che riferisce che oggi a Rotondella nelle aree più alte l’acqua è stata erogata dalle 9,30 alle 11,30. Per la Cia bisogna intervenire tempestivamente nei confronti dell’Autorità di Bacino e del Consorzio di Bonifica Bradano-Metaponto perché la programmazione dell’irrigazione, tenendo conto che gli invasi ad oggi registrano una carenza rispetto ai primi di maggio 2016, deve essere parametrata sulle esigenze delle colture. Questo – spiega Persani – significa che adesso va fatto il massimo sforzo per garantire l’acqua necessaria alle drupacee. C’è poi il solito problema dei lavori di manutenzione e riparazione di impianti e condotte obsolete che – continua il dirigente della Cia – avvengono con notevole ritardo perché come è noto la perdita di acqua continua ad essere consistente.

La Cia evidenzia le potenzialità interessanti anche nell’ambito delle produzioni precoci (albicocche, pesche e nettarine), in grado di spuntare prezzi remunerativi e costanti, oltre ad essere caratterizzate da un notevole rinnovo varietale e che le produzioni sono significative: l’albicocco (56.450 t su 4.759 ha), il pesco (35.933 t su 1.974 ha) e la nettarina (35.311 t su 1.780 ha) ed avverte sul rischio concorrenza delle produzioni spagnole che puntano su prezzi più bassi e non certo su qualità e tipicità dei prodotti.


 
CIA: DA BRUXELLES UN MESSAGGIO PER “PIU’ EUROPA DEI POPOLI”

Venerdì, 28 aprile 2017

Il Metapontino è una delle “porte naturali” di collegamento tra Europa e Bacino del Mediterraneo ed è l’area agricola che in Basilicata ha più bisogno di manodopera. Per questo insieme a politiche di inclusione degli immigrati diventa strategico creare intorno al porto di Taranto un sistema logistico basato su una rete di infrastrutture specializzate; tra queste una piattaforma da realizzare a Ferrandina dedicata all’agroalimentare al fine di valorizzare le risorse e le potenzialità delle due regioni Puglia e Basilicata verso i mercati del Medio Oriente. Lo sostiene Nicola Serio, presidente regionale vicario della Cia lucana, che ha partecipato oggi a Bruxelles alla tavola rotonda sulle proposte Cia per l'Europa dei Popoli lanciate all'VIII Conferenza Economica.

L'iniziativa che si è svolta al Parlamento Ue per ricordare Giuseppe Avolio, lo storico presidente della Confederazione e il suo apporto alle politiche europee e mediterranee di settore, è stata l’occasione per aggiornare le problematiche del rapporto agricoltura lucana-meridionale con l’Europa secondo la parola d’ordine lanciata dal presidente nazionale della Cia Dino Scanavino : "Più Europa dei Popoli, ora è il tempo della responsabilità". Per tanti agricoltori lucani e meridionali l’Ue – aggiunge Serio – è vista come un “nemico”, solo perché negli organismi dell’Ue hanno più peso le lobby agricole del nord-europa. E’ un problema di rappresentanza che va affrontato adeguatamente.

Un'Europa unita e un Mediterraneo coeso e integrato anche grazie all'agricoltura. Giuseppe Avolio, storico presidente della Confederazione, ne era convinto già 25 anni fa ma il suo pensiero oggi risuona ancora più attuale. Perché, in una fase difficile come quella che sta attraversando l'Unione, tra Brexit e correnti anti-euro, c'è bisogno di un nuovo sogno europeo al cui interno il settore primario rappresenti un elemento di coesione e di crescita. Un'occasione per guardare al passato e creare le basi per un futuro stabile e solido, commemorando Avolio che, prima da parlamentare e poi da presidente della Cic (divenuta poi Cia), si è impegnato con forza per la costruzione di un'Europa unita e democratica, che "può veramente costituire una cerniera di relazioni commerciali più regolari e meno distorsive -affermava nel 1988- e concorrere a creare le condizioni necessarie di un nuovo ordine tra gli Stati e tra i popoli della terra".

L'agricoltura e il cibo – sottolinea Nicola Serio - hanno assunto un ruolo chiave; è economicamente più vantaggioso per tutti sviluppare e mantenere buone relazioni tra gli Stati dell'area mediterranea che mettere in piedi barriere di protezione che potranno sempre essere scavalcate -era l'idea di Avolio, com'è stato ricordato durante l'iniziativa-. Sulla via della collaborazione si potrà camminare più speditamente, utilizzando l'agricoltura come punto d'appoggio per altre, più globali, intese".

Proprio questo pensiero, la necessità di creare le condizioni di una progressiva integrazione, limitando gli approcci nazionalistici, contrattando consensualmente gli spazi di mercato, è quello che serve oggi per rilanciare il progetto europeo e le politiche per il Mediterraneo. Anche rispetto ai flussi migratori. Non va sottovalutato – evidenzia il dirigente regionale della Cia lucana – che delle 10197 assunzioni di lavoratori immigrati in Basilicata, il 56,4% si registra in agricoltura. Oggi un’azienda agricola italiana su tre conta almeno un lavoratore nato altrove, in molti casi (25 mila unità) è anche l’amministratore dell’impresa. In un contesto caratterizzato da un fermo nel ricambio generazionale nei campi (sotto il 7%) e con i titolari d’azienda italiani con un età media superiore ai 60 anni, c’è il rischio concreto di un dimezzamento degli addetti nel settore, entro i prossimi 10 anni. Un pericolo che -secondo la Cia- può essere scongiurato anche con l’ingresso di stranieri in agricoltura.

 
CIA: PREOCCUPAZIONI PER CAMPAGNA POMODORO 2017

Mercoledì, 26 aprile 2017

Come per la fragola del Metapontino che risente di una quotazione di mercato bassa anche per il pomodoro da industria le avvisaglie del confronto sul prezzo con le imprese di trasformazione non promettono nulla di buono. Lo evidenzia la Cia lucana riferendo che l’Anicav, l’associazione degli industriali per il pomodoro del centro-sud vorrebbe imporre un prezzo ancora più basso della campagna 2016 che pure ha registrato quotazioni al di sotto dei costi aziendali. Dunque in vista della campagna alle porte, rimane tra le principali preoccupazioni la remuneratività per i produttori che hanno difficoltà a coprire i costi di produzione. La tempistica nel raggiungimento dell’accordo quadro, specialmente al Centro-Sud e nella definizione dei contratti con le industrie desta allarme perché gli agricoltori si trovano ad operare in un contesto di forte incertezza.

La Confederazione fa un po’ di conti: coltivare un ettaro di terreno a pomodori, e portare a compimento il ciclo di coltivazione con la raccolta, costa non meno di 9mila euro a un’azienda agricola. «Questo fa capire – affermano dalle sedi della Cia Alto Bradano, l’area più interessata dalla coltivazione - che oltre un certo limite non si può andare: il prezzo corrisposto ai produttori deve essere remunerativo, altrimenti tutta la filiera diventa insostenibile sia per gli agricoltori che per i lavoratori. Dobbiamo lavorare tutti insieme affinché il pomodoro, come gli altri prodotti di pregio della nostra agricoltura, siano il motore di uno sviluppo economico giusto e sostenibile, che premi il duro lavoro di produttori e lavoratori. Gli agricoltori vanno sostenuti, perché schiacciando loro si schiaccia e si mortifica ogni speranza di rilanciare questo territorio attraverso la sua vocazione più autentica e con maggiore potenziale». L’obiettivo comune è quello di superare le divergenze tra i molteplici attori della filiera agricola meridionale e giungere ad un obiettivo univoco, quello di percorrere una strada comune di sviluppo, superando le barriere geografiche e creando un sistema di rete tra tutte le rappresentanze territoriali del Sud. Bisogna, tuttavia, creare le condizioni favorevoli -continua la nota - affinché le sinergie di filiera si concretizzino in accordi stabili tra produzione ed industria ed accrescendo l’iniziativa sul fronte delle polizze assicurative e del fondo mutualistico da applicare quando i prezzi sono troppo bassi. Ecco perché la Confederazione ritiene che per il Mezzogiorno il Distretto sia il giusto contenitore di questi rapporti economici di filiera.

Il rischio da scongiurare è che dopo l’intesa raggiunta ad inizio marzo per il bacino Nord Italia, l’Italia del pomodoro si “spezzi in due”. «Abbiamo davanti un lavoro faticoso che richiede impegno affinché gli strumenti a disposizione del comparto siano davvero efficienti – sottolinea la Cia. Le scelte nazionali per la nuova PAC sui pagamenti diretti, sostegno accoppiato, hanno messo a disposizione per il 2015 un plafond di € 11.288.599 su di una superficie totale di 68.441,36 che si è tradotto in un importo unitario di € 164,94 ad ettaro, ma non è questo che può cambiare le prospettive della coltura. L’obiettivo finale è e rimane sempre quello del mercato. Il tema centrale è la costruzione di un complesso agricolo-industriale, che attraverso una attività organizzativa, tecnica ed economica, realizzato sul piano della collaborazione e non della competizione, riesca a far recuperare valore aggiunto al comparto, considerato che la sfida del mercato non si gioca solo sul prezzo della materia prima».

“Il pomodoro – sottolinea Dino Scanavino, presidente Cia nazionale – è un prodotto nazionale, presente al Centro Nord come al Sud. Ha un’incidenza notevole nelle scelte colturali che diventano legate alle rotazioni col pomodoro, ha una Pac ancora importante e se si rompe l’equilibrio di questo mercato diventa un problema anche per altre produzioni. Abbiamo bisogno che il sistema al Sud come al Nord faccia forza e ripartisca in modo equo il valore della produzione. È un prodotto a cui bisogna fare grande attenzione”.

 

 
CIA: scatterà domani l'obbligo di indicare sull'etichetta del latte e di tutti i prodotti lattiero caseari realizzati in Italia la provenienza della materia prima

Martedì, 18 aprile 2017

Per i titolari delle 135 aziende lattiero-casearie lucane e per l’intera filiera del latte quella di domani è una data storica: scatterà domani l'obbligo di indicare sull'etichetta del latte e di tutti i prodotti lattiero caseari realizzati in Italia la provenienza della materia prima. Una vera e propria sperimentazione, come ha ricordato il ministero delle Politiche Agricole, con la quale sarà possibile indicare con chiarezza al consumatore la provenienza delle materie prime di molti prodotti come latte UHT, burro, yogurt, mozzarella, formaggi e latticini. Un provvedimento – sottolinea la Cia di Basilicata – fortemente voluto ed atteso da allevatori e maestri caseari che portavano avanti l’antica tradizione della trasformazione del latte.

Le aziende di trasformazione censite dall’Alsia – riferisce la nota - sono distribuite con una maggiore incidenza nel Potentino (90 aziende) rispetto al materano (45), ed organizzate in maniera da presentare all’interno della propria struttura ogni fase della filiera a partire dall’allevamento (46% delle aziende lattiero casearie).

 

L’approvvigionamento avviene generalmente attraverso il ritiro di latte al di fuori dell’azienda. I prodotti lattiero-caseari di punta sono i formaggi freschi a pasta filata, e poi il formaggio stagionato, come il caciocavallo, il canestrato e il pecorino.

Le aziende che concorrono alla produzione dei formaggi tutelati aderiscono anche ai corrispondenti Consorzi di tutela (Consorzio di Tutela del Pecorino di Filiano DOP, Consorzio di tutela del Canestrato di Moliterno IGP e Consorzio di Tutela del Caciocavallo Silano DOP) costituiti per difendere e tutelare la produzione e il commercio del formaggio e l’uso della sua denominazione nel rispetto ed osservanza del disciplinare di produzione della DOP, nonché per promuovere ogni utile iniziativa intesa a salvaguardare la tipicità, la genuinità e le caratteristiche peculiari del prodotto, oltre a diffonderne il consumo, agevolarne il commercio e l’esportazione.

Con l’obbligo dell’etichetta – sottolinea la Cia – si supera però solo uno degli elementi di fragilità della filiera segnata da forti criticità, di cui la più forte è sicuramente la remunerazione, penalizzata in particolare dalla tipologia di conferimento, laddove i produttori, mancanti di laboratori di lavorazione e trasformazione propri, sono vincolati ai caseifici locali tramite accordi commerciali diversi e meno vantaggiosi di quelli previsti dalle grandi aziende del latte. Se a ciò si aggiunge il costante aumento dei costi dei mezzi di produzione, in primis del gasolio, il cui costo al litro ha subìto un aumento notevole negli ultimi anni, l’aumento dei mangimi, dei fertilizzanti e perfino il costo consortile dell’acqua, si configura un quadro non roseo per il sistema d’allevamento zootecnico lucano.

Discorso diverso, invece, per gli allevatori organizzati in sistemi di conferimento di respiro nazionale, come quelli individuati nell’area di Bella-Baragiano, che conferiscono alla cooperativa Granlatte facente capo a Granarolo la cui struttura, oltre a garantire un presidio dell’intera filiera produttiva insieme ai produttori, favorisce una programmazione mirata e fortemente orientata alla qualità, che si traduce per le aziende conferenti in una migliore e più sicura remunerazione.

Un altro aspetto che incide negativamente su questo tipo di produzioni è rappresentato dallo scarso grado di infrastrutturazione (viabilità interpoderale, elettricità e gas) che ancora caratterizza molte delle zone rurali più interne limitando la competitività degli agricoltori lucani.

La produzione del latte in Basilicata presenta dunque ancora diversi aspetti di debolezza, sia al livello primario che negli altri due segmenti della filiera. Per ora – dice la Cia – guardiamo il bicchiere mezzo pieno: un argine all'inganno del falso Made in Italy con tre confezioni di latte a lunga conservazione su quattro vendute in Italia che sono stranieri, così come la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall'estero; prima dell’obbligo di etichetta si sono vendute persino “mozzarelle blù”.

 
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