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BANCA TERRE INCOLTE: AGIA E CIA, UN RISULTATO DELL’INIZIATIVA DI TRICARICO

Giovedì, 30 novembre 2017

"La presentazione oggi  della "banca delle terre incolte" ad opera de Ministro per la
Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti rappresenta un impegno mantenuto dopo l’annuncio fatto in occasione dell’evento di Tricarico-Taccone promosso da Cia e Agia il 13 e 14 ottobre scorsi con l’obiettivo di rimettere al centro dell’agenda del Governo la questione della terra ai giovani”: è il commento contenuto in una nota a firma dei presidenti nazionale e regionale dell’Agia Maria Pirrone e Rudy Marranchelli e per la Cia Paolo Carbone.

Nel sottolineare che solo in Basilicata il 10,8% della Superficie Agricola Utile è abbandonata mentre sono sempre più numerosi i giovani che hanno “riscoperto” la terra come futuro della propria vita o per necessità tenuto conto dell’impossibilità a trovare il lavoro dipendente, i dirigenti di Agia e Cia evidenziano che il provvedimento del Governo è rivolto a chi ha un' eta' compresa tra i 18 e i 40 anni allo scopo – come ha spiegato il Ministro -  di promuovere la valorizzazione dei beni non utilizzati nelle regioni del Mezzogiorno, sia pubblici che privati, puntando a realizzare nuove sinergie tra i titolari di tali beni inutilizzati e i potenziali nuovi imprenditori.
Da Tricarico – è scritto nella nota – abbiamo lanciato la “Carta” per testimoniare che gli agricoltori capaci d’interpretare le sfide di un nuovo modello di produzione, trasformazione e commercializzazione. Sono passati 40 anni da Taccone d’Irsina ‘77, ma gli agricoltori, autentici lavoratori, che si sporcano le mani, che lottano, determinati a trovare nuove soluzioni, sono sempre gli stessi, legati dall’amore per la terra, il proprio lavoro, i valori più intimi e propri di coloro che nel loro territorio credono e si spendono quotidianamente; quegli agricoltori che si mettono in gioco per non lasciare, come invece altri, meno motivati, fanno o hanno fatto, abbandonando l’agricoltura in cerca di una vita migliore.

Si tratta  – spiega Pirrone – di un progetto, fortemente sostenuto da Agia-Cia –  per consentire a chiunque – soprattutto ai giovani – di reperire i terreni di natura pubblica.  L’obiettivo è valorizzare il patrimonio fondiario pubblico e riportare all’agricoltura anche le aree incolte, incentivando soprattutto il ricambio generazionale nel settore. L’agricoltura – evidenzia ancora la presidente di Agia-Cia – non è più solo un ‘affare di famiglia’. Se un tempo in campagna ci si nasceva e il mestiere si ereditava dai genitori, oggi cresce sempre di più il numero di chi sceglie la vita dei campi, pur provenendo da esperienze e formazioni diverse. E fanno bene perché l’agricoltura si sta dimostrando vitale e “anticiclica” dal punto di vista occupazionale, anche se i numeri del ‘turn over’ generazionale nei campi sono ancora bassi, con gli ‘under 40’ che rappresentano solo il 9,9% del comparto e gli “under 30” che si fermano addirittura al 2,1%. Stiamo assistendo a un fenomeno di rinnovamento del comparto: mentre i figli degli agricoltori che decidono di portare avanti l’azienda di famiglia si sono ridotti al 61% del totale – rimarca Pirrone – una nuova tendenza avvicina al lavoro dei campi giovani laureati o professionisti di altri settori che decidono di mollare tutto e di cambiare vita”.

La nostra iniziativa di Tricarico – dice Carbone – sta dando primi risultati. La proprietà e l’uso della terra e la gestione del suolo: un tema molto importante, attuale da secoli. Nella splendida cornice di Tricarico, i ragazzi hanno dato idee forti per poter sviluppare questi argomenti. Le azioni chiave indicate sono state le seguenti: dare la terra comune ai giovani per creare profitto sostenibile: su questo punto  portiamo avanti da anni proposte che sono diventate concrete possibilità e che vanno ora sfruttate e messe a disposizione della collettività, come, ad esempio, la banca della terra e gli usi civici dei terreni comunali. Individuare una visione comune di gestione del territorio per affrontare l’agricoltura di domani in perfetta sinergia tra la realtà rurale e quella cittadina; e in questo momento così delicato non possiamo esimerci dall’avere una gestione comune dell’acqua.. Il suolo e il bene fondiario, tutelati e preservati attraverso buone pratiche agricole, sono un grande giacimento a cielo aperto da utilizzare anche a fini ricettivi e turistici: il paesaggio agrario, la biodiversità, il patrimonio agro-silvo-forestale sono realtà che vanno messe a valore e rese fruibili in circuiti di agri-turismo autentico. Costruire intorno al bene terra, agli areali agrari, allo spazio rurale e agro-silvo-forestale un’offerta integrata unica, distintiva, che fa della salubrità e della sanità la carta identitaria del prodotto legato al territorio di provenienza, aspetto sempre più importante per fidelizzare e rassicurare il consumatore sia sul versante della sicurezza alimentare che sul quello della sostenibilità ambientale e della qualità del cibo. E’ necessario valorizzare il rapporto cibo/territorio in quanto gli aspetti salutistici e nutrizionali (a partire dalla dieta mediterranea) sono un formidabile valore aggiunto per le nostre produzioni tipiche, tradizionali e mediterranee.

 
EXPORT AGROALIMENTARE LUCANO: CIA RILANCIA “NETWORK VALORI”

Martedì, 14 novembre 2017

Se l’export agroalimentare italiano secondo le stime di Nomisma va a gonfie vele e raggiungerà a fine 2017 i 40 miliardi di giro d’affari  ci sono grandi margini di crescita per l’agroalimentare made in Basilicata che incide appena tra l’1-1,5 per cento su quello nazionale. A sottolinearlo è la Cia  evidenziando che le 4 regioni 'regine' dell'export (Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte) sono favorite –come osserva Nomisma- dalla presenza di imprese più dimensionate, reti infrastrutturali più sviluppate, nonché produzioni alimentari maggiormente "market oriented", che esportano in valore il 60% del totale del fatturato di export agroalimentare made in Italy. Arranca il Sud, che, nonostante produzioni agroalimentari di qualità diffuse, incide tutto insieme sul totale del fatturato solo per meno del 20%. Abbiamo un potenziale enorme tenuto conto che la tendenza del “mangiare italiano”, nonostante la crisi dei consumi, è comunque positiva. Tanto più che l’alimentare “made in Basilicata” continua a tirare sui mercati esteri persino rispetto ad auto (Fiat) e salotti. Per la Cia ''si tratta di un primato che conferma ancora una volta l'eccellenza dell'agroalimentare 'made in Italy' rispetto ai nostri competitor piu' agguerriti'', che pero' avverte: ''si puo' fare molto di piu' per sviluppare il segmento: da un lato serve piu' promozione a sostegno dei nostri prodotti a denominazione meno conosciuti; dall'altro occorre intensificare la lotta alla contraffazione alimentare, che ogni anno ''scippa'' alle nostre imprese di qualità oltre 1 miliardo.

Al centro, in stretta sintonia con il “brand Qualità Basilicata” , quale Marchio d’Area ed efficace strumento di marketing, c’è il progetto del "Network dei Valori” con "Reti d'impresa territoriali" capaci di mettere in trasparenza l'intero processo di filiera che porta i prodotti agricoli e alimentari locali dal campo al consumatore. La proposta della Cia è semplice e chiara: bisogna creare accordi sinergici ben codificati tra l'agricoltura, l'artigianato, il commercio, la logistica, gli enti locali per costruire un percorso virtuoso intorno alle produzioni agroalimentari. Una sorta di patto per dare vita a "Reti d'impresa territoriali" con un codice di tracciabilità "ad hoc", da apporre sul packaging dei cibi, a certificazione e garanzia del processo avvenuto all'interno di un accordo di "Network".

Per la Cia bisogna usare ''tolleranza zero'' verso chi imita i nostri prodotti d'eccellenza, facendo concorrenza sleale alle nostre imprese e compromettendo il prestigio del nostro sistema agroalimentare dentro e fuori i confini nazionali. La Cia ha presentato una proposta di legge di iniziativa popolare per regolare i rapporti tra agricoltura e Gdo (Grande distribuzione organizzata). L’obiettivo è di promuovere e commercializzare i prodotti locali che siano tracciabili e identificabili nel territorio rurale di produzione, aprendo nuovi spazi di mercato a produzioni alimentari e tipiche lucane anche di nicchia. E’ dunque un ulteriore sostegno alla rete di prodotti Dop, doc, docg e igp “made in Basilicata”, e ai programmi di filiera agro-alimentare proiettati all’esportazione. L’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali realizzato dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali che con l’aggiornamento  (il quindicesimo) riconosce 95 prodotti lucani, di cui 35 classificati quali paste fresche e prodotti panetteria e pasticceria; 25 prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati; 16 carni fresche e loro preparazione; 12 formaggi; 4 prodotti di origine animale (miele, lattiero-caseari); 2 prodotti della gastronomia, uno bevande alcoliche, distillati e liquori.

Nel dettaglio la situazione lucana: formaggi – 2 dop e 1 igp; ortofrutticoli e cereali - 2 dop e 2 igp; olio extravergine di oliva, 1 dop; altri prodotti, 1 igp. I produttori lucani interessati sono 96 (erano 65 nel 2011) per una superficie di 157,14 ettari; 37 gli allevamenti (di cui 15 suinicoli per 30mila capi) ; 40 i trasformatori, 45 gli impianti di trasformazione per complessivi 129 operatori.

 
CIA: PANE E OLIO A BAMBINI NON DIVENTI “ESEMPIO PUNITIVO”

Sabato, 11 novembre 2017

Ha fatto discutere, arrivando fino alle cronache nazionali, la decisione di un’amministrazione comunale (Montevarchi) di introdurre un pasto alternativo, a base di pane con l’olio, ai bambini e ragazzi di famiglie che, dopo un mese di solleciti, continuano ad essere morose nel pagamento del servizio mensa. Per noi dell’Oprol (organizzazione produttori olivicoli) e Cia pane e olio non può diventare un simbolo punitivo specie se in concomitanza con i nuovi programmi  per la dop unica (che segue quella per il Vulture) e “olio biotech” della Regione di investimento a favore del miglioramento qualitativo dell’olio lucano. Il caso di Montevarchi al contrario deve rappresentare l’occasione per rafforzare i programmi di educazione alimentare nelle scuole che noi, di intesa con l’Agia (Associazione Giovani Imprenditori), stiamo svolgendo da tempo in numerosi istituti scolastici.

I dati di partenza: il 37% di ragazzi di 8-9 anni in sovrappeso o obesi e già tre anni fa il Ministero aveva evidenziato come il 32,3% degli alunni delle elementari avesse problemi di sovrappeso con record del 40% in Abruzzo, Basilicata, Campania, Molise e Puglia. Il forte sovrappeso dei più piccoli, peraltro, non coincide con la percezione delle mamme sulla gestione alimentare delle proprie famiglie, con più del 90% di loro che – secondo i dati diffusi dal Rapporto Osservatorio Mamme - reputa la propria alimentazione fondamentalmente corretta e poco meno del 70% delle intervistate che ritiene di dedicare maggior attenzione all'alimentazione dei propri figli che a quella degli adulti della famiglia.

L’impegno della Cia per la qualità e la sicurezza alimentare a tutela dei consumatori, soprattutto bambini, è ribadito da Paolo Carbone ricordando tra le tante iniziative promosse l’ accordo tra la confederazione e i medici di famiglia tesa ad un’alimentazione sana e corretta indispensabile anche per prevenire malattie, le fattorie didattiche e più di recente le fattorie sportive con programmi specifici di alimentazione per quanti praticano sport non esclusivamente agonistico. La qualità dei prodotti, la loro tipicità, la sicurezza alimentare –sottolinea il dirigente della Cia - hanno sempre rappresentato per noi un elemento cardine della nostra strategia a tutela della salute pubblica, dei consumatori. La Cia - che intende intensificare le visite di scolaresche alle Fattorie Didattiche e realizzare laboratori e lezioni nelle scuole di educazione alimentare - vuole promuovere la salute e far conoscere e rilanciare la tipicità dei prodotti italiani, da tutti riconosciuti come elementi importanti per una dieta ideale quella mediterranea. Azioni tese, quindi, a prevenire e a ridurre i rischi di una cattiva alimentazione. D’altra parte, la ricchezza delle nostre tradizioni agricolo-alimentari garantisce –continua Carbone - una risposta più che sufficiente non solo per tutti i gusti, ma anche per tutte le necessità dietologiche, siano esse per il mantenimento di uno stato di benessere che per i fini più squisitamente terapeutici. Di qui la necessità di rilanciare il consumo tra i bambini di frutta e verdura fresca e trasformata e di altri prodotti come succhi e spremute per contribuire alla lotta contro l'obesità infantile e migliorare le loro abitudini alimentari. E’ l’obiettivo del programma europeo “Frutta nelle scuole” attuato in circa 120 plessi scolastici delle due province lucane e che interessa oltre 25 mila alunni. La Basilicata, pertanto, si presta ampiamente per realizzare un moderno progetto e un modello da studiare e da far conoscere per valorizzare l’enorme “giacimento di salute” costituito dalle proprie produzioni agroalimentari tipiche. La base di partenza – conclude la Cia – è la scuola dove i bambini possono imparare a distinguere il cibo del fast food da quello di casa ad iniziare dal gusto dell’olio extravergine d’oliva perché no attraverso la sana bruschetta.

 
CIA: E’ ARRIVATO IL NOVELLO 2017 VINO DI NICCHIA

Giovedì, 2 novembre 2017

Come ogni autunno, da qualche giorno è in vendita il vino Novello 2017. Un vino che, con i suoi profumi intensi e fruttati, regala da una parte una sensazione di nostalgia per l’estate e dall’altra anticipa le caratteristiche dei futuri vini fatti e finiti. Dando un segnale chiaro di come sarà il vino del 2017. Circa un terzo della produzione italiana di vino novello proviene dal Veneto che insieme al Trentino copre quasi la metà della produzione nazionale. Seguono poi la Toscana, la Sardegna, l’Emilia Romagna e la Puglia. Da noi in Basilicata, già da qualche anno, è un vino fortemente di nicchia, con una diminuzione di produzione che prosegue di anno in anno. E’ quanto evidenzia la Cia-Confederazione Italiana Agricoltori della Basilicata riferendo che saranno solo poche decine di migliaia le bottiglie 2017 di novello soprattutto Aglianico del Vulture, Grottino di Roccanova, Terre Alta Val d’Agri.

"Il vino novello specie abbinato alle caldarroste- sottolinea Paolo Carbone della Cia lucana - per i nostri viticoltori specie del Vulture rappresenta una produzione di nicchia e di esportazione ma molto limitata che quest'anno si ridimensiona ulteriormente. Le difficoltà per il novello si ripetono da un decennio. In verità, il vino giovane in Basilicata non ha mai entusiasmato le aziende dei doc e continua a perdere fascino e appassionati. Meno ammiratori significa meno vendite e quindi meno bottiglie. È un vino carpe diem. Una bevuta filosofica. Esistenziale: cogli l’attimo. Non lo puoi tenere sugli scaffali fino a gennaio – ribadisce il dirigente della Cia – È un prodotto con una componente ludica: il suo fascino sta proprio nella novità. Se si aspetti a stapparlo, arrivano a ruota i vini nuovi veri e propri. E il mercato si sposta su questi: che sono più corposi e a volte costano anche meno. Se poi si aggiunge che è un vino piuttosto complicato da produrre, il cerchio si chiude.

E’ interessante chiarire la differenza che esiste fra vino novello e vino nuovo, terminologie che troppo spesso, nel linguaggio comune, vengono confuse o addirittura associate al medesimo prodotto. Si tratta infatti di vini completamente diversi, sia per quanto riguarda le caratteristiche, sia per i metodi di produzione impiegati.

Carbone spiega questa differenza: “Il vino nuovo è il vino che, concluse le varie fasi di vinificazione, resta in attesa di essere commercializzato partendo generalmente dall’anno successivo alla vendemmia. Il novello è invece prodotto con uve sottoposte a una particolare tecnica di vinificazione chiamata macerazione carbonica che consiste nel porre i grappoli di uva in un contenitore che viene poi saturato con gas anidride carbonica e portato a temperatura controllata per 7-8 giorni. In questo periodo si sviluppano molti processi chimici che interessano sia l’uva posta più in basso che viene schiacciata dalla massa soprastante, sia l’uva che si trova più in alto che rimane integra ma in ambiente saturo di anidride carbonica.”

“Una volta terminato il periodo di permanenza nella vasca – conclude il dirigente della Cia - l’uva viene pigiata ottenendo un mosto ricco di molteplici componenti odorosi che ricordano la fragola, il lampone, oltre ad un intenso fruttato tipico dell’uva d’origine.”

Per celebrare la nascita del vino novello, molte cantine aprono agli enoturisti per una degustazione speciale dei vini abbinati ai prodotti di stagione. Di qui l’invito della Cia e delle aziende agrituristiche associate a Turismo Verde a cogliere questa occasione per una gita in campagna dai produttori , per gustare le specialità rurali, fare la spesa in campagna approfittando del risparmio sino al 30% e per scoprire il fascino degli itinerari del vino e dell’olio.

 

 
FESTA DELL’OLIO NUOVO A GRASSANO

Lunedì, 23 ottobre 2017

Una comunità rurale si ritrova intorno all’olio prodotto insostituibile per la cucina e il reddito della famiglia. A Grassano per iniziativa dell’Oprol-Cia si è tenuta una vera e propria festa, la Festa dell’olio nuovo. Presso il frantoio oleario grassanese un’occasione per assaggiare la produzione 2017, accompagnati da musica, prodotti tipici e incontrare Luca Braia, Maria Antezza e il sindaco Filippo Luberto. L’olio di qualità di Grassano e delle Colline Materane è da sempre una caratteristica forte di quest’area agricola. Ed è l’elemento principale della dieta mediterranea. Uno dei fattori attrattori dell’itinerario dei sapori lungo la via Herculea e del progetto di itinerari del gusto (oltre all’olio, vini, i salumi di Tricarico, i formaggi). Non tutti gli oli d'oliva però hanno le caratteristiche di eccellenza ma bisogna distinguere un olio-doliva normale dall’olio d'oliva di elevata bonta’ ed alta qualità ed esso si chiama olio d'oliva extra vergine ovvero il grasso di origine vegetale che ha un acidità espressa in acido grassi inferiore allo 0,8 grammi / litro . L’olio d'oliva extra vergine a Grassano è ottenuto solamente per lavorazione meccanica delle olive ed la sua lavorazione avviene nei mesi di ottobre e novembre proprio il periodo della raccolta delle olive che per ottenere un grande olio d'oliva vengono nell’ arco di 24-48 ore immediatamente lavorate .

Nella festa i dirigenti di Cia ed Oprol (l’organizzazione di categoria degli olivicoltori lucani) hanno però ricordato i problemi principali da affrontare sono: il rafforzamento del ruolo dei territori e quindi delle singole OP (Organizzazioni Produttori) del comparto olivicolo, le quali stanno sempre più diventando attori sul mercato di riferimento, oltre che terminali per gli interventi del programma di sviluppo finanziato con fondi Ue; il ruolo propulsivo giocato con gli altri protagonisti agricoli, industriali e commerciali della filiera per uno sviluppo in chiave moderna del settore e per una forte coesione con finalità strategiche.

Il calo produttivo, sia pure a macchia di leopardo – si sottolinea - è dovuto principalmente alle continue variazioni climatiche e alla prolungata siccità e i margini sono sempre più ridotti al punto da non riuscire a remunerare il lavoro degli imprenditori agricoli e dei familiari coinvolti.

 
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