PRODUTTORI CIA A MERCATINI DI NATALE PDF Stampa E-mail
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Venerdì 08 Dicembre 2017 22:20

Venerdì, 8 dicembre 2017

Con il mercatino di Natale da domani 8 dicembre a Matera, promosso ed organizzato dalla Cna, la Cia lucana partecipa con i suoi associati a numerosi eventi-mercato per le festività natalizie, in tanti centri piccoli e grandi, per rilanciare il programma “La spesa in campagna” coinvolgendo aziende diretto-coltivatrici ed agrituristiche del circuito Turismo Verde. A Matera saranno presenti 12 aziende della Cia. Il cartellone di eventi legati alle tradizioni popolari e contadine è cominciato a Tolve con la Sagra della Scurpedd, frittelle di pasta fritta tipica di Tolve e proseguirà con la Sagra delle Panedduzze a Melfi. Le aziende agrituristiche hanno preparato menù tipicamente natalizi per un primo assaggio dei pasti tradizionali delle festività. Al menù della festa dell’Immacolata non mancano i panzarotti con le castagne (a Castelmezzano li chiamano d'l'ctuc, principe della Sagra), e scarpedde dolci e salate, le cassatelle. Il dolce-salato da queste parti ha tradizioni antichissime come i ravioli con ricotta. E in giro per i paesi sarà possibile ascoltare le prime zampogne e nenie natalizie.

Nei mercatini di Natale – evidenzia la Cia - è il trionfo dei prodotti agro-alimentari locali e di qualità specie quelli trasformati direttamente in azienda, oltre che a rappresentare un’opportunità per preparare ceste natalizie con i prodotti del territorio, per acquistare ceste già pronte o per comporre il proprio regalo direttamente sul posto con prodotti freschi o confezionati.

 

“Quello delle piccole produzioni agroalimentari lucane -spiega Luciano Sileo della Cia lucana- è un segmento diffuso e importante che caratterizza e rafforza il settore primario anche in Basilicata; infatti sono sempre di più le aziende di ogni dimensione che decidono di chiudere la filiera al proprio interno e che rivendicano su tale materia un quadro di riferimento normativo puntuale, chiaro, agibile. In particolare, nella nostra regione, risultano oltre 23.000 le aziende con meno di 2 ettari di SAU, oltre 15.000 gli allevamenti da cortile e suinicoli prevalentemente per autoconsumo e piccole trasformazioni familiari, oltre 5.000 le aziende vitivinicole con superficie sotto le 30 are, 33.000 quelle olivicole, circa 15.000 gli orti familiari, solo per citare i numeri a volte inespressi e che rappresentano un tessuto produttivo nascosto e silenzioso che sorregge molte famiglie della comunità lucana. Tali aziende – osserva Sileo - spesso producono alimenti tradizionali di elevata qualità e tipicità con ricadute non solo sulla microeconomia ma su fattori determinanti quali il presidio del territorio (specie montano), la ruralità, il paesaggio agrario, l’agriturismo. I quantitativi per la vendita, che avviene prevalentemente in ambito locale e di prossimità, sono di modesta entità, in quanto tali produzioni hanno assolto fino a oggi al prioritario obiettivo dell’autoconsumo familiare. Sempre più tali produzioni per le intrinseche proprietà anche nutrizionali sono apprezzate e sempre più ricercate. Le aziende interessate a queste attività sono solo apparentemente marginali – conclude il dirigente della Cia- e invece svolgono una strategica funzione di mantenimento della biodiversità, di presidio e difesa del territorio, di preservazione delle risorse naturali, di tutela del paesaggio agrario e dell’enogastronomica e, in generale, della cultura e delle tradizioni locali”.

 

 
OPROL: LA NUOVA FILIERA OLIVICOLA-OLEARIA LUCANA PDF Stampa E-mail
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Martedì 05 Dicembre 2017 15:29

Martedì, 5 dicembre 2017

 

 
AGRICOLTURA SOCIALE: RICONOSCIMENTO A CIA BASILICATAAGRICOLTURA SOCIALE: RICONOSCIMENTO A CIA BASILICATA PDF Stampa E-mail
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Venerdì 01 Dicembre 2017 21:52

Giovedì, 1 dicembre 2017

Pancrazio Toscano di Tricarico per la Cia Basilicata ha ritirato oggi a Roma  il riconoscimento ASeS, Cia-Agricoltori Italiani e Forum Nazionale Agricoltura Sociale come sede territoriale che si è distinta in progetti di agricoltura sociale con iniziative in Senegal e a favore di migranti-profughi.

L’agricoltura come ammortizzatore sociale e spazio solidale in cui le fasce più deboli della popolazione, come i migranti, possono costruire nuove relazioni e trovare un posto nel mondo del lavoro: è questo l’obiettivo ASeS.

E’ stato presentato il Seminario di formazione, dal titolo Agricoltura sociale e inclusione socio-lavorativa dei migranti, programmato per il 25 e 26 gennaio 2018, che vuole approfondire il tema con particolare riferimento ai richiedenti asilo e protezione internazionale beneficiari del sistema SPRAR. Aperto ad agricoltori e agronomi, alle Ong e a tutte le realtà del Terzo Settore, agli operatori sociali e ai CARA (Centri accoglienza richiedenti asilo), il corso si avvale dei contributi di esperti del settore, di esperienze sul campo ed esempi di buone pratiche provenienti da diverse regioni italiane, con focus sulle reti territoriali, normativa di riferimento e laboratori di progettazione partecipata.

Quanto al lancio della 1° edizione del Premio Nazionale Agricoltura Sociale Prodotti della terra, storie di persone, si tratta di un’iniziativa promossa da ASeS, Cia e Forum Nazionale Agricoltura Sociale proprio per promuovere storie di agricoltura sociale e di inserimento dei migranti in un settore che si stata dimostrando capace di rispondere in modo innovativo a fenomeni epocali come i flussi migratori, ormai strutturali. Attraverso il Premio, oltre a un riconoscimento economico, si vogliono valorizzare quei percorsi di integrazione, accoglienza e inclusione socio-lavorativa dei migranti che partono dalla terra, dall’agricoltura che si fa sociale e diventa welfare comunitario.

“L’agricoltura sociale rappresenta una risposta concreta al fenomeno del caporalato e dello sfruttamento del lavoro dei migranti -spiegano la presidente di Ases Cinzia Pagni, il presidente della Cia Dino Scanavino e la portavoce del Forum Nazionale Agricoltura Sociale Ilaria Signoriello- favorendo percorsi di inclusione socio-lavorativa e di integrazione nelle comunità, sviluppando forme innovative di accoglienza, basate su una solida e fattiva collaborazione che coinvolgono aziende agricole, cooperative sociali, associazioni, servizi territoriali e scuole”.

 
CIA: IN BASILICATA NEL 2016 “CONSUMATI” CIRCA 34MILA ETTARI SUOLO PDF Stampa E-mail
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Martedì 05 Dicembre 2017 15:25

Martedì, 5 dicembre 2017

Nel 2016 il consumo di suolo in Basilicata, secondo il rapporto ISPRA, ammonta a 33.818 ettari (23.933 ha in provincia di Potenza, il 3,6%  e 9.884 ha in provincia di Matera). Sono questi i dati che – sottolinea la Cia-Confederazione Agricoltori Basilicata rende non certamente celebrativa la Giornata Mondiale del Suolo, lanciata ogni anno il 5 dicembre dal Global Soil Partnership, un'alleanza internazionale fra stati, istituzioni e ong promossa dalla Fao, l'agenzia agroalimentare dell'Onu. Scopo della Giornata è richiamare l'attenzione sull'importanza di un suolo sano e promuovere la gestione sostenibile delle risorse del terreno. Il rischio da combattere è un consumo del suolo insostenibile, ovvero la sua copertura con cemento o asfalto in modo incontrollato. In Italia, secondo dati Ispra, il consumo di suolo procede a un ritmo di 3 metri quadrati al secondo.
Il tema di quest'anno della Giornata è "La cura del pianeta parte dalla terra".

Altri dati riferiti alla Basilicata: poco meno di 80.500 ettari di cereali sono "scomparsi" in Basilicata in un decennio, con l'effetto del quasi dimezzamento delle aziende cerealicole (da 40 mila a 22 mila); stessa sorte per 665 ettari di colture ortive, 523 ettari di patata, 517 di barbabietole da zucchero, mentre i cosiddetti "terreni a riposo" sono aumentati di 12.700 ettari. Ancora, la Basilicata ha perso 3.500 ettari di vigneti, 5.600 ettari di coltivazioni legnose, 1.900 ettari di agrumi, 967 di olivo. Persino gli orti familiari, da sempre simbolo di un'economia agricola di sostentamento, registrano un arretramento di 484 ettari, pari al 32,2% in meno.

Il nostro Paese – sottolinea la Cia – ha bisogno di una legge per il contenimento del consumo di suolo e la difesa delle aree agricole, già approvata dalla Camera nel maggio 2016 e ferma da più di 500 giorni in Senato. Sono anni che la sollecitiamo e la attendiamo perché il suolo, soprattutto quello coltivato, continua a sparire, divorato dall'avanzata di cemento, incuria e degrado.  Ma perdere terreno agricolo – aggiunge la nota - vuol dire, da un lato, aumentare la nostra dipendenza dall'estero nel capitolo agroalimentare e, dall'altro, mettere a rischio un patrimonio paesaggistico che, tra il turismo rurale e l'indotto legato all'enogastronomia tipica, vale più di 10 miliardi di euro l'anno. L'estensione della superficie agricola è legata direttamente alla sicurezza alimentare, ma se da una parte cresce la domanda globale di cibo, dall'altra diminuiscono le terre coltivate. Una contraddizione che va fermata e affrontata, prima di tutto a livello nazionale.  E poi una nuova attenzione al territorio oggi è assolutamente necessaria anche per motivi ambientali. La mancata manutenzione del suolo, il degrado, la cementificazione selvaggia e abusiva, l'abbandono delle zone collinari e montane dove è venuto meno il fondamentale presidio dell'agricoltore, contribuiscono a quei fenomeni di dissesto idrogeologico del Paese che sono alla base di tragedie anche recenti.

La Cia evidenzia: Nonostante tutto l'agricoltura lucana è bioresistente. Perché è capace di distinguersi, produrre artigianalmente e arrivare sul mercato globale; perché è capace di ridare valore ai prodotti della tradizione adeguandoli ai gusti moderni; perché un'idea di investimento privata può contagiare favorevolmente una piccola collettività; perché l'agricoltore con le sue conoscenze, date dalla convivenza continua con gli elementi della natura, è in grado di prevenire e tamponare con la sua opera quotidiana gli eventi climatici avversi; perché la nostra terra tanto bella quanto fragile, va tutelata innanzitutto con il presidio umano.

Ultimo aggiornamento Martedì 05 Dicembre 2017 15:26
 
BANCA TERRE INCOLTE: AGIA E CIA, UN RISULTATO DELL’INIZIATIVA DI TRICARICO PDF Stampa E-mail
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Giovedì 30 Novembre 2017 15:03

Giovedì, 30 novembre 2017

"La presentazione oggi  della "banca delle terre incolte" ad opera de Ministro per la
Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti rappresenta un impegno mantenuto dopo l’annuncio fatto in occasione dell’evento di Tricarico-Taccone promosso da Cia e Agia il 13 e 14 ottobre scorsi con l’obiettivo di rimettere al centro dell’agenda del Governo la questione della terra ai giovani”: è il commento contenuto in una nota a firma dei presidenti nazionale e regionale dell’Agia Maria Pirrone e Rudy Marranchelli e per la Cia Paolo Carbone.

Nel sottolineare che solo in Basilicata il 10,8% della Superficie Agricola Utile è abbandonata mentre sono sempre più numerosi i giovani che hanno “riscoperto” la terra come futuro della propria vita o per necessità tenuto conto dell’impossibilità a trovare il lavoro dipendente, i dirigenti di Agia e Cia evidenziano che il provvedimento del Governo è rivolto a chi ha un' eta' compresa tra i 18 e i 40 anni allo scopo – come ha spiegato il Ministro -  di promuovere la valorizzazione dei beni non utilizzati nelle regioni del Mezzogiorno, sia pubblici che privati, puntando a realizzare nuove sinergie tra i titolari di tali beni inutilizzati e i potenziali nuovi imprenditori.
Da Tricarico – è scritto nella nota – abbiamo lanciato la “Carta” per testimoniare che gli agricoltori capaci d’interpretare le sfide di un nuovo modello di produzione, trasformazione e commercializzazione. Sono passati 40 anni da Taccone d’Irsina ‘77, ma gli agricoltori, autentici lavoratori, che si sporcano le mani, che lottano, determinati a trovare nuove soluzioni, sono sempre gli stessi, legati dall’amore per la terra, il proprio lavoro, i valori più intimi e propri di coloro che nel loro territorio credono e si spendono quotidianamente; quegli agricoltori che si mettono in gioco per non lasciare, come invece altri, meno motivati, fanno o hanno fatto, abbandonando l’agricoltura in cerca di una vita migliore.

Si tratta  – spiega Pirrone – di un progetto, fortemente sostenuto da Agia-Cia –  per consentire a chiunque – soprattutto ai giovani – di reperire i terreni di natura pubblica.  L’obiettivo è valorizzare il patrimonio fondiario pubblico e riportare all’agricoltura anche le aree incolte, incentivando soprattutto il ricambio generazionale nel settore. L’agricoltura – evidenzia ancora la presidente di Agia-Cia – non è più solo un ‘affare di famiglia’. Se un tempo in campagna ci si nasceva e il mestiere si ereditava dai genitori, oggi cresce sempre di più il numero di chi sceglie la vita dei campi, pur provenendo da esperienze e formazioni diverse. E fanno bene perché l’agricoltura si sta dimostrando vitale e “anticiclica” dal punto di vista occupazionale, anche se i numeri del ‘turn over’ generazionale nei campi sono ancora bassi, con gli ‘under 40’ che rappresentano solo il 9,9% del comparto e gli “under 30” che si fermano addirittura al 2,1%. Stiamo assistendo a un fenomeno di rinnovamento del comparto: mentre i figli degli agricoltori che decidono di portare avanti l’azienda di famiglia si sono ridotti al 61% del totale – rimarca Pirrone – una nuova tendenza avvicina al lavoro dei campi giovani laureati o professionisti di altri settori che decidono di mollare tutto e di cambiare vita”.

La nostra iniziativa di Tricarico – dice Carbone – sta dando primi risultati. La proprietà e l’uso della terra e la gestione del suolo: un tema molto importante, attuale da secoli. Nella splendida cornice di Tricarico, i ragazzi hanno dato idee forti per poter sviluppare questi argomenti. Le azioni chiave indicate sono state le seguenti: dare la terra comune ai giovani per creare profitto sostenibile: su questo punto  portiamo avanti da anni proposte che sono diventate concrete possibilità e che vanno ora sfruttate e messe a disposizione della collettività, come, ad esempio, la banca della terra e gli usi civici dei terreni comunali. Individuare una visione comune di gestione del territorio per affrontare l’agricoltura di domani in perfetta sinergia tra la realtà rurale e quella cittadina; e in questo momento così delicato non possiamo esimerci dall’avere una gestione comune dell’acqua.. Il suolo e il bene fondiario, tutelati e preservati attraverso buone pratiche agricole, sono un grande giacimento a cielo aperto da utilizzare anche a fini ricettivi e turistici: il paesaggio agrario, la biodiversità, il patrimonio agro-silvo-forestale sono realtà che vanno messe a valore e rese fruibili in circuiti di agri-turismo autentico. Costruire intorno al bene terra, agli areali agrari, allo spazio rurale e agro-silvo-forestale un’offerta integrata unica, distintiva, che fa della salubrità e della sanità la carta identitaria del prodotto legato al territorio di provenienza, aspetto sempre più importante per fidelizzare e rassicurare il consumatore sia sul versante della sicurezza alimentare che sul quello della sostenibilità ambientale e della qualità del cibo. E’ necessario valorizzare il rapporto cibo/territorio in quanto gli aspetti salutistici e nutrizionali (a partire dalla dieta mediterranea) sono un formidabile valore aggiunto per le nostre produzioni tipiche, tradizionali e mediterranee.

 
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