GIOVANNI RUSSO: CIA, E’ MORTO L’ULTIMO MERIDIONALISTA AMICO DEL MONDO CONTADINO PDF Stampa E-mail
Scritto da carbone   
Martedì 26 Settembre 2017 17:54

Martedì, 26 settembre 2017

E' morto l'ultimo meridionalista che sapeva interpretare, con il comune sentire delle popolazioni rurali, le ragioni del Mezzogiorno e del mondo contadino. E’ il messaggio della Cia di Basilicata che ricorda il forte legame tra la confederazione degli agricoltori, già Alleanza dei Contadini prima e successivamente Confederazione Italiana Coltivatori e il giornalista-scrittore che più volte è stato nella regione per partecipare ad iniziative promosse dalla Confederazione oltre che a convegni ed incontri. In Baroni e contadini ha denunciato, senza usare toni alti ma attraverso l’esposizione nuda dei fatti, lo strapotere e l’egoismo dei grandi proprietari, tra i quali il principe Doria in Lucania. E tra i tanti libri e saggi dedicati alla nostra regione il volume scritto insieme a Corrado Stajano sul terremoto in Basilicata e Irpinia del 1980. Ma – evidenzia la Cia – è soprattutto “Baroni e contadini", diventato, a mezzo secolo dalla sua uscita, un classico della letteratura meridionalistica, che rivela la sua attualità e la sua profondità d'analisi, e si contrappone alle tesi revisioniste oggi di moda. La banalizzazione del dibattito sui problemi del Sud nasconde invece una realtà complessa: nell'ultimo ventennio, dal Mezzogiorno è ripresa l'emigrazione come negli anni Cinquanta, ma questa volta da parte di giovani con elevati livelli di istruzione che finanziano lo sviluppo del Nord. D'altra parte, aree dal dinamismo paragonabile al Nordest smentiscono l'idea di un Sud arretrato e irredimibile, benché permangano i difetti storici, denunciati da Salvemini e Dorso, della borghesia meridionale: familismo e mancanza di senso civico. Bisogna uscire da visioni localistiche e tornare a considerare – come ci ha indicato Russo - la questione meridionale come un aspetto della questione italiana, che oggi non può non essere una questione europea. Il Mezzogiorno si trova a un bivio: diventare l'avanguardia dell'Europa nel Mediterraneo, il ponte per lo sviluppo di regioni ancora arretrate del Sud europeo e del Nordafrica, o essere assimilato a queste e aggravare il divario rispetto all'Europa.

A Giovanni Russo il merito di essere stato in grado di mettere in risalto che sono ormai lontane le polemiche sul mito della “civiltà contadina” che Rocco Scotellaro avrebbe contribuito a creare. Dalle sue poesie e dai suoi scritti, invece, è emersa sempre più tutta la positività di un atteggiamento volto ad accettare la vita, a rispettare il lavoro nelle sue molteplici forme, a mettersi in comunione con gli uomini nelle infinite varietà delle loro esistenze. Una capacità acquisita attraverso il contatto diretto con il mondo contadino, di cui ha avvertito non già il dramma dell’immobilità, ma quello del mutamento. Egli ha colto nei contadini la forza e le individuali potenzialità di rinnovamento. Ha scoperto il loro senso di sè, la loro volontà di cambiare la propria condizione nella misura delle loro possibilità.

Rocco Scotellaro - è il pensiero che ci ha trasmesso Russo – afferma Paolo Carbone della Cia lucana - ha contribuito a far emergere alcuni valori essenziali del mondo contadino, quali il senso profondo dei legami familiari, la coscienza della vita e della morte, del destino e della condizione umana, della felicità e della saggezza, e la capacità di questi soggetti sociali di essere protagonisti, in piena autonomia, della vita civile del Paese. Un impegno condiviso da Russo che si contrapponeva al mito della grande impresa industriale, vista come “panacea” per la soluzione di tutti i problemi del Sud, sacrificando ad essa ogni criterio di equilibrio sino a riscoprire così la molteplicità delle funzioni dell’agricoltura e una diversificazione di attese da parte della società che riguardano la qualità legata al territorio, nonché la tutela e la valorizzazione dello spazio rurale, da richiedere nuove strategie di intervento pubblico e moderne forme di rappresentanza sociale. Nel quarantennale della Cia – conclude Carbone – noi insieme a tutto il mondo contadino perdiamo un intellettuale-amico controcorrente.

Ultimo aggiornamento Martedì 26 Settembre 2017 17:56