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CAMPAGNA POMODORO: CIA, SI PREANNUNCIA CALO DEL 30-40%

Lunedì, 21 agosto 2017

A differenza di quanto accade nel Foggiano, in provincia di Potenza, nelle aree più vocate - il Lavellese, Palazzo San Gervasio-Montemilone-Alto Bradano – il conferimento del pomodoro alle industrie di trasformazione non registra particolari problemi. La raccolta è iniziata in anticipo rispetto allo scorso anno anche se da pochi giorni e la quantità di prodotto si preannuncia minore di almeno il 30-40% rispetto alla campagna 2016. E’ questo il quadro fornito da Saverio Carlucci, dirigente di zona Lavellese della Cia. La riduzione è determinata da due fattori: la superficie coltivata quest’anno ha subito un calo già del 30%; la grandine delle settimane scorse ha provocato danni che variano da un minimo del 20% sino ad un massimo del 70%. Il problema maggiore – continua il dirigente della Cia – è il reperimento di manodopera anche se la raccolta con il sistema macchine è sempre più diffuso: quella locale è quasi impossibile da trovare mentre per quella formata da extracomunitari ed immigrati la difficoltà dipende dal concentramento di immigrati nel Foggiano. Da noi pertanto si assumono più lavoratori stagionali provenienti da Romania o Paesi dell’Est Europa. Quanto ai prezzi sono quelli definiti dal recente accordo interprofessionale per il centro-sud sottoscritto e anche per questa campagna permane tra le principali preoccupazioni la remuneratività per i produttori che hanno difficoltà a coprire i costi di produzione.

La Confederazione fa un po’ di conti: coltivare un ettaro di terreno a pomodori, e portare a compimento il ciclo di coltivazione con la raccolta, costa tra i 7 e i 9mila euro a un’azienda agricola. «Questo fa capire – affermano dalle sedi della Cia Alto Bradano, l’area più interessata dalla coltivazione - che oltre un certo limite non si può andare: il prezzo corrisposto ai produttori deve essere remunerativo, altrimenti tutta la filiera diventa insostenibile sia per gli agricoltori che per i lavoratori. Dobbiamo lavorare tutti insieme affinché il pomodoro, come gli altri prodotti di pregio della nostra agricoltura, siano il motore di uno sviluppo economico giusto e sostenibile, che premi il duro lavoro di produttori e lavoratori. Gli agricoltori vanno sostenuti, perché schiacciando loro si schiaccia e si mortifica ogni speranza di rilanciare questo territorio attraverso la sua vocazione più autentica e con maggiore potenziale». L’obiettivo comune è quello di superare le divergenze tra i molteplici attori della filiera agricola meridionale e giungere ad un obiettivo univoco, quello di percorrere una strada comune di sviluppo, superando le barriere geografiche e creando un sistema di rete tra tutte le rappresentanze territoriali del Sud. Bisogna, tuttavia, creare le condizioni favorevoli -continua la nota - affinché le sinergie di filiera si concretizzino in accordi stabili tra produzione ed industria ed accrescendo l’iniziativa sul fronte delle polizze assicurative e del fondo mutualistico da applicare quando i prezzi sono troppo bassi. Ecco perché la Confederazione ritiene che per il Mezzogiorno il Distretto sia il giusto contenitore di questi rapporti economici di filiera e che un'organizzazione interprofessionale efficace, che risolva il problema della mancanza di una programmazione adeguata e tempestiva, e' lo strumento indicato a sostegno della filiera del pomodoro. Infine sulla questione dell'etichettatura d'origine la Cia ritiene "necessario intraprendere un'iniziativa finalizzata all'armonizzazione comunitaria della disposizione attualmente vigente nel nostro Paese, sia per quanto riguarda l' identificazione del prodotto "passata", sia per l'origine del pomodoro da cui deriva. Cosi' come e' essenziale la chiara codifica dell'origine a livello Ue di tutti i derivati del pomodoro (conserve di pomodoro, concentrato di pomodoro, passata di pomodoro, pomodori disidratati e semi-secchi), affinche' il consumatore possa avere disponibili tutte le indicazioni necessarie per un acquisto trasparente".

 
g: 114 i Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) della Basilicata.

Lunedi, 7 agosto 2017

Con l’ingresso del “pastizzotto” di Nova Siri salgono a 114 i Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) della Basilicata. L’Aggiornamento dell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali, ai sensi dell’articolo 12, comma 1, della legge 12 dicembre 2016, n. 238, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 176 del 29 luglio 2017 ( Supplemento ordinario n. 41).

A riferirlo è la Cia sottolineando che l’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali realizzato dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali che con l’aggiornamento a luglio scorso (il diciasettesimo) riconosce 114 prodotti lucani, di cui 39 classificati quali paste fresche e prodotti panetteria e pasticceria; 32 prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati; 17 carni fresche e loro preparazione; 14 formaggi; 4 prodotti di origine animale (miele, lattiero-caseari); 3 prodotti della gastronomia, uno bevande alcoliche, distillati e liquori (il sambuco di Chiaromonte).

Nel dettaglio la situazione lucana: formaggi – 2 dop e 1 igp; ortofrutticoli e cereali - 2 dop e 2 igp; olio extravergine di oliva, 1 dop; altri prodotti, 1 igp. I produttori lucani interessati sono 96 (erano 65 nel 2011) per una superficie di 157,14 ettari; 37 gli allevamenti (di cui 15 suinicoli per 30mila capi) ; 40 i trasformatori, 45 gli impianti di trasformazione per complessivi 129 operatori.

Abbiamo un potenziale enorme che – sottolinea il direttore regionale della Cia Donato Distefano - non a caso è indicato dal Rapporto Censis come “energia positiva”, tenuto conto che la quota dell’export alimentare del “made in Basilicata” è appena dello 0,1% dell’ammontare complessivo delle Regioni del Sud e che la tendenza del “mangiare italiano”, nonostante la crisi dei consumi, è comunque positiva con 35 miliardi di fatturato. Tanto più che l’alimentare “made in Basilicata” continua a tirare sui mercati esteri persino rispetto ad auto (Fiat) e salotti. Per la Cia ''si tratta di un primato che conferma ancora una volta l'eccellenza dell'agroalimentare 'made in Italy' rispetto ai nostri competitor piu' agguerriti'', che pero' avverte: ''si puo' fare molto di piu' per sviluppare il segmento: da un lato serve piu' promozione a sostegno dei nostri prodotti a denominazione meno conosciuti; dall'altro occorre intensificare la lotta alla contraffazione alimentare, che ogni anno ''scippa'' alle nostre imprese di qualità oltre 1 miliardo''.

Per il direttore della Cia “bisogna usare ''tolleranza zero'' verso chi imita i nostri prodotti d'eccellenza, facendo concorrenza sleale alle nostre imprese e compromettendo il prestigio del nostro sistema agroalimentare dentro e fuori i confini nazionali. La Cia – ricorda ancora Distefano - ha presentato una proposta di legge di iniziativa popolare per regolare i rapporti tra agricoltura e Gdo (Grande distribuzione organizzata). L’obiettivo è di promuovere e commercializzare i prodotti locali che siano tracciabili e identificabili nel territorio rurale di produzione, aprendo nuovi spazi di mercato a produzioni alimentari e tipiche lucane anche di nicchia. E’ dunque un ulteriore sostegno alla rete di prodotti Dop, doc, docg e igp “made in Basilicata”, e ai programmi di filiera agro-alimentare proiettati all’esportazione

La produzione di prodotti tipici – aggiunge Nicola Deserio, presidente della Cia - è importante per le varie zone della Basilicata perché è anche fattore di comunicazione della cultura e del paesaggio in cui questi sono inseriti. Per questo motivo dobbiamo lavorare per innalzare la qualità dei prodotti tipici che calati nel contesto degli agriturismi, alberghi, borghi albergo, ristoranti, musei della civiltà contadina, artigiani, commercianti consentono di proporre l'intero territorio, dando così vita ad una nuova filiera agricoltura-turismo-ambiente-cultura. L'obiettivo centrale è quello di accrescere la fruibilità del territorio e le opportunità occupazionali dei territori rurali attraverso lo sviluppo e il sostegno di attività non tradizionalmente agricole. Per la Cia non è più rinviabile l'istituzione di una una società – l'Agripromo – per favorire la promozione e la commercializzazione dei prodotti che hanno ottenuto o che stanno per ottenere i marchi Dop, Igp e Stg, e per allargare la "rete" dei marchi a livello comunale e territoriale, specie in attuazione del recente protocollo "Res Tipica" tra Cia ed Anci. C'è poi da contrastare efficacemente l'agripirateria: una "rapina" da 7 milioni di euro l'ora e da 60 miliardi di euro l'anno, di cui alcune centinaia di milioni di euro solo in Basilicata. Si tratta di un vero e proprio "scippo" ai danni del settore, un assalto indiscriminato e senza tregua, dove la criminalità organizzata fa veri affari. I consumatori vengono truffati, gli agricoltori e gli industriali dell'agroalimentare derubati. A questo si aggiunge il fatto che ogni anno entrano nel nostro Paese prodotti alimentari "clandestini" e "pericolosi" per oltre 2 miliardi di euro. Poco meno del 5 per cento della produzione agricola nazionale. I sequestri da parte delle autorità competenti italiane negli ultimi due anni si sono più che quadruplicati. E ciò significa che i controlli funzionano, ma il pericolo di portare a tavola cibi "a rischio" e a prezzi "stracciati" è sempre più incombente. Da noi, insieme alla fragola del Metapontino "taroccata" in Spagna, sono vittime di agropirateria numerosi prodotti tipici lucani come il caciocavallo, il pecorino di Moliterno, i salumi di Picerno, l'aglianico del Vulture, l'olio delle colline del Materano, la farina di grano duro "senatore" del Materano, il peperone di Senise.

"La situazione – osserva Serio – è di estrema gravità. Ci troviamo di fronte a un immenso supermarket dell'agro-scorretto, del 'bidone alimentare', dove a pagare è solo il nostro Paese. E il danno, purtroppo, è destinato a crescere, visto che a livello mondiale ancora non esiste una vera tutela delle nostre 'eccellenze' Dop, Igp e Stg".

 

 

 

 
DECRETO SUD: CIA, MISURE IMPORTANTI PER SICCITA’, INCENDI BOSCHIVI, BANCA DELLA TERRA

Sabato, 5 agosto 2017

Nicola Serio, Presidente Cia Basilicata"Il pacchetto di investimenti stanziati con il Decreto Sud contiene una serie di misure particolarmente attese dal mondo agricolo lucano. Ci auguriamo che sia l'inizio di un cambio di rotta, perché finora i numeri ci parlano di un’agricoltura del Mezzogiorno nettamente penalizzata sul piano degli investimenti pubblici rispetto al comparto manifatturiero. Su 100 euro investiti al Sud solo 8 euro vanno in agricoltura”. E’ il giudizio espresso dal presidente regionale (vicario) della Cia Basilicata Nicola Serio. Tra i provvedimenti Serio fa riferimento al nuovo articolo “'Misure per il contrasto degli incendi dolosi” che punta a rafforzare gli interventi per il contrasto del fenomeno degli incendi boschivi dolosi, impedendo lo sfruttamento successivo dei terreni incendiati; per i giovani under 40, che vogliano investire nel settore agricolo, è previsto uno stanziamento di 50 milioni di euro, per l’accesso al credito da parte delle imprese agricole; Banca delle terre abbandonate: Parte una procedura sperimentale di assegnazione dei beni abbandonati, per la valorizzazione di terreni, aree edificate o altri immobili abbandonati, sia dei comuni che dei privati sulla base di progetti che potranno essere presentati da giovani con non più di 40 anni. E – aggiunge il presidente della Cia - a seguito dell’eccezionale siccità della stagione primaverile ed estiva 2017, sono estese le misure di risarcimento, a seguito di eventi calamitosi, anche alle imprese agricole che hanno subito dei danni. A questo proposito soprattutto nel Metapontino che registra la situazione più difficile l’impegno della nostra confederazione, che rifugge ogni forma di protagonismo fine a se stessa e non persegue iniziative senza una strategia e obiettivi chiari, è massimo. Preferiamo, con il senso di responsabilità che è parte integrante della nostra storia, lavorare in silenzio – dice Serio – a fianco degli agricoltori e della Regione monitorando giorno per giorno i problemi della carenza di acqua e contribuendo alla loro soluzione al Tavolo tecnico istituito dall’Assessore Braia piuttosto che soffiare sulla tensione sociale già altissima. Prima di lanciare l’allarme si devono definire le azioni da mettere in campo da parte di Autorità di Bacino e Consorzio Bradano-Metaponto (come gli altri due) per fare in modo che l’acqua disponibile sia sufficiente. Di qui la proposta della Cia di un piano di razionalizzazione che dia priorità alle colture ortive (nel Metapontino 1000-1200 ettari) di alta qualità da trapiantare tra il 10 e il 15 agosto, agli agrumeti che sono una grande risorsa del comprensorio. Inoltre si deve prevedere già adesso il quantitativo di irrigazione di cui avranno bisogno i fragolicoltori per le operazioni di ottobre per la campagna di fragole 2018.

Inoltre, quella della Banca della Terra è una causa su cui ci battiamo da anni -ricorda Serio- e come Cia Basilicata abbiamo insistito che norme del genere siano accolte anche nel Psr regionale. La direzione è giusta, ora vigileremo sull'azione di Regione e Comuni. Ricordo che in Basilicata secondo l’Ismea c’è un patrimonio di ben 1531 ettari di terreni incolti che sempre in Basilicata il 10,8% della Superficie Agricola Utile è abbandonata mentre sono numerosi i giovani che hanno “riscoperto” la terra come futuro della propria vita o per necessità tenuto conto dell’impossibilità a trovare il lavoro dipendente. Va considerato che gli over 65 in Italia conducono un quarto della Superficie agricola utilizzata e producono un quinto dell’intera produzione lorda vendibile. E’ evidente quindi che l’attuale ricambio generazionale sia insufficiente ed evidenzia la fragilità della nostra agricoltura rispetto agli altri paesi europei. Affinché i giovani possano sviluppare con successo il proprio progetto di vita scegliendo la professione di agricoltore, vivendo nelle aree rurali, è innanzitutto necessaria la condizione di un agile reperimento del bene terra, al giusto valore. Per questi motivi la nostra Associazione dei Giovani Imprenditori Agricoli, dopo aver proposto negli ultimi anni ai rappresentanti delle istituzioni e del mondo politico la “Carta di Matera”, l’istituzione della “Banca della Terra” e una legge per la “Difesa del suolo e dell’agricoltura” oggi avanzano al Governo e alle Regioni “Un Decalogo per la terra”.

 
OLIVO: una giornata di studio a Grassano

Venerdì, 28 luglio 2017

Le innovazioni tecnico-scientifiche relative alla difesa sostenibile dell’olivo sono state illustrate a Grassano in una giornata di studio promossa in collaborazione tra Regione Basilicata, Alsia, Comune di Grassano, Oprol-Cia e la società Dow Agrosciences.

Nell’incontro sono stati affrontati temi specifici sui metodi di controllo della mosca delle olive e sono state presentate le attività dell’Alsia in corso e le innovazioni tecnologiche che la ricerca rende disponibili permettendo di ottimizzare la gestione dell’oliveto con tecniche di agricoltura di precisione.

Le piante di olivo – hanno sostenuto i tecnici dell’Alsia - devono essere tutelate e difese dai parassiti animali e vegetali anche attraverso le nuove tecniche agronomiche e con l’ausilio dei moderni mezzi tecnologici per ottenere un prodotto di elevata qualità. In particolare nel seminario si è fatto riferimento alle infestazioni della mosca olearia (Bactroceraoleae) e alla Xylella fastidiosa, grave patologia che ha colpito gli ulivi del Salento.

Sono stati presentati anche gli aggiornamenti dei disciplinari regionali di produzione integrata per la coltura dell’olivo insieme agli ultimi preparati insetticidi registrati recentemente dalla DOW AgroSciences sulla coltura dell’olivo.

Un incontro – sottolinea una nota di Oprol-Cia – particolarmente attuale per fare il punto con i produttori olivicoli dell’andamento vegetativo. La situazione climatica preoccupa sia per la siccità che per le previsioni di piogge improvvise e abbandonanti con il pericolo della diffusione della mosca delle olive. Si deve perciò intervenire con il supporto dei tecnici per salvaguardare quantità e qualità delle nostre olive più pregiate come quelle della Collina Materana.

Tra gli intervenuti, il sindaco Filippo Luberto, il presidente regionale dell’Oprol, Rocco Pace; Arturo Caponero, Lino Grieco e Giovanni Lacertosa dell’Alsia-Crma,Giampaolo De Stefani di Dow AgroSciences e Giuseppe Nigro dell’Oprol.

Con i suoi circa 30mila ettari coltivati, l’olivo in Basilicata rappresenta la coltura legnosa agraria più diffusa. Le aziende censite nel comparto si aggirano sulle 40mila con una Produzione lorda vendibile di circa 60 milioni di euro e un’incidenza del 5% sull’ intera economia del settore primario.

Per tali motivi le piante di olivo devono essere tutelate e difese dai parassiti animali e vegetali anche attraverso le nuove tecniche agronomiche e con l’ausilio dei moderni mezzi tecnologici per ottenere un prodotto di elevata qualità.

 
OLIVO: una giornata di studio a Grassano

Venerdì, 28 luglio 2017

Le innovazioni tecnico-scientifiche relative alla difesa sostenibile dell’olivo sono state illustrate a Grassano in una giornata di studio promossa in collaborazione tra Regione Basilicata, Alsia, Comune di Grassano, Oprol-Cia e la società Dow Agrosciences.

Nell’incontro sono stati affrontati temi specifici sui metodi di controllo della mosca delle olive e sono state presentate le attività dell’Alsia in corso e le innovazioni tecnologiche che la ricerca rende disponibili permettendo di ottimizzare la gestione dell’oliveto con tecniche di agricoltura di precisione.

Le piante di olivo – hanno sostenuto i tecnici dell’Alsia - devono essere tutelate e difese dai parassiti animali e vegetali anche attraverso le nuove tecniche agronomiche e con l’ausilio dei moderni mezzi tecnologici per ottenere un prodotto di elevata qualità. In particolare nel seminario si è fatto riferimento alle infestazioni della mosca olearia (Bactroceraoleae) e alla Xylella fastidiosa, grave patologia che ha colpito gli ulivi del Salento.

Sono stati presentati anche gli aggiornamenti dei disciplinari regionali di produzione integrata per la coltura dell’olivo insieme agli ultimi preparati insetticidi registrati recentemente dalla DOW AgroSciences sulla coltura dell’olivo.

Un incontro – sottolinea una nota di Oprol-Cia – particolarmente attuale per fare il punto con i produttori olivicoli dell’andamento vegetativo. La situazione climatica preoccupa sia per la siccità che per le previsioni di piogge improvvise e abbandonanti con il pericolo della diffusione della mosca delle olive. Si deve perciò intervenire con il supporto dei tecnici per salvaguardare quantità e qualità delle nostre olive più pregiate come quelle della Collina Materana.

Tra gli intervenuti, il sindaco Filippo Luberto, il presidente regionale dell’Oprol, Rocco Pace; Arturo Caponero, Lino Grieco e Giovanni Lacertosa dell’Alsia-Crma,Giampaolo De Stefani di Dow AgroSciences e Giuseppe Nigro dell’Oprol.

Con i suoi circa 30mila ettari coltivati, l’olivo in Basilicata rappresenta la coltura legnosa agraria più diffusa. Le aziende censite nel comparto si aggirano sulle 40mila con una Produzione lorda vendibile di circa 60 milioni di euro e un’incidenza del 5% sull’ intera economia del settore primario.

Per tali motivi le piante di olivo devono essere tutelate e difese dai parassiti animali e vegetali anche attraverso le nuove tecniche agronomiche e con l’ausilio dei moderni mezzi tecnologici per ottenere un prodotto di elevata qualità.

 
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