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Biologico, Cia-Anabio: calendarizzare al più presto ddl fermo al Senato

Giovedì, 14 dicembre 2017

Si approvi prima della fine della legislatura la legge sul biologico ferma da mesi in Senato. La Cia-Agricoltori Italiani e la sua associazione di riferimento per il settore, Anabio, si mobilitano per l’approvazione del ddl.

In una nota congiunta Cia e Anabio evidenziano che in Basilicata sono 5340 le aziende agricole che hanno rinunciato all’impiego di concimi chimici e fitofarmaci di sintesi operando nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente. Si tratta principalmente di aziende ad indirizzo cerealicolo-foraggero che unite ai prati pascolo e ai boschi, costituiscono più dell’80% dell’attività biologica territoriale; a seguire le aziende olivicole, frutticole, orticole e zootecniche.
Considerato che, ad oggi, circa 116 mila ettari dei 538 mila totali costituiscono la superficie agricola destinata al biologico, risulta che quasi un quarto della SAU regionale è destinata a questo metodo di produzione.
Su questa crescita (nel giro di un anno le aziende biologiche sono quasi raddoppiate) molto hanno inciso le politiche di sviluppo rurale messe in atto fino ad ora dalla Regione Basilicata, prevalentemente con gli aiuti al reddito concessi a quegli agricoltori che hanno adottato, sull’intera superficie aziendale, tecniche biologiche.

Per questi motivi, secondo Cia e Anabio, con la programmazione dello sviluppo rurale 2014-2020 il biologico deve porsi ambiziosi obiettivi: innanzitutto raddoppiare le superfici e il numero degli operatori e creare filiere in nuovi settori, rafforzando quelli già strutturati. Poi sviluppare l’aggregazione e la logistica e istituire distretti biologici volti a valorizzare l’ambiente, la storia, le tradizioni, la cultura di un determinato territorio. E ancora: sviluppare la zootecnia “bio” e le relative filiere a cominciare dalla produzione di alimenti biologici per animali, dando particolare attenzione all’alpeggio e alla monticazione. Inoltre, bisogna dare priorità ai giovani che praticano l’agricoltura biologica e istituiscono fattorie sociali e didattiche e intraprendono programmi di trasformazione in azienda, per agriturismi biologici, per la produzione di erbe officinali. Infine è necessario andare nella direzione di abbattere i costi di certificazione del “bio” tramite parziale rimborso, adottando modalità di rendicontazione semplice.

Il disegno di legge sul biologico ha, tra i suoi punti salienti, il riconoscimento e la disciplina dei bio-distrettil’introduzione dei contratti di rete tra imprese della filiera biologica, la circolazione delle sementi per assicurare la tutela e la circolazione della biodiversitàl’introduzione di una formazione specifica sul biologico, che attualmente le Istituzioni non contemplano.

In più, l’approvazione di questa legge consentirebbe all’Italia di potenziare alcuni aspetti qualitativi delle produzioni biologiche, che il Regolamento comunitario ha lasciato in sospeso, rinviandoli di fatto di dieci anni (deroghe e soglie di contaminazione), rendendo le imprese agricole bio ancora più competitive.

Regole e norme innovative che non si può rischiare di dispendere. Per questo Cia e Anabio chiedono al presidente del Senato Pietro Grasso di compiere ogni tentativo per inserire il prima possibile la discussione in aula sul provvedimento.

 
PRODUTTORI CIA A MERCATINI DI NATALE

Venerdì, 8 dicembre 2017

Con il mercatino di Natale da domani 8 dicembre a Matera, promosso ed organizzato dalla Cna, la Cia lucana partecipa con i suoi associati a numerosi eventi-mercato per le festività natalizie, in tanti centri piccoli e grandi, per rilanciare il programma “La spesa in campagna” coinvolgendo aziende diretto-coltivatrici ed agrituristiche del circuito Turismo Verde. A Matera saranno presenti 12 aziende della Cia. Il cartellone di eventi legati alle tradizioni popolari e contadine è cominciato a Tolve con la Sagra della Scurpedd, frittelle di pasta fritta tipica di Tolve e proseguirà con la Sagra delle Panedduzze a Melfi. Le aziende agrituristiche hanno preparato menù tipicamente natalizi per un primo assaggio dei pasti tradizionali delle festività. Al menù della festa dell’Immacolata non mancano i panzarotti con le castagne (a Castelmezzano li chiamano d'l'ctuc, principe della Sagra), e scarpedde dolci e salate, le cassatelle. Il dolce-salato da queste parti ha tradizioni antichissime come i ravioli con ricotta. E in giro per i paesi sarà possibile ascoltare le prime zampogne e nenie natalizie.

Nei mercatini di Natale – evidenzia la Cia - è il trionfo dei prodotti agro-alimentari locali e di qualità specie quelli trasformati direttamente in azienda, oltre che a rappresentare un’opportunità per preparare ceste natalizie con i prodotti del territorio, per acquistare ceste già pronte o per comporre il proprio regalo direttamente sul posto con prodotti freschi o confezionati.

 

“Quello delle piccole produzioni agroalimentari lucane -spiega Luciano Sileo della Cia lucana- è un segmento diffuso e importante che caratterizza e rafforza il settore primario anche in Basilicata; infatti sono sempre di più le aziende di ogni dimensione che decidono di chiudere la filiera al proprio interno e che rivendicano su tale materia un quadro di riferimento normativo puntuale, chiaro, agibile. In particolare, nella nostra regione, risultano oltre 23.000 le aziende con meno di 2 ettari di SAU, oltre 15.000 gli allevamenti da cortile e suinicoli prevalentemente per autoconsumo e piccole trasformazioni familiari, oltre 5.000 le aziende vitivinicole con superficie sotto le 30 are, 33.000 quelle olivicole, circa 15.000 gli orti familiari, solo per citare i numeri a volte inespressi e che rappresentano un tessuto produttivo nascosto e silenzioso che sorregge molte famiglie della comunità lucana. Tali aziende – osserva Sileo - spesso producono alimenti tradizionali di elevata qualità e tipicità con ricadute non solo sulla microeconomia ma su fattori determinanti quali il presidio del territorio (specie montano), la ruralità, il paesaggio agrario, l’agriturismo. I quantitativi per la vendita, che avviene prevalentemente in ambito locale e di prossimità, sono di modesta entità, in quanto tali produzioni hanno assolto fino a oggi al prioritario obiettivo dell’autoconsumo familiare. Sempre più tali produzioni per le intrinseche proprietà anche nutrizionali sono apprezzate e sempre più ricercate. Le aziende interessate a queste attività sono solo apparentemente marginali – conclude il dirigente della Cia- e invece svolgono una strategica funzione di mantenimento della biodiversità, di presidio e difesa del territorio, di preservazione delle risorse naturali, di tutela del paesaggio agrario e dell’enogastronomica e, in generale, della cultura e delle tradizioni locali”.

 

 
OPROL: LA NUOVA FILIERA OLIVICOLA-OLEARIA LUCANA

Martedì, 5 dicembre 2017

 

 
CIA: IN BASILICATA NEL 2016 “CONSUMATI” CIRCA 34MILA ETTARI SUOLO

Martedì, 5 dicembre 2017

Nel 2016 il consumo di suolo in Basilicata, secondo il rapporto ISPRA, ammonta a 33.818 ettari (23.933 ha in provincia di Potenza, il 3,6%  e 9.884 ha in provincia di Matera). Sono questi i dati che – sottolinea la Cia-Confederazione Agricoltori Basilicata rende non certamente celebrativa la Giornata Mondiale del Suolo, lanciata ogni anno il 5 dicembre dal Global Soil Partnership, un'alleanza internazionale fra stati, istituzioni e ong promossa dalla Fao, l'agenzia agroalimentare dell'Onu. Scopo della Giornata è richiamare l'attenzione sull'importanza di un suolo sano e promuovere la gestione sostenibile delle risorse del terreno. Il rischio da combattere è un consumo del suolo insostenibile, ovvero la sua copertura con cemento o asfalto in modo incontrollato. In Italia, secondo dati Ispra, il consumo di suolo procede a un ritmo di 3 metri quadrati al secondo.
Il tema di quest'anno della Giornata è "La cura del pianeta parte dalla terra".

Altri dati riferiti alla Basilicata: poco meno di 80.500 ettari di cereali sono "scomparsi" in Basilicata in un decennio, con l'effetto del quasi dimezzamento delle aziende cerealicole (da 40 mila a 22 mila); stessa sorte per 665 ettari di colture ortive, 523 ettari di patata, 517 di barbabietole da zucchero, mentre i cosiddetti "terreni a riposo" sono aumentati di 12.700 ettari. Ancora, la Basilicata ha perso 3.500 ettari di vigneti, 5.600 ettari di coltivazioni legnose, 1.900 ettari di agrumi, 967 di olivo. Persino gli orti familiari, da sempre simbolo di un'economia agricola di sostentamento, registrano un arretramento di 484 ettari, pari al 32,2% in meno.

Il nostro Paese – sottolinea la Cia – ha bisogno di una legge per il contenimento del consumo di suolo e la difesa delle aree agricole, già approvata dalla Camera nel maggio 2016 e ferma da più di 500 giorni in Senato. Sono anni che la sollecitiamo e la attendiamo perché il suolo, soprattutto quello coltivato, continua a sparire, divorato dall'avanzata di cemento, incuria e degrado.  Ma perdere terreno agricolo – aggiunge la nota - vuol dire, da un lato, aumentare la nostra dipendenza dall'estero nel capitolo agroalimentare e, dall'altro, mettere a rischio un patrimonio paesaggistico che, tra il turismo rurale e l'indotto legato all'enogastronomia tipica, vale più di 10 miliardi di euro l'anno. L'estensione della superficie agricola è legata direttamente alla sicurezza alimentare, ma se da una parte cresce la domanda globale di cibo, dall'altra diminuiscono le terre coltivate. Una contraddizione che va fermata e affrontata, prima di tutto a livello nazionale.  E poi una nuova attenzione al territorio oggi è assolutamente necessaria anche per motivi ambientali. La mancata manutenzione del suolo, il degrado, la cementificazione selvaggia e abusiva, l'abbandono delle zone collinari e montane dove è venuto meno il fondamentale presidio dell'agricoltore, contribuiscono a quei fenomeni di dissesto idrogeologico del Paese che sono alla base di tragedie anche recenti.

La Cia evidenzia: Nonostante tutto l'agricoltura lucana è bioresistente. Perché è capace di distinguersi, produrre artigianalmente e arrivare sul mercato globale; perché è capace di ridare valore ai prodotti della tradizione adeguandoli ai gusti moderni; perché un'idea di investimento privata può contagiare favorevolmente una piccola collettività; perché l'agricoltore con le sue conoscenze, date dalla convivenza continua con gli elementi della natura, è in grado di prevenire e tamponare con la sua opera quotidiana gli eventi climatici avversi; perché la nostra terra tanto bella quanto fragile, va tutelata innanzitutto con il presidio umano.

 
AGRICOLTURA SOCIALE: RICONOSCIMENTO A CIA BASILICATAAGRICOLTURA SOCIALE: RICONOSCIMENTO A CIA BASILICATA

Giovedì, 1 dicembre 2017

Pancrazio Toscano di Tricarico per la Cia Basilicata ha ritirato oggi a Roma  il riconoscimento ASeS, Cia-Agricoltori Italiani e Forum Nazionale Agricoltura Sociale come sede territoriale che si è distinta in progetti di agricoltura sociale con iniziative in Senegal e a favore di migranti-profughi.

L’agricoltura come ammortizzatore sociale e spazio solidale in cui le fasce più deboli della popolazione, come i migranti, possono costruire nuove relazioni e trovare un posto nel mondo del lavoro: è questo l’obiettivo ASeS.

E’ stato presentato il Seminario di formazione, dal titolo Agricoltura sociale e inclusione socio-lavorativa dei migranti, programmato per il 25 e 26 gennaio 2018, che vuole approfondire il tema con particolare riferimento ai richiedenti asilo e protezione internazionale beneficiari del sistema SPRAR. Aperto ad agricoltori e agronomi, alle Ong e a tutte le realtà del Terzo Settore, agli operatori sociali e ai CARA (Centri accoglienza richiedenti asilo), il corso si avvale dei contributi di esperti del settore, di esperienze sul campo ed esempi di buone pratiche provenienti da diverse regioni italiane, con focus sulle reti territoriali, normativa di riferimento e laboratori di progettazione partecipata.

Quanto al lancio della 1° edizione del Premio Nazionale Agricoltura Sociale Prodotti della terra, storie di persone, si tratta di un’iniziativa promossa da ASeS, Cia e Forum Nazionale Agricoltura Sociale proprio per promuovere storie di agricoltura sociale e di inserimento dei migranti in un settore che si stata dimostrando capace di rispondere in modo innovativo a fenomeni epocali come i flussi migratori, ormai strutturali. Attraverso il Premio, oltre a un riconoscimento economico, si vogliono valorizzare quei percorsi di integrazione, accoglienza e inclusione socio-lavorativa dei migranti che partono dalla terra, dall’agricoltura che si fa sociale e diventa welfare comunitario.

“L’agricoltura sociale rappresenta una risposta concreta al fenomeno del caporalato e dello sfruttamento del lavoro dei migranti -spiegano la presidente di Ases Cinzia Pagni, il presidente della Cia Dino Scanavino e la portavoce del Forum Nazionale Agricoltura Sociale Ilaria Signoriello- favorendo percorsi di inclusione socio-lavorativa e di integrazione nelle comunità, sviluppando forme innovative di accoglienza, basate su una solida e fattiva collaborazione che coinvolgono aziende agricole, cooperative sociali, associazioni, servizi territoriali e scuole”.

 
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