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OPROL: LA NUOVA FILIERA OLIVICOLA-OLEARIA LUCANA

Martedì, 5 dicembre 2017

 

 
CIA: IN BASILICATA NEL 2016 “CONSUMATI” CIRCA 34MILA ETTARI SUOLO

Martedì, 5 dicembre 2017

Nel 2016 il consumo di suolo in Basilicata, secondo il rapporto ISPRA, ammonta a 33.818 ettari (23.933 ha in provincia di Potenza, il 3,6%  e 9.884 ha in provincia di Matera). Sono questi i dati che – sottolinea la Cia-Confederazione Agricoltori Basilicata rende non certamente celebrativa la Giornata Mondiale del Suolo, lanciata ogni anno il 5 dicembre dal Global Soil Partnership, un'alleanza internazionale fra stati, istituzioni e ong promossa dalla Fao, l'agenzia agroalimentare dell'Onu. Scopo della Giornata è richiamare l'attenzione sull'importanza di un suolo sano e promuovere la gestione sostenibile delle risorse del terreno. Il rischio da combattere è un consumo del suolo insostenibile, ovvero la sua copertura con cemento o asfalto in modo incontrollato. In Italia, secondo dati Ispra, il consumo di suolo procede a un ritmo di 3 metri quadrati al secondo.
Il tema di quest'anno della Giornata è "La cura del pianeta parte dalla terra".

Altri dati riferiti alla Basilicata: poco meno di 80.500 ettari di cereali sono "scomparsi" in Basilicata in un decennio, con l'effetto del quasi dimezzamento delle aziende cerealicole (da 40 mila a 22 mila); stessa sorte per 665 ettari di colture ortive, 523 ettari di patata, 517 di barbabietole da zucchero, mentre i cosiddetti "terreni a riposo" sono aumentati di 12.700 ettari. Ancora, la Basilicata ha perso 3.500 ettari di vigneti, 5.600 ettari di coltivazioni legnose, 1.900 ettari di agrumi, 967 di olivo. Persino gli orti familiari, da sempre simbolo di un'economia agricola di sostentamento, registrano un arretramento di 484 ettari, pari al 32,2% in meno.

Il nostro Paese – sottolinea la Cia – ha bisogno di una legge per il contenimento del consumo di suolo e la difesa delle aree agricole, già approvata dalla Camera nel maggio 2016 e ferma da più di 500 giorni in Senato. Sono anni che la sollecitiamo e la attendiamo perché il suolo, soprattutto quello coltivato, continua a sparire, divorato dall'avanzata di cemento, incuria e degrado.  Ma perdere terreno agricolo – aggiunge la nota - vuol dire, da un lato, aumentare la nostra dipendenza dall'estero nel capitolo agroalimentare e, dall'altro, mettere a rischio un patrimonio paesaggistico che, tra il turismo rurale e l'indotto legato all'enogastronomia tipica, vale più di 10 miliardi di euro l'anno. L'estensione della superficie agricola è legata direttamente alla sicurezza alimentare, ma se da una parte cresce la domanda globale di cibo, dall'altra diminuiscono le terre coltivate. Una contraddizione che va fermata e affrontata, prima di tutto a livello nazionale.  E poi una nuova attenzione al territorio oggi è assolutamente necessaria anche per motivi ambientali. La mancata manutenzione del suolo, il degrado, la cementificazione selvaggia e abusiva, l'abbandono delle zone collinari e montane dove è venuto meno il fondamentale presidio dell'agricoltore, contribuiscono a quei fenomeni di dissesto idrogeologico del Paese che sono alla base di tragedie anche recenti.

La Cia evidenzia: Nonostante tutto l'agricoltura lucana è bioresistente. Perché è capace di distinguersi, produrre artigianalmente e arrivare sul mercato globale; perché è capace di ridare valore ai prodotti della tradizione adeguandoli ai gusti moderni; perché un'idea di investimento privata può contagiare favorevolmente una piccola collettività; perché l'agricoltore con le sue conoscenze, date dalla convivenza continua con gli elementi della natura, è in grado di prevenire e tamponare con la sua opera quotidiana gli eventi climatici avversi; perché la nostra terra tanto bella quanto fragile, va tutelata innanzitutto con il presidio umano.

 
AGRICOLTURA SOCIALE: RICONOSCIMENTO A CIA BASILICATAAGRICOLTURA SOCIALE: RICONOSCIMENTO A CIA BASILICATA

Giovedì, 1 dicembre 2017

Pancrazio Toscano di Tricarico per la Cia Basilicata ha ritirato oggi a Roma  il riconoscimento ASeS, Cia-Agricoltori Italiani e Forum Nazionale Agricoltura Sociale come sede territoriale che si è distinta in progetti di agricoltura sociale con iniziative in Senegal e a favore di migranti-profughi.

L’agricoltura come ammortizzatore sociale e spazio solidale in cui le fasce più deboli della popolazione, come i migranti, possono costruire nuove relazioni e trovare un posto nel mondo del lavoro: è questo l’obiettivo ASeS.

E’ stato presentato il Seminario di formazione, dal titolo Agricoltura sociale e inclusione socio-lavorativa dei migranti, programmato per il 25 e 26 gennaio 2018, che vuole approfondire il tema con particolare riferimento ai richiedenti asilo e protezione internazionale beneficiari del sistema SPRAR. Aperto ad agricoltori e agronomi, alle Ong e a tutte le realtà del Terzo Settore, agli operatori sociali e ai CARA (Centri accoglienza richiedenti asilo), il corso si avvale dei contributi di esperti del settore, di esperienze sul campo ed esempi di buone pratiche provenienti da diverse regioni italiane, con focus sulle reti territoriali, normativa di riferimento e laboratori di progettazione partecipata.

Quanto al lancio della 1° edizione del Premio Nazionale Agricoltura Sociale Prodotti della terra, storie di persone, si tratta di un’iniziativa promossa da ASeS, Cia e Forum Nazionale Agricoltura Sociale proprio per promuovere storie di agricoltura sociale e di inserimento dei migranti in un settore che si stata dimostrando capace di rispondere in modo innovativo a fenomeni epocali come i flussi migratori, ormai strutturali. Attraverso il Premio, oltre a un riconoscimento economico, si vogliono valorizzare quei percorsi di integrazione, accoglienza e inclusione socio-lavorativa dei migranti che partono dalla terra, dall’agricoltura che si fa sociale e diventa welfare comunitario.

“L’agricoltura sociale rappresenta una risposta concreta al fenomeno del caporalato e dello sfruttamento del lavoro dei migranti -spiegano la presidente di Ases Cinzia Pagni, il presidente della Cia Dino Scanavino e la portavoce del Forum Nazionale Agricoltura Sociale Ilaria Signoriello- favorendo percorsi di inclusione socio-lavorativa e di integrazione nelle comunità, sviluppando forme innovative di accoglienza, basate su una solida e fattiva collaborazione che coinvolgono aziende agricole, cooperative sociali, associazioni, servizi territoriali e scuole”.

 
BANCA TERRE INCOLTE: AGIA E CIA, UN RISULTATO DELL’INIZIATIVA DI TRICARICO

Giovedì, 30 novembre 2017

"La presentazione oggi  della "banca delle terre incolte" ad opera de Ministro per la
Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti rappresenta un impegno mantenuto dopo l’annuncio fatto in occasione dell’evento di Tricarico-Taccone promosso da Cia e Agia il 13 e 14 ottobre scorsi con l’obiettivo di rimettere al centro dell’agenda del Governo la questione della terra ai giovani”: è il commento contenuto in una nota a firma dei presidenti nazionale e regionale dell’Agia Maria Pirrone e Rudy Marranchelli e per la Cia Paolo Carbone.

Nel sottolineare che solo in Basilicata il 10,8% della Superficie Agricola Utile è abbandonata mentre sono sempre più numerosi i giovani che hanno “riscoperto” la terra come futuro della propria vita o per necessità tenuto conto dell’impossibilità a trovare il lavoro dipendente, i dirigenti di Agia e Cia evidenziano che il provvedimento del Governo è rivolto a chi ha un' eta' compresa tra i 18 e i 40 anni allo scopo – come ha spiegato il Ministro -  di promuovere la valorizzazione dei beni non utilizzati nelle regioni del Mezzogiorno, sia pubblici che privati, puntando a realizzare nuove sinergie tra i titolari di tali beni inutilizzati e i potenziali nuovi imprenditori.
Da Tricarico – è scritto nella nota – abbiamo lanciato la “Carta” per testimoniare che gli agricoltori capaci d’interpretare le sfide di un nuovo modello di produzione, trasformazione e commercializzazione. Sono passati 40 anni da Taccone d’Irsina ‘77, ma gli agricoltori, autentici lavoratori, che si sporcano le mani, che lottano, determinati a trovare nuove soluzioni, sono sempre gli stessi, legati dall’amore per la terra, il proprio lavoro, i valori più intimi e propri di coloro che nel loro territorio credono e si spendono quotidianamente; quegli agricoltori che si mettono in gioco per non lasciare, come invece altri, meno motivati, fanno o hanno fatto, abbandonando l’agricoltura in cerca di una vita migliore.

Si tratta  – spiega Pirrone – di un progetto, fortemente sostenuto da Agia-Cia –  per consentire a chiunque – soprattutto ai giovani – di reperire i terreni di natura pubblica.  L’obiettivo è valorizzare il patrimonio fondiario pubblico e riportare all’agricoltura anche le aree incolte, incentivando soprattutto il ricambio generazionale nel settore. L’agricoltura – evidenzia ancora la presidente di Agia-Cia – non è più solo un ‘affare di famiglia’. Se un tempo in campagna ci si nasceva e il mestiere si ereditava dai genitori, oggi cresce sempre di più il numero di chi sceglie la vita dei campi, pur provenendo da esperienze e formazioni diverse. E fanno bene perché l’agricoltura si sta dimostrando vitale e “anticiclica” dal punto di vista occupazionale, anche se i numeri del ‘turn over’ generazionale nei campi sono ancora bassi, con gli ‘under 40’ che rappresentano solo il 9,9% del comparto e gli “under 30” che si fermano addirittura al 2,1%. Stiamo assistendo a un fenomeno di rinnovamento del comparto: mentre i figli degli agricoltori che decidono di portare avanti l’azienda di famiglia si sono ridotti al 61% del totale – rimarca Pirrone – una nuova tendenza avvicina al lavoro dei campi giovani laureati o professionisti di altri settori che decidono di mollare tutto e di cambiare vita”.

La nostra iniziativa di Tricarico – dice Carbone – sta dando primi risultati. La proprietà e l’uso della terra e la gestione del suolo: un tema molto importante, attuale da secoli. Nella splendida cornice di Tricarico, i ragazzi hanno dato idee forti per poter sviluppare questi argomenti. Le azioni chiave indicate sono state le seguenti: dare la terra comune ai giovani per creare profitto sostenibile: su questo punto  portiamo avanti da anni proposte che sono diventate concrete possibilità e che vanno ora sfruttate e messe a disposizione della collettività, come, ad esempio, la banca della terra e gli usi civici dei terreni comunali. Individuare una visione comune di gestione del territorio per affrontare l’agricoltura di domani in perfetta sinergia tra la realtà rurale e quella cittadina; e in questo momento così delicato non possiamo esimerci dall’avere una gestione comune dell’acqua.. Il suolo e il bene fondiario, tutelati e preservati attraverso buone pratiche agricole, sono un grande giacimento a cielo aperto da utilizzare anche a fini ricettivi e turistici: il paesaggio agrario, la biodiversità, il patrimonio agro-silvo-forestale sono realtà che vanno messe a valore e rese fruibili in circuiti di agri-turismo autentico. Costruire intorno al bene terra, agli areali agrari, allo spazio rurale e agro-silvo-forestale un’offerta integrata unica, distintiva, che fa della salubrità e della sanità la carta identitaria del prodotto legato al territorio di provenienza, aspetto sempre più importante per fidelizzare e rassicurare il consumatore sia sul versante della sicurezza alimentare che sul quello della sostenibilità ambientale e della qualità del cibo. E’ necessario valorizzare il rapporto cibo/territorio in quanto gli aspetti salutistici e nutrizionali (a partire dalla dieta mediterranea) sono un formidabile valore aggiunto per le nostre produzioni tipiche, tradizionali e mediterranee.

 
EXPORT AGROALIMENTARE LUCANO: CIA RILANCIA “NETWORK VALORI”

Martedì, 14 novembre 2017

Se l’export agroalimentare italiano secondo le stime di Nomisma va a gonfie vele e raggiungerà a fine 2017 i 40 miliardi di giro d’affari  ci sono grandi margini di crescita per l’agroalimentare made in Basilicata che incide appena tra l’1-1,5 per cento su quello nazionale. A sottolinearlo è la Cia  evidenziando che le 4 regioni 'regine' dell'export (Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte) sono favorite –come osserva Nomisma- dalla presenza di imprese più dimensionate, reti infrastrutturali più sviluppate, nonché produzioni alimentari maggiormente "market oriented", che esportano in valore il 60% del totale del fatturato di export agroalimentare made in Italy. Arranca il Sud, che, nonostante produzioni agroalimentari di qualità diffuse, incide tutto insieme sul totale del fatturato solo per meno del 20%. Abbiamo un potenziale enorme tenuto conto che la tendenza del “mangiare italiano”, nonostante la crisi dei consumi, è comunque positiva. Tanto più che l’alimentare “made in Basilicata” continua a tirare sui mercati esteri persino rispetto ad auto (Fiat) e salotti. Per la Cia ''si tratta di un primato che conferma ancora una volta l'eccellenza dell'agroalimentare 'made in Italy' rispetto ai nostri competitor piu' agguerriti'', che pero' avverte: ''si puo' fare molto di piu' per sviluppare il segmento: da un lato serve piu' promozione a sostegno dei nostri prodotti a denominazione meno conosciuti; dall'altro occorre intensificare la lotta alla contraffazione alimentare, che ogni anno ''scippa'' alle nostre imprese di qualità oltre 1 miliardo.

Al centro, in stretta sintonia con il “brand Qualità Basilicata” , quale Marchio d’Area ed efficace strumento di marketing, c’è il progetto del "Network dei Valori” con "Reti d'impresa territoriali" capaci di mettere in trasparenza l'intero processo di filiera che porta i prodotti agricoli e alimentari locali dal campo al consumatore. La proposta della Cia è semplice e chiara: bisogna creare accordi sinergici ben codificati tra l'agricoltura, l'artigianato, il commercio, la logistica, gli enti locali per costruire un percorso virtuoso intorno alle produzioni agroalimentari. Una sorta di patto per dare vita a "Reti d'impresa territoriali" con un codice di tracciabilità "ad hoc", da apporre sul packaging dei cibi, a certificazione e garanzia del processo avvenuto all'interno di un accordo di "Network".

Per la Cia bisogna usare ''tolleranza zero'' verso chi imita i nostri prodotti d'eccellenza, facendo concorrenza sleale alle nostre imprese e compromettendo il prestigio del nostro sistema agroalimentare dentro e fuori i confini nazionali. La Cia ha presentato una proposta di legge di iniziativa popolare per regolare i rapporti tra agricoltura e Gdo (Grande distribuzione organizzata). L’obiettivo è di promuovere e commercializzare i prodotti locali che siano tracciabili e identificabili nel territorio rurale di produzione, aprendo nuovi spazi di mercato a produzioni alimentari e tipiche lucane anche di nicchia. E’ dunque un ulteriore sostegno alla rete di prodotti Dop, doc, docg e igp “made in Basilicata”, e ai programmi di filiera agro-alimentare proiettati all’esportazione. L’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali realizzato dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali che con l’aggiornamento  (il quindicesimo) riconosce 95 prodotti lucani, di cui 35 classificati quali paste fresche e prodotti panetteria e pasticceria; 25 prodotti vegetali allo stato naturale o trasformati; 16 carni fresche e loro preparazione; 12 formaggi; 4 prodotti di origine animale (miele, lattiero-caseari); 2 prodotti della gastronomia, uno bevande alcoliche, distillati e liquori.

Nel dettaglio la situazione lucana: formaggi – 2 dop e 1 igp; ortofrutticoli e cereali - 2 dop e 2 igp; olio extravergine di oliva, 1 dop; altri prodotti, 1 igp. I produttori lucani interessati sono 96 (erano 65 nel 2011) per una superficie di 157,14 ettari; 37 gli allevamenti (di cui 15 suinicoli per 30mila capi) ; 40 i trasformatori, 45 gli impianti di trasformazione per complessivi 129 operatori.

 
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