Benvenuto in CIA Basilicata
CIA: PANE E OLIO A BAMBINI NON DIVENTI “ESEMPIO PUNITIVO”

Sabato, 11 novembre 2017

Ha fatto discutere, arrivando fino alle cronache nazionali, la decisione di un’amministrazione comunale (Montevarchi) di introdurre un pasto alternativo, a base di pane con l’olio, ai bambini e ragazzi di famiglie che, dopo un mese di solleciti, continuano ad essere morose nel pagamento del servizio mensa. Per noi dell’Oprol (organizzazione produttori olivicoli) e Cia pane e olio non può diventare un simbolo punitivo specie se in concomitanza con i nuovi programmi  per la dop unica (che segue quella per il Vulture) e “olio biotech” della Regione di investimento a favore del miglioramento qualitativo dell’olio lucano. Il caso di Montevarchi al contrario deve rappresentare l’occasione per rafforzare i programmi di educazione alimentare nelle scuole che noi, di intesa con l’Agia (Associazione Giovani Imprenditori), stiamo svolgendo da tempo in numerosi istituti scolastici.

I dati di partenza: il 37% di ragazzi di 8-9 anni in sovrappeso o obesi e già tre anni fa il Ministero aveva evidenziato come il 32,3% degli alunni delle elementari avesse problemi di sovrappeso con record del 40% in Abruzzo, Basilicata, Campania, Molise e Puglia. Il forte sovrappeso dei più piccoli, peraltro, non coincide con la percezione delle mamme sulla gestione alimentare delle proprie famiglie, con più del 90% di loro che – secondo i dati diffusi dal Rapporto Osservatorio Mamme - reputa la propria alimentazione fondamentalmente corretta e poco meno del 70% delle intervistate che ritiene di dedicare maggior attenzione all'alimentazione dei propri figli che a quella degli adulti della famiglia.

L’impegno della Cia per la qualità e la sicurezza alimentare a tutela dei consumatori, soprattutto bambini, è ribadito da Paolo Carbone ricordando tra le tante iniziative promosse l’ accordo tra la confederazione e i medici di famiglia tesa ad un’alimentazione sana e corretta indispensabile anche per prevenire malattie, le fattorie didattiche e più di recente le fattorie sportive con programmi specifici di alimentazione per quanti praticano sport non esclusivamente agonistico. La qualità dei prodotti, la loro tipicità, la sicurezza alimentare –sottolinea il dirigente della Cia - hanno sempre rappresentato per noi un elemento cardine della nostra strategia a tutela della salute pubblica, dei consumatori. La Cia - che intende intensificare le visite di scolaresche alle Fattorie Didattiche e realizzare laboratori e lezioni nelle scuole di educazione alimentare - vuole promuovere la salute e far conoscere e rilanciare la tipicità dei prodotti italiani, da tutti riconosciuti come elementi importanti per una dieta ideale quella mediterranea. Azioni tese, quindi, a prevenire e a ridurre i rischi di una cattiva alimentazione. D’altra parte, la ricchezza delle nostre tradizioni agricolo-alimentari garantisce –continua Carbone - una risposta più che sufficiente non solo per tutti i gusti, ma anche per tutte le necessità dietologiche, siano esse per il mantenimento di uno stato di benessere che per i fini più squisitamente terapeutici. Di qui la necessità di rilanciare il consumo tra i bambini di frutta e verdura fresca e trasformata e di altri prodotti come succhi e spremute per contribuire alla lotta contro l'obesità infantile e migliorare le loro abitudini alimentari. E’ l’obiettivo del programma europeo “Frutta nelle scuole” attuato in circa 120 plessi scolastici delle due province lucane e che interessa oltre 25 mila alunni. La Basilicata, pertanto, si presta ampiamente per realizzare un moderno progetto e un modello da studiare e da far conoscere per valorizzare l’enorme “giacimento di salute” costituito dalle proprie produzioni agroalimentari tipiche. La base di partenza – conclude la Cia – è la scuola dove i bambini possono imparare a distinguere il cibo del fast food da quello di casa ad iniziare dal gusto dell’olio extravergine d’oliva perché no attraverso la sana bruschetta.

 
CIA: E’ ARRIVATO IL NOVELLO 2017 VINO DI NICCHIA

Giovedì, 2 novembre 2017

Come ogni autunno, da qualche giorno è in vendita il vino Novello 2017. Un vino che, con i suoi profumi intensi e fruttati, regala da una parte una sensazione di nostalgia per l’estate e dall’altra anticipa le caratteristiche dei futuri vini fatti e finiti. Dando un segnale chiaro di come sarà il vino del 2017. Circa un terzo della produzione italiana di vino novello proviene dal Veneto che insieme al Trentino copre quasi la metà della produzione nazionale. Seguono poi la Toscana, la Sardegna, l’Emilia Romagna e la Puglia. Da noi in Basilicata, già da qualche anno, è un vino fortemente di nicchia, con una diminuzione di produzione che prosegue di anno in anno. E’ quanto evidenzia la Cia-Confederazione Italiana Agricoltori della Basilicata riferendo che saranno solo poche decine di migliaia le bottiglie 2017 di novello soprattutto Aglianico del Vulture, Grottino di Roccanova, Terre Alta Val d’Agri.

"Il vino novello specie abbinato alle caldarroste- sottolinea Paolo Carbone della Cia lucana - per i nostri viticoltori specie del Vulture rappresenta una produzione di nicchia e di esportazione ma molto limitata che quest'anno si ridimensiona ulteriormente. Le difficoltà per il novello si ripetono da un decennio. In verità, il vino giovane in Basilicata non ha mai entusiasmato le aziende dei doc e continua a perdere fascino e appassionati. Meno ammiratori significa meno vendite e quindi meno bottiglie. È un vino carpe diem. Una bevuta filosofica. Esistenziale: cogli l’attimo. Non lo puoi tenere sugli scaffali fino a gennaio – ribadisce il dirigente della Cia – È un prodotto con una componente ludica: il suo fascino sta proprio nella novità. Se si aspetti a stapparlo, arrivano a ruota i vini nuovi veri e propri. E il mercato si sposta su questi: che sono più corposi e a volte costano anche meno. Se poi si aggiunge che è un vino piuttosto complicato da produrre, il cerchio si chiude.

E’ interessante chiarire la differenza che esiste fra vino novello e vino nuovo, terminologie che troppo spesso, nel linguaggio comune, vengono confuse o addirittura associate al medesimo prodotto. Si tratta infatti di vini completamente diversi, sia per quanto riguarda le caratteristiche, sia per i metodi di produzione impiegati.

Carbone spiega questa differenza: “Il vino nuovo è il vino che, concluse le varie fasi di vinificazione, resta in attesa di essere commercializzato partendo generalmente dall’anno successivo alla vendemmia. Il novello è invece prodotto con uve sottoposte a una particolare tecnica di vinificazione chiamata macerazione carbonica che consiste nel porre i grappoli di uva in un contenitore che viene poi saturato con gas anidride carbonica e portato a temperatura controllata per 7-8 giorni. In questo periodo si sviluppano molti processi chimici che interessano sia l’uva posta più in basso che viene schiacciata dalla massa soprastante, sia l’uva che si trova più in alto che rimane integra ma in ambiente saturo di anidride carbonica.”

“Una volta terminato il periodo di permanenza nella vasca – conclude il dirigente della Cia - l’uva viene pigiata ottenendo un mosto ricco di molteplici componenti odorosi che ricordano la fragola, il lampone, oltre ad un intenso fruttato tipico dell’uva d’origine.”

Per celebrare la nascita del vino novello, molte cantine aprono agli enoturisti per una degustazione speciale dei vini abbinati ai prodotti di stagione. Di qui l’invito della Cia e delle aziende agrituristiche associate a Turismo Verde a cogliere questa occasione per una gita in campagna dai produttori , per gustare le specialità rurali, fare la spesa in campagna approfittando del risparmio sino al 30% e per scoprire il fascino degli itinerari del vino e dell’olio.

 

 
FESTA DELL’OLIO NUOVO A GRASSANO

Lunedì, 23 ottobre 2017

Una comunità rurale si ritrova intorno all’olio prodotto insostituibile per la cucina e il reddito della famiglia. A Grassano per iniziativa dell’Oprol-Cia si è tenuta una vera e propria festa, la Festa dell’olio nuovo. Presso il frantoio oleario grassanese un’occasione per assaggiare la produzione 2017, accompagnati da musica, prodotti tipici e incontrare Luca Braia, Maria Antezza e il sindaco Filippo Luberto. L’olio di qualità di Grassano e delle Colline Materane è da sempre una caratteristica forte di quest’area agricola. Ed è l’elemento principale della dieta mediterranea. Uno dei fattori attrattori dell’itinerario dei sapori lungo la via Herculea e del progetto di itinerari del gusto (oltre all’olio, vini, i salumi di Tricarico, i formaggi). Non tutti gli oli d'oliva però hanno le caratteristiche di eccellenza ma bisogna distinguere un olio-doliva normale dall’olio d'oliva di elevata bonta’ ed alta qualità ed esso si chiama olio d'oliva extra vergine ovvero il grasso di origine vegetale che ha un acidità espressa in acido grassi inferiore allo 0,8 grammi / litro . L’olio d'oliva extra vergine a Grassano è ottenuto solamente per lavorazione meccanica delle olive ed la sua lavorazione avviene nei mesi di ottobre e novembre proprio il periodo della raccolta delle olive che per ottenere un grande olio d'oliva vengono nell’ arco di 24-48 ore immediatamente lavorate .

Nella festa i dirigenti di Cia ed Oprol (l’organizzazione di categoria degli olivicoltori lucani) hanno però ricordato i problemi principali da affrontare sono: il rafforzamento del ruolo dei territori e quindi delle singole OP (Organizzazioni Produttori) del comparto olivicolo, le quali stanno sempre più diventando attori sul mercato di riferimento, oltre che terminali per gli interventi del programma di sviluppo finanziato con fondi Ue; il ruolo propulsivo giocato con gli altri protagonisti agricoli, industriali e commerciali della filiera per uno sviluppo in chiave moderna del settore e per una forte coesione con finalità strategiche.

Il calo produttivo, sia pure a macchia di leopardo – si sottolinea - è dovuto principalmente alle continue variazioni climatiche e alla prolungata siccità e i margini sono sempre più ridotti al punto da non riuscire a remunerare il lavoro degli imprenditori agricoli e dei familiari coinvolti.

 
AGRICOLTURA: Gli agricoltori hanno “reputazione” più alta

Sabato, 21 ottobre 2017

Gli agricoltori conquistano il terzo posto nei giudizi sulle professioni che suscitano maggiore fiducia tra gli italiani. L'impresa agricola e gli imprenditori del settore, con il 19,8% di gradimento, sono al terzo posto preceduti soltanto dalle forze dell'ordine (48% delle risposte) e dal volontariato (42,5%). Il dato emerge da una ricerca condotta dal Censis , secondo la quale nel corso degli anni è cambiata la percezione che gli italiani hanno dell'agricoltura e oggi il 78,9% dei cittadini dichiara di avere un'opinione altamente positiva sulla professione degli agricoltori. La ricerca sottolinea che l'agricoltura oggi ottiene pieno riconoscimento sociale per effetto della scelta strategica di mettere al centro della propria azione le aspettative dei consumatori, tenendo in conto del complesso delle implicazioni sociali, ambientali e di valori legate alla professione.

Per la Cia e l’Agia Basilicata, ad una settimana dall’iniziativa di Tricarico, la “rinascita” a tutto tondo del settore agricolo, oltreché a livello identitario, prende forma anche nella sua potenzialità di proporsi come forza propulsiva in grado di trainare l’economia italiana fuori dallo stallo della crisi e al tempo stesso di rappresentare una valida opportunità di futuro dei giovani.

“Il cambio di marcia è possibile – commenta Nicola Serio, presidente Cia Basilicata – in quanto oggi più che in passato il territorio è diventato un luogo dove si consolidano multifunzionalità e multidimensionalità delle attività economiche, attraverso l’intreccio tra soggetti e processi sociali, culturali e produttivi dalle origini anche lontane. Di qui prende spunto il progetto economico della CIA in Basilicata, attraverso la crescita dell’associazionismo. Puntiamo in sostanza a recuperare a valore la forza identitaria delle nostre comunità rurali che sono depositarie di cultura, storia, tradizioni, custodi di saperi, professionalità. Favorire lo sviluppo locale – continu – è la nostra missione”.

Le altre indicazioni del Censis: ai titolari delle aziende agricole importa la semplificazione degli adempimenti burocratici in capo alle aziende (49%); l’abbattimento del carico fiscale (22,8%); la tutela del Made in Italy (12,1%); il sostegno economico all’avvio dell’attività di impresa da parte dei giovani (8,3%); la promozione di accordi quadro e di filiera (4,5%) e il supporto all’innovazione e all’internazionalizzazione del settore (3,2%).

Il rispetto della natura e del paesaggio, il modello di nutrizione fondato sulla dieta mediterranea e sulla salute dei consumatori, l’inimitabile ed immenso patrimonio storico fin nei borghi più piccoli appartengono al cuore della identità italiana e costituiscono un importante vantaggio strategico nella competizione globale per l’intero sistema Paese.

Sempre più tutte le comunità, non solo italiane, devono presidiare con grande attenzione i propri equilibri attraverso filiere e reti “a maglie strette” in cui l’afflusso delle grandi derrate alimentari e la presenza dei grandi mercati sia integrato con produzioni (alimentari e non) coerenti con la vocazione, l’identità e la gestione organizzata del territorio, la possibilità di usufruire dei suoi paesaggi, della sua storia, delle sue acque, delle sue strade, delle sue attrazioni, delle sue energie.

Il processo di cambiamento richiede, tuttavia, che la società nel suo insieme riconosca il valore del carattere multifunzionale dell’agricoltura e della silvicoltura che, oltre ad assicurare la produzione di alimenti, svolga un ruolo cruciale nella produzione di beni di pubblica utilità, come l’affermazione e la salvaguardia della qualità dei paesaggi, il mantenimento della biodiversità, la stabilità del clima e la capacità di mitigare disastri naturali quali inondazioni, siccità e incendi.

 

Per i giovani che intendono lavorare in azienda, nei campi o in stalla – dice Rudy Marranchelli presidente Agia – l’indagine Censis equivale ad un’iniezione di fiducia e di ottimismo. Per troppo tempo siamo stati considerati i contadini poveri ultimi della classe. Invece come abbiamo dimostrato a Tricarico abbiamo competenze e professionalità in grado di innovare i sistemi di produzione e persino di far arrivare i nostri prodotti in mercati esteri. Se dunque iscriversi ad Agraria è trendy, imparare un mestiere legato alla terra una scommessa. Che sempre più giovani dimostrano di voler sostenere, attratti dalla possibilità di trasformarla in una seria e duratura opportunità di lavoro. Posto che alle tradizionali professioni – una ventina quelle «codificate», dall’agricoltore in senso lato, al fitoiatra, fino allo zoonomo – negli ultimi anni si stanno affiancando nuove attività altamente specialistiche. Che comunque dopo una formazione di base richiedono la frequenza di master, stage o scuole di specializzazione.

Fatto sta che l’agricoltura e la zootecnia, con tutte le sue declinazioni multifunzionali caldeggiate anche dalla Politica agricola comune, hanno aperto le porte a decine di nuove attività. Con almeno 5mila partite Iva negli ultimi tre anni, secondo le rilevazioni dell’Agia, l’associazione giovani agricoltori della Cia. Dall’architetto del verde, al consulente enogastronomico, dallo stilista ecosostenibile con fibre agricole, al professore di tartufo, l’elenco dei nuovi mestieri «green» si allunga quasi a vista d’occhio.

“Per riuscire a fare impresa oggi in ambito rurale -sottolinea Marranchelli- ci vuole una cultura imprenditoriale diversa, capace di assumersi dei rischi, di lavorare in rete, di cogliere le opportunità che oggi offrono il web e la dimensione del mercato internazionale. Il settore agricolo da sistema chiuso deve diventare sistema aperto sfruttando al massimo la caratteristica insita nell’attività agricola, ovvero la tensione allo sperimentare, all’innovazione. Lavorare in rete offre moltissimi stimoli in questo senso: la costituzione di Partenariati Europei per l’Innovazione, la formazione di Reti di impresa per cogliere nuovi fondi, la propensione all’internalizzazione esplorando mercati nuovi sono elementi fondamentali per la valorizzazione del settore agricolo locale oggi. Ai giovani imprenditori agricoli lucani l’opportunità di cogliere ora la sfida del Psr 2014-2020”.

 
Bullismo e Cyberbullismo: da oggi giornate a Policoro con studenti

Martedì, 17 ottobre 2017

Da oggi sino a venerdì 19 ottobre l'associazione OrtoSociale, insieme alla CIA e l'AGIA di Basilicata e con il contributo della Presidenza del Consiglio Regionale, saranno a Policoro per parlare di Bullismo e Cyberbullismo con i ragazzi dell'Istituto Giovanni Paolo II –Policoro. Le giornate si caratterizzano con lo slogan: “ un albero a scuola per dire NO AL BULLISMO”. Con la psicologa Antonella Magno e piantare un albero di ulivo insieme alla biologa Denise Manolio nel cortile dell'Istituto Giovanni Paolo II. Presenti durante le giornate anche Rudy Marranchelli - Presidente AGIA Basilicata; Nicola Serio Presidente CIA Basilicata; Teresa Carretta - Consigliere Comunale con delega all'Istruzione; Maria Carmela Stigliano - Dirigente I.C. Giovanni Paolo II.

L’iniziativa, rivolta alle classi delle scuole primarie, nasce al fine di sviluppare e stimolare “azioni didattiche” innovative, orientate a prevenire il fenomeno del bullismo mediante percorsi educativi finalizzati al miglioramento della stima di sé e degli altri e allo sviluppo di un comportamento responsabile, cosciente e consapevole anche in un ambiente scolastico non tradizionale “il giardino”. Sviluppare negli studenti capacità critiche sulle dinamiche di gruppo e sulla diffusione del senso di appartenenza ad una comunità.

Perchè piantare un Albero ? Coltivare – sottolineano CIA ed AGIA - è il gesto più antico, forse il primo che ha consentito di parlare di civiltà. Piantare e custodire un albero a scuola è coltivare prima di tutto dei saperi. Saperi che hanno a che fare con i gesti, con un apprendimento esperienziale che le generazioni più giovani non sempre hanno modo di sperimentare. Coltivare a scuola è un modo per imparare. Imparare a conoscere il proprio territorio, il funzionamento di una comunità, l'importanza dei beni collettivi e dei saperi altrui. “Imparare facendo”, sviluppare la manualità e il rapporto reale e pratico con gli elementi naturali e ambientali, sviluppare il concetto del “prendersi cura di”, imparare ad aspettare, cogliere il concetto di diversità, lavorare in gruppo, questi gli obiettivi che si vogliono raggiungere perché a scuola si coltiva il futuro.

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 7 di 69
Min Max
Lun. nuvoloso rovesci 3 8
Mar. poco nuvoloso -1 5
Mer. poco nuvoloso -1 6
Scegli la città

Chi è online

 7 visitatori online